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Eni produce energia elettrica green dal moto ondoso al largo nel mare di Ravenna. Possibile anche la produzione di idrogeno dal mare

Eni ha attivato al largo, nel mare di Ravenna, ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter) un innovativo sistema in grado di trasformare l’energia prodotta dalle onde in energia elettrica. Questa tecnologia consentirà di riconvertire alcune piattaforme offshore desuete in basi per la generazione continua di energia elettrica rinnovabile. L’impianto pilota, installato nell’offshore di Ravenna a cura del Distretto Centro Settentrionale Eni, è integrato in un sistema ibrido smart grid unico al mondo composto da fotovoltaico e sistema di stoccaggio energetico. L’impianto ha raggiunto un picco di potenza superiore a 51 kW, ovvero il 103% della sua capacità nominale.

Questa tecnologia risulta idonea per l’alimentazione di asset offshore di medie e grandi dimensioni. Le onde sono la più grande fonte rinnovabile inutilizzata al mondo, con densità energetica estremamente elevata, alta prevedibilità e bassa variabilità, e rappresentano, quindi, una fonte di energia molto promettente per il futuro anche per la produzione green di idrogeno.

L’impegno di Eni nella ricerca di energia da fonti rinnovabili, lavorando in maniera sinergica con il Politecnico di Torino (PoliTO) e lo spin-off Wave for Energy S.r.l. con un esempio virtuoso di open innovation, ha portato all’individuazione dell’elevato potenziale derivante dal moto ondoso, riconoscendolo quale principale risorsa rinnovabile energetica non sfruttata a livello globale. La potenza disponibile dalle onde è applicabile a contesti off-grid e allo stesso tempo complementare ad altre fonti rinnovabili, per la realizzazione di un sistema energetico resiliente con zero emissioni.

Questo progetto rappresenta per Eni un ulteriore esempio concreto di integrazione tra il mondo accademico e l’impresa. Eni continua a valorizzare gli accordi di collaborazione in essere con le principali università italiane per accelerare lo sviluppo industriale di tecnologie innovative, potenziando e supportando il tessuto industriale nazionale.

Fonte: Ufficio Stampa ENI

In Giappone la più grande produzione al mondo di idrogeno dal sole

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A Fukushima, nella città di Namie, il centro Hydrogen Energy Field (FH2R) la New Energy and Industrial Technology Development Organization (NEDO), Toshiba Energy Systems & Solutions Corporation (Toshiba ESS), Tohoku Electric Power Co. Inc., e Iwatani Corporation hanno annunciato che è stata costruita  un’unità di produzione di idrogeno di 10MW alimentata a energia rinnovabile, la più grande al mondo. FH2R produce idrogeno utilizzando energia dal sole grazie ad un campo fotovoltaico con 20 Mw di potenza di picco. Si sa che la produzione di energia da solare non è costante, quindi FH2R si adatta alla domanda nella rete elettrica per massimizzare l’efficienza dell’impianto.

L’idrogeno da rinnovabili prodotto presso FH2R viene utilizzato per alimentare sistemi di celle a combustibile a idrogeno sia stazionari che per il rifornimento di automobili e autobus a fuel cells.

L’idrogeno è un accumulo concentrato di energia che può essere immagazzinata per lunghi periodi. Questa cenrale a idrogeno da rinnovabili è un esempio di come sarà in prossimo futuro la generazione e l’utilizzo dell’idrogeno da fonti energetiche rinnovabili per un ciclo di produzione completamente privo di emissioni di CO2.

Lo schema energetico a idrogeno della centrale

FH2R utilizza 20MW di energia solare in un sito fotovoltaico  di 180.000 m2 per produrre energia elettrica che occorre per l’elettrolisi dell’acqua (la scomposizione della molecola dell’acqua in idrogeno ed ossigeno) in modo da produrre 10MWh di energia che è contenuta nell’idrogeno prodotto. La centrale può produrre fino a 1.200 Nm3 di idrogeno all’ora.

La sfida più importante della centrale è quella dell’ottimizzazione dei sistemi elettrotecnico ed elettronico di gestione dell’energia dall’idrogeno prodotto grazie al sole per assicurare la migliore combinazione ottimale di produzione idrogeno e di energia elettrica per l’ alimentazione della domanda, senza l’impiego di batterie di stoccaggio.

L’idrogeno prodotto presso FH2R sarà utilizzato dagli utenti delle abitazioni e per l’alimentazione di veicoli a idrogeno della prefettura di Fukushima, dell’area metropolitana di Tokyo e di altre regioni limitrofe.

FONTE: Press releases – Toshiba Energy Systems & Solutions Corporation

Camion elettrici-idrogeno a celle a combustibile (fuel cells)

Una joint venture Nikola (Usa) – Iveco (Europa) per La rivoluzione green nei trasporti pesanti
Nikola Corp. è una azienda americana con sede a Phoenix in Arizona, che produce autocarri elettrici ed elettrici-idrogeno a celle a combustibile a emissioni zero.
L’upstart di Phoenix è già una delle società più quotate dell’Arizona, nonostante non generi ancora entrate significative e spenderà almeno 600 milioni di dollari per sviluppare una nuova fabbrica di 93.000 metri quadrati.
La società Nikola, che il presidente esecutivo Trevor Milton ha fondato nella sua abitazione sei anni fa, ha oggi ha una capitalizzazione di borsa superiore a 13 miliardi di dollari
Nikola ha l’obiettivo di costruire i camion elettrici del futuro che potranno percorrere fino a 1.200 chilometri grazie alla tecnologia delle celle a combustibile (fuel cells) a idrogeno.
Anche la necessaria rete di stazioni di rifornimento di idrogeno sarà realizzate dalla stessa società. Il modello di riferimento, in questo senso, è quanto ha realizzato Elon Musk che, oltre a lanciare i veicoli elettrici Tesla in tutto il Mondo, ha anche costruito la necessaria rete di rifornimento di colonnine elettriche che ora copre capillarmente ogni nazione industrializzata assicurando ovunque la ricarica delle batterie delle vetture Tesla in circa 35 minuti.
La scelta del sistema di trazione idrogeno fuel cells per i camion elettrici della Nikola, assicura invece il rifornimento di idrogeno in tre minuti
La Nikola si propone di sviluppare direttamente una rete nazionale USA di stazioni di rifornimento di idrogeno e ritiene di fondamentale importanza questo programma anche per ridurre il costo dell’idrogeno. La realizzazione della rete di stazioni, oltre alla produzione dei veicoli, farà parte del modello di business globale dell’azienda.
Nikola progetta e realizza una gamma di diversi veicoli elettrici a idrogeno: dai piccoli camion, alle imbarcazioni personali fino a grandi impianti di perforazione alimentati da idrogeno-elettrico.
Nikola Corp. ha annunciato di recente anche la realizzazione di un grande impianto di produzione di veicoli che sorgerà a Coolidge. Lo stabilimento avrà 1.800 nuovi posti di lavoro.
“Ciò che ci proponiamo, sia per i prodotti che per il processo di produzione sarà di garantire il minore impatto ambientale possibile” ha detto Mark Duchesne, direttore generale di produzione della Nikola.
Il primo veicolo elettrico a idrogeno che uscirà dagli stabilimenti di Coolidge, sarà un pick-up denominato Badger e destinato al mercato consumer.
Nikola prevede di iniziare a produrre anche autocarri nel sito di Coolidge, Inizialmente producendo il Nikola Tre, un camion pesante con una cabina dal naso squadrato, e il Nikola Two, con cabina allungata.
Il quartier generale attuale di Nikola si trova a Phoenix, a sud dell’aeroporto internazionale di Sky Harbor.

E allora perché il nuovo impianto nasce a Coolidge?
Il presidente esecutivo, Trevor Milton ha citato le infrastrutture disponibili a Coolidge, la vicinanza dell’Università dell’Arizona, il potenziale mercato della vicina California e l’assicurazione di sostegno assicurata dagli amministratori dello stato dell’Arizona e della città di Coolidge.
Milton ha ottenuto il supporto determinante da parte del governatore dell’Arizona Doug Ducey, che ha attivato con entusiasmo un filo diretto ed esclusivo con il telefono cellulare di Milton. Ducey ha anche disposto tutti i permessi di cui l’azienda avrà bisogno e ha organizzato riunioni con i rappresentanti dell’utility energetiche e con gli imprenditori locali per facilitare la nascita dell’iniziativa.
Trevor Milton ha annunciato anche un’alleanza con Iveco, per realizzare nel 2023 autocarri alimentati a idrogeno-fuel cell. L’accordo prevede che i primi autocarri Nikola saranno prodotti in Germania dal partner Iveco.
Per questo progetto, CNH ha investito, a fine 2019, 250 milioni di dollari nella Nikola corp. Ed è nata una joint venture che punta a rivoluzionare il mercato dei trasporti pesanti, proprio come sta facendo Tesla sul comparto dell’automotive.
Un progetto a cui pochi credevano quando Milton ha lasciato l’università dello Utah, ma che oggi proietta il 37enne imprenditore americano nel mondo dei “miliardari” grazie alla maxi valutazione finanziaria della propria creatura.

Fonte: Nikola Motors Corp. Press

PICCARD – Record mondiale di distanza con la NEXO a idrogeno fuel cells

Bertrand Piccard è un aviatore e psichiatra svizzero nipote di Augusto PIccard, l’inventore del famoso batiscafo che ha consentito all’uomo di raggiungere per la prima volta nella storia le maggiori profondità marine. Insieme a Brian Jones, Betrand Piccard è stato il primo a completare il giro del mondo in mongolfiera senza scalo, mentre con André Borschberg ha compiuto il primo giro del mondo su un aereo ad energia solare. Lo scorso 28 novembre 2019 Piccard ha percorso 778 km attraverso la Francia con una Hyundai NEXO a idrogeno fuel cells, battendo il record del mondo per la distanza più lunga mai percorsa da un veicolo a idrogeno di serie. Lo scopo del viaggio era quello di promuovere la tecnologia dell’idrogeno come soluzione ottimale per la mobilità a zero emissioni.
L’aeronauta francese, che è anche il presidente della Fondazione Solar Impulse che ha prodotto il primo aereo elettrico ad energia solare, ha lasciato la stazione di idrogeno FaHyence a Sarreguemines, un luogo scelto per l’impegno della regione Grand Est nella mobilità responsabile, lunedì 25 novembre ed è arrivato il giorno successivo al Museo del’aria e dello spazio a Le Bourget percorrendo una distanza di 778 km senza nessun rifornimento.

In primo piano il contchilometri della Nexo H2: 778 km percorsi !
In primo piano il contchilometri della Nexo H2: 778 km percorsi !

Mai prima d’ora un’auto di serie come è ormai la Nexo a idrogeno, alimentata da un sistema di trazione a fuel cells, ha coperto così tanti chilometri con un solo rifornimento. Abituato a sfide straordinarie, tra cui il primo viaggio intorno al mondo in mongolfiera ed il primo viaggio intorno al mondo in un aereo solare con il velivolo “Solar Impulse”, questa volta Bertrand Piccard è stato in grado di portare a termine una iniziativa di grande significato. E’ stata l’occasione per scoprire i limiti di una nuova generazione di veicoli che si preparano a rivoluzionare il sistema di trasporti mondiale nell’ottica dello sviluppo sostenibile e della mobilità. Il raid dimostrativo si è svolto coinvolgendo illustri ospiti che via via, si sono seduti come passeggeri accanto a Piccard: Jean Rottner, presidente della regione di Grand Est (Francia), il Granduca Enrico di Lussemburgo,  Michel Delpon, deputato per la regione francese della Dordogna e presidente del gruppo di studio sull’idrogeno presso l’Assemblea nazionale transalpina, Benoît Potier, CEO di Air Liquide France, Bruno Le Maire (ministro dell’Economia e delle finanze fancese) Elisabeth Borne, ministro francese della transizione ecologica e solidale, Sua altezza il Principe Principe Alberto II di Monaco.

Bertrand Piccard e Lionel French-Keogh, amministratore delegato di Hyundai Motor France, hanno commentato così l’iniziativa: “Con questa avventura, abbiamo dimostrato che un’auto di serie come la Nexo a idrogeno fuel cells a emissioni zero può battere un importante  record dimostrativo come questo.” ha affermato Piccard. “Sta iniziando una nuova era a vantaggio dell’ambiente.” Lionel French-Keogh, amministratore delegato di Hyundai Motor France, ha continuato: “Mentre alcuni possono dubitare della rilevanza dell’idrogeno nelle auto di domani, noi di Hyundai ci abbiamo creduto fin dal 1998, quando abbiamo iniziato i nostri sviluppi su questa tecnologia. Grazie a questo record stabilito da Bertrand Piccard, tutti i dubbi sono stati dissipati. Bertrand è un personaggio carismatico che conosce meglio di chiunque altro le questioni climatiche e le sue pericolose implicazioni. L’idrogeno è una risposta a questo problema”.

Come primo costruttore di automobili a produrre in serie veicoli a idrogeno, Hyundai si sta attivamente preparando per la mobilità a zero emissioni di domani. Evitando qualsiasi posizione dogmatica sulle energie alternative, il marchio sta già rispondendo agli attuali cambiamenti nel mercato automobilistico offrendo sul mercato la più ampia scelta di propulsori elettrificati.

Bertrand Piccard è impegnato nella salvaguardia del pianeta attraverso la sfida delle “1000 soluzioni efficienti per proteggere l’ambiente”, che ha avviato con la Fondazione Solar Impulse. Hyundai Motor France condivide la stessa visione della crescita sostenibile e lo ha eletto suo ambasciatore dal 2017.

Qualche dato dell’impresa di Piccard sulla Nexo fuel cells:

  • Numero di chilometri percorsi senza rifornimento dalla Nexo a idrogeno: 778 km
  • Emissioni di ossigeno e purificazione dell’aria: 404.000.000 litri (l’aria pura è l’output dellla reazione e elettrochimica della fuel cell) La quantità emessa durante il percorso equivale al volume d’aria che ogni giorno respirano 23 adulti
  • Anidride carbonica non emessa: 111,2 kg  (è la quantità di CO2 che sarebbe stata emessa da un veicolo della stessa categoria che percorre 778 km)

Fonte: Hyundai Motor Europe

Auto volanti elettriche con range extender a idrogeno fuel cells

Per la mobilità individuale nel cielo ci sono i velivoli a decollo ed atterraggio verticale (Evtol: Electrical Vertical Take-Off and Landing) e i veicoli in grado di viaggiare sia su strada che in volo. Oggi quasi tutti vengono spinti da un sistema di propulsione elettrico per ragioni ecologiche. Essendo a propulsione elettrica, si può facilmente estendere la loro autonomia e raggio d’azione grazie alle fuel cells a idrogeno.

L’accordo Boeing-Porsche

La Porsche ha attivato una collaborazione con la Boeing per la realizzazione di un’auto volante destinata ad un pubblico molto facoltoso che vuole spostarsi velocemente evitando il traffico stradale sottostante, spesso bloccato.

“Porsche cerca di allargare la sua attività di produttore di auto sportive per diventare un marchio leader anche per la nuova mobilità del futuro”, ha dichiarato Detlev von Platen del consiglio di amministrazione della Porsche. “Questo potrà portare la nostra azienda a conseguire la leadership anche nella terza dimensione: cioè una mobilità personale esclusiva non solo in strada ma anche in quota”. Il programma nasce da una collaborazione con la Boeing e l’obiettivo comune è arricchire l’offerta Porsche con un’auto elettrica volante.

Boeing e Porsche possono contare sulle loro esperienze al massimo livello tecnologico per la costruzione di velivoli e di auto ad elevate prestazioni. Questo si traduce in un know how unico al mondo in termini di: controllo del volo, esperienze sui materiali compositi e su quelli speciali ultraleggeri ed ultraresistenti necessari per la costruzione di un veicolo volante. A questo si aggiungono le esperienze Porsche sull’auto elettrica e sui prototipi di velivoli elettrici e a idrogeno fuel cells realizzati nel tempo da Boeing

Secondo Steve Nordlund, uno dei responsabili della Boeing NeXt, divisione della Boeing che si occupa di innovazione, la collaborazione con la Porsche porterà allo sviluppo di un veicolo per la mobilità aerea urbana. Ovviamente non sarà un veicolo per tutte le tasche.

Per ora sono stati diffusi i primi rendering del veicolo allo studio. IL veicolo presenta linee eleganti che richiamano con evidenza i design delle auto Porsche.

Le due aziende, leader a livello mondiale, vogliono affrontare un potenziale segmento di mercato che sarà certamente chiave nel prossimo futuro. L’obiettivo comune è quello di sviluppare una nuova concezione di mobilità sicura ed ecologica unendo l’ingegneria aeronautica, l’elettronica di precisione, lo stile e la recenti innovazioni della propulsione elettrica-idrogeno per far “decollare” la mobilità aerea urbana in tutto il mondo. A questo scopo Porsche interagisce con Aurora Flight Sciences, un’azienda controllata dalla Boeing specializzata nel settore della mobilità aerea urbana.

Fonti: Boeing NeXt press – Porsche media – Aurora Flight science

Ma Boeing e Porsche non sono le sole aziende che stanno pensano allo sviluppo di un mercato esclusivo di auto volanti. I seguenti progetti riguardano sia i cosiddetti eVTOL, cioè velivoli compatti a decollo ed atterraggio verticale ma anche veicoli che sono in grado sia di viaggiare su strada che di volare.

Terrafugia

La Terrafugia è un’azienda statunitense che sta sviluppando automobili volanti, veicoli in grado di piegare le ali e muoversi su strada. Ha sede nel Massachusetts. Fondata nel 2006 da alcuni ingegneri del Massachusetts Institute of Technology laureati in aeronautica e astronautica. La società sta sviluppando una macchina volante chiamata TF- X. Transition che è in grado di piegare le ali, consentendo ai veicoli di operare anche come veicoli stradali legali. Nel luglio 2017 la società è stata acquistata dal gruppo Zhejiang Geely Holding, un conglomerato cinese di proprietà del miliardario Li Shufu che che possiede anche le società automobilistiche europee Volvo e Lotus. La società ha dal 2017 20 dipendenti e ha poi assunto durante l’anno altre 75 persone nella sede di Waburn. Prevede di assumerne altre 50 a Petaluma, in California, dove ha una nuova divisione di ricerca e sviluppo. Costo unitario: 279.000 $ Autonomia: 660 km più 30 minuti di riserva. Velocità di crociera: 160 km/h

Aeromobil

Aeromobil ha sede a Bratislava in Slovacchia , nel tempo, ha realizzato diversi modelli di aeromobili, sempre più evoluti. La versione più recente è la 5.0, costruita con in fibra di carbonio, per un peso complessivo di 450 kg. Per prendere il volo la vettura ha bisogno di 200 metri di rettilineo, mentre per atterrare gliene servono 50. L’auto offre un’autonomia di volo di 700 chilometri ad una velocità massima di 200 km/h, mentre nell’utilizzo stradale arriva fino a 160 km/h, garantendo 875 km d’autonomia. Consuma 8 litri di carburante ogni 100 chilometri. Per decollare AeroMobil 3.0 deve raggiungere i 130 km/h, ma ad alta quota può far scendere la velocità di volo fino a 60 km/h. Per usarla è necessario avere tutti i documenti di abilitazione al volo. E’ in vendita ad un costo compreso tra i 200.000 e i 300.000 euro.

 

AQUA – Un super yacht a idrogeno fuel cells

Uno studio di yacht design inglese, la Sinot Yacht Design & Architecture, sta realizzando uno yacht davvero innovativo. Si tratta di AQUA, un superyacht di 112 metri dotato di una propulsione elettrica che funziona a idrogeno e ad un sistema a fuel cells. Il prototipo, funziona grazie all’idrogeno imbarcato a bordo dentro un sistema speciale di stoccaggio che conserva l’idrogeno allo stato liquido a -253 gradi. I serbatoi speciali sono due e pesano 28 tonnellate l’uno. Mantengono questa temperatura, prossima allo zero assoluto, grazie ad una speciale architettura con intercapedine e materiale high-tech per la coibentazione. La scelta di tenere a bordo l’idrogeno allo stato liquido evita i rischi connessi alla presenza a bordo di bombole ad elevata pressione ed assicura una maggiore autonomia all’imbarcazione. AQUA è in grado di viaggiare ad una velocità prossima ai 20 nodi con una autonomia di circa 6.000 km. Il super yacht a idrogeno, che è stato esposto come prototipo al Monaco Yacht Show, ha cinque ponti e ospita fino a 14 persone con 30 addetti come equipaggio. E’ dotato di palestra, area yoga, un centro beauty, sala massaggi ed una spettacolare piscina con cascata posizionata  fra due gradinate.

La parte impiantistica ed il sistema di propulsione a idrogeno sono stati progettati dalla Lateral Naval Architects. Il superyacht produce attraverso l’idrogeno non solo l’elettricità necessaria grazie alle fuel cells generatrici di energia per far funzionare i motori elettrici che azionano due eliche controrotanti, ma anche quella necessaria alla illuminazione, ai servizi di brodo ed ai componenti elettronici necessari alla navigazione.

L’affidabilità del sistema in qualsiasi condizione è assicurata anche da pacchi batteria di accumulo di energia elettrica. AQUA procede nella navigazione in  silenzio garantendo ai passeggeri un comfort totale  «Volevamo adottare un sistema propulsivo veramente all’avanguardia a idrogeno fuel cells e la dimensione del superyacht ci ha consentito di impiegare adeguatamente gli spazi necessari a questo scopo.“ Ha detto il designer Sander Sinot “Ma l’innovazione risiede anche nel design”,

All’interno, le altezze dei cinque piani variano tra i 2,8 e i 3,8 metri, dando un senso di apertura raro per una barca. Le finestrature a tutta altezza del salone principale mantengono gli ospiti in perenne contatto visivo con l’ambiente circostante

Fonte: Sinot Yacht Design & Architecture

 

Dalla Formula 1 all’idrogeno

Si è svolto poco prima del lockdown un importante convegno in Emilia Romagna sulle tecnologie idrogeno che rivoluzioneranno i veicoli ed il nostro modo di andare in auto

Forse pochi sanno che Enzo Ferrari, già prima della seconda guerra mondiale si era interessato all’idrogeno come combustibile per i motori delle vetture da competizione della scuderia Ferrari che, negli anni 30, faceva correre le Alfa Romeo col simbolo del Cavallino rampante. Da ex pilota, esperto di motori e da appassionato ricercatore di tutto ciò che era innovazione in campo motoristico, il Drake sapeva bene che l’idrogeno ha un potere calorifico tre volte superiore a quello della benzina, a parità di peso.

I suoi avversari di allora, le Auto Union della Germania nazista, stavano per impiegare l’idrogeno anche nelle corse (oltre che sui dirigibili transoceanici Zeppelin). Ferrari attivò una sperimentazione segreta sull’impiego di questo gas nei motori. Che però rimase una semplice esplorazione, dato che i regolamenti di allora ne esclusero l’utilizzo in gara per l’incidente ad un dirigibile tedesco (che non fu causato dall’idrogeno, ma dall’attrito del rivestimento esterno infiammabile nel contatto con alcuni cavi della rete elettrica in una fase di atterraggio, vicino a New York).

E’ storia più recente che nei primi anni 90, diversi team, fra cui la stessa Ferrari avevano ottenuto sensibili incrementi di potenza in gara grazie all’idrogeno, aggiunto nella alimentazione dei motori mediante una emulsione che mescolava acqua alla benzina ad altissima temperatura. Anche in questo caso il regolamento di Formula 1 lo proibì quasi subito perché favoriva troppo alcuni team rispetto ai “garagisti” inglesi che partecipavano al campionato con i telai, ma non costruivano i motori.

Nel 1994 la Facoltà di ingegneria di Modena (il Dipartimento di ingegneria oggi prende il nome proprio da Enzo Ferrari) aveva cominciato ad interessarsi alla tecnologia idrogeno, dopo le prime notizie sui prototipi a idrogeno di alcune berline Bmw.

Per questi prototipi idrogeno tedeschi, i sistemi di trazione erano ancora basati su motori a combustione interna che venivano opportunamente trasformati per funzionare a idrogeno. Ma i processi “mangia-energia” per portare l’idrogeno a -253 °C allo stato liquido (fase scelta dai Tedeschi per accumulare più energia a bordo) restituivano scarsissimi rendimenti al veicolo nella catena energetica globale “dal serbatoio alle ruote”.

In quegli anni in Emilia nasceva anche il Master in ingegneria del veicolo con i primi Convegni internazionali sull’auto high-tech. Erano stati coinvolti nell’iniziativa i massimi esperti di automotive fra cui l’ing. Mauro Forghieri, direttore tecnico, per oltre 25 anni, del team Ferrari Formula 1 e vincitore di 12 mondiali, l’ing. Enzo Rossi, autore del libro “Andare a idrogeno” (da anni progettista automotive, già consulente Lamborghini nei primi anni 80 e successivamente Ferrari F1, con le prime sperimentazioni di particolari ceramico-compositi sui motori da competizione, ai tempi di Alain Prost e co-fondatore, poi coordinatore generale per 14 anni, della didattica del Master e dei Convegni “Automobili e motori high- tech“). Infine il prof. Attilio Garro, un luminare internazionale in tema di motori. Tutti estremamene attenti all’innovazione idrogeno e alle fuel cells (pile a combustibile) per la mobilità.

Il Master e il Convegno mondiale sull’innovazione dell’auto avevano avviato fecondi dialoghi tecnici sull’argomento idrogeno con le più importanti Case auto del Mondo. Soprattutto con i tecnici delle Case giapponesi e coreane che avevano cominciato a partecipare ai convegni sull’innovazione dell’auto portando dal Far-east i loro speechs innovativi proprio sulle fuel cells e l’idrogeno.

Ma perchè l’interesse verso l’idrogeno e le fuel cells ? E perchè oggi il mondo automotive sta registrando una progressiva, ma inarrestabile transizione dai motori a combustione interna alla trazione elettrica a idrogeno? Non solo per il problema delle zero emissioni e dei cambiamenti climatici, temi oggi al centro delle COP mondiali sull’ambiente.

Semplice. Alla base culturale di ogni ingegnere ci sono la chimica a la fisica, ma soprattutto c’è il Teorema di Carnot, con la sua famosa legge che regola i rendimenti energetici delle macchine ideali, e quindi di quelle reali.

Allora, un motore a combustione interna ha un rendimento max del 18-22 % a causa delle perdite in calore da attriti interni. Perciò alle ruote del veicolo arriva solo il 12-14 % dell’energia contenuta nel combustibile a causa di ulteriori perdite dovute alle trasmissioni meccaniche necessarie per scaricare la potenza a terra.

Proprio così. Le nostre auto “buttano via” l’86-88 % dell’energia contenuta per esempio nella benzina, nel gasolio o nel metano (combustibili che provengono dai pozzi di petrolio, quindi inquinanti e non rinnovabili).

Le fuel cells sono invece propulsori elettrochimici (pile alimentate da idrogeno senza attriti interni) quindi hanno un rendimento molto elevato, prossimo al 70% (circa 55% elettrico e 15% termico). Una vettura a idrogeno fuel cells è quindi elettrica (anche la trasmissione alle ruote è in prevalenza elettrica, con altissimi rendimenti ed emissioni zero). Per cui il rendimento globale o “vehicle” di un’auto a idrogeno fuel cells è del 37%. Circa 3 volte più elevato rispetto alle nostre attuali vetture.

In Italia, l’indiscusso pioniere delle fuel cells, questo propulsore elettrochimico a idrogeno che sta per trasformare la mobilità dell’intero Pianeta, è stato Angelo D’anzi. Nei primi anni 2000 l’ing. Mauro Forghieri aveva progettato e realizzato una vettura a idrogeno fuel cells per impieghi cittadini mentre l‘ing.Enzo Rossi, nel 2009, assieme ad alcuna aziende di componentistica elettrico-idrogeno, aveva realizzato un prototipo  dimostrativo di vettura sportiva con powertrain “idrogeno-fuel cells-supercapacitori” (unità funzionante didattica ma senza la carrozzeria completa, che è stata esposta a Rimini durante 10 edizioni della famosa fiera internazionale annuale green “Ecomondo-Keyenergy), frequentata da esperti provenienti da tutto il mondo.

Dopo la crisi economica mondiale, in particolare dal 2008 al 2012, le Case mondiali avevano accantonato, senza peraltro abbandonarlo del tutto, lo sviluppo dei loro prototipi a idrogeno fuel cells. La priorità in quegli anni era quella di “rimanere a galla” sui mercati mondali in crisi, vendendo prioritariamente le automobili classiche.

Dal 2013 l’interesse verso le tecnologie a fuel cells idrogeno si è riacceso molto forte, e oggi sta diventando uno dei temi di competizione innovativa fra i produttori di auto più importanti, soprattutto le Giapponesi Toyota, Honda ed i Coreani della Hyudai.

I più recenti modelli a idrogeno a fuel cells come la Mirai fuel cells (Toyota), la Nexo Fc (Hyundai), la Clarity Fc (Honda), la Glc FC (Mercedes), già acquistabili sul mercato, sono al centro dell’attenzione mondiale in tutti i saloni auto del mondo. Per ora sono vendute soprattutto in Giappone, Germania e California dove esiste una prima rete di distributori idrogeno. Nel più recente salone di Tokio la tecnologia idrogeno fuel cells è stata protagonista assoluta.

Nonostante le Case auto emiliane costruiscano le famose supercar ed i motori a combustione interna più prestazionali del mondo, da quelle prime esperienze sono state avviate ulteriori ricerche riconducibili ai temi “idrogeno” e “fuel cells”. In “primis” le evoluzioni tecnologiche delle fuel cells a idrogeno a bassa temperatura (Pem) con l’ottimizzazione dei materiali che le compongono. Poi le loro applicazioni in veicoli di servizio: carrelli elevatori, lavasciuga, muletti trilaterali etc.. Ma anche l’ottimizzazione delle meno conosciute tecnologie fuel cells ad alta temperatura (Sofc) per la cogenerazione domestica e industriale ad elevata efficienza ed i sistemi di produzione ed accumulo per gli utilizzi stazionari dell’H2.

Ma potrá esservi spazio anche per nuovi prototipi a idrogeno fuel cells tutti italiani: biciclette, scooter, barche, auto (da quelle normali fino alle super-sportive a idrogeno che non potranno non essere costruite in Emilia). Perfino velivoli non convenzionali come droni, ultraleggeri, autogiro etc.

Una serie di attività che preludono alla nascita di un “distretto idrogeno” regionale che avrà la connotazione di un polo nazionale specializzato. Un luogo “fisico e virtuale” per coordinare team di ricercatori interdisciplinari ed attivare collaborazioni con esperti automotive esterni alle università, per progetti specifici.

Per concretizzare il progetto sarà necessario l’accesso a contributi regionali, nazionali, europei ed il supporto economico da parte di aziende italiane ed europee leader nell’energia green etc. che, attraverso progettii specifici, potranno assicurare i fondi necessari anche per dotarsi di attrezzature di controllo, sperimentazioni, strumentazioni e spazi per allestire i prototipi.

Lo scenario oggi è cambiato completamente dai primi anni 2000. L’idrogeno si prepara a rivoluzionare la mobilità ma può essere anche lo “storage” stazionario ideale dell’energia elettrica da rinnovabili (che non sono tutte costanti nelle 24 ore)

Lo “zero emissioni” per i veicoli infatti non si può basare sulle sole batterie perchè i limiti della cinetica chimica non consentono le velocità di ricarica cui siamo ormai abituati nelle stazioni di servizio.

Tempo di ricarica completa delle auto a batterie: da un’ora fino a 8 ore. Tempo di ricarica delle auto a idrogeno fuel cells: 2 minuti.

L’autonomia delle auto con le sole batterie (oggi le più utilizzate sono quelle agli ioni di litio) non supera di fatto i 200 km in condizioni di guida tipicamente autostradali. Una berlina media necessita infatti di 0,5 KWh di energia per percorrere un chilometro in autostrada (circa 2,2 MJoule). Ma nelle auto c’è l’impossibilità fisica di mettere a bordo un pacco batterie che contenga più di 100 Kwh di energia. Manca lo spazio.

Quindi il limite dell’autonomia del “solo elettrico” è di circa 200 Km (100 kW/0,5 kWh/km), molto meno della distanza di circa 600 km con un pieno, a cui siamo abituati. La Toyota Mirai a idrogeno a fuel cells invece raggiunge i 600 km di autonomia con un semplice serbatoio di idrogeno a pressione super controllata. ed alla media di 140 km/h con ricarica in due minuti.

L’idrogeno richiede anche una rete di distribuzione adeguata (il nostro magazine descrive a parte quello che succede in USA, Germania ed Asia (ove ormai stanno sviluppando le reti di stazioni di rifornimento di idrogeno).

Il Convegno ha avuto fra i relatori, oltre ad alcune aziende che hanno portato le loro esperienze sui loro veicoli innovativi a idrogeno e sulle fuel cells, anche l’importante presenza della Toyota Italia che ha esposto la Toyota Mirai a idrogeno e fuel cells.

Un tassello strategico ormai inderogabile sarebbe la creazione di una rete iniziale di 10-15 distributori di idrogeno, con distanze fra essi compatibili con l’autonomia delle auto a idrogeno. Una triangolazione Bolzano-Emilia-Milano (oltre a Venezia) potrebbe costituire la base necessaria per cominciare a far circolare le auto a idrogeno a fuel cells anche in Italia.

Ma affinchè la rete a idrogeno sia completamente “green” (per evitare il contradditorio trasporto su ruota del gas) esso deve essere prodotto rigorosamente sul posto da rinnovabili.

E quali sono le energie rinnovabili innovative per la produzione ad elevata efficienza di idrogeno? Solare ad alta concentrazione con il termocraking della molecola dell’acqua, elettrolisi ad elevata efficienza da elettricità prodotta dal moto ondoso, da geotermico “hot dry rock”, da idroelettrico a grande, medio e basso salto (quest’ultimo mediante le coclee coassiali con la direzione del moto del corso dei fiumi) e dal grande eolico.

Risorse di cui l’Italia è ricchissima a livello nazionale e che potrebbero rendere la nostra nazione “l’Arabia saudita dell’idrogeno”. Questo non risolverebbe certo problemi dell’intero Pianeta, ma certamente molti di quelli energetici, ambientali ed economici degli Italiani

Un’altra, poco nota, ma innovativa produzione “green” dell’idrogeno può anche essere la catena “biogas-biometano-bioidrogeno” (processo ad alto rendimento, particolarmente adatto alle risorse agricole della pianura padana, ricca di centrali a biogas). Quindi l’Emilia Romagna è in “pole position” nazionale per le tecnologie veicolari idrogeno e di quelle per l’accumulo energetico green di questo versatile gas che rivoluzionerà il nostro modo di andare in auto e di utilizzare l’energia rinnovabile.

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Il test “estremo” della nuotatrice spagnola Mireia Belmonte con la Hyundai NEXO a idrogeno fuel cells.

Nell’ambito di una  promozione spagnola della Hyundai, la nuotatrice Mireia Belmonte ha sperimentato la Nexo a idrogeno fuel cells, allenandosi dentro una sfera collegata allo scarico della vettura  a idrogeno. Un test inedito che dimostra la completa assenza di emissioni nocive del veicolo. Mireia ha affrontato questa sfida con l’assistenza di esperti di medicina sportiva ed è entrata nella sfera completamente “cablata” con sensori in grado di rilevare costantemente la qualità dell’aria e le emissioni prodotte dal suv a idrogeno a  celle a combustibile della Casa coreana. La powertrain del mezzo emette infatti solo vapore acqueo e invia allo scarico aria completamente purificata, filtrando il 99,9% delle polveri sottili.

Durante il test, Mireia è stata accuratamente monitorata, istante per istante, dall’equipe del dottor Vicente de la Varga Salto, medico sportivo e direttore dello spagnolo Camde Sports Medical Center, attraverso una serie di macchine e sensori. Il centro, che si occupa anche di medicina preventiva, sta sostenendo a tutti i livelli l’idrogeno come sistema di trazione perfetto per i veicoli, in alternativa agli attuali mezzi di trasporto che utilizzano i combustibili fossili.  L’idrogeno non crea danni alla salute ed addirittura migliora la qualità dell’aria. Le particelle PM5 e PM10 contenute nelle emissioni dei combustibili fossili che alimentano le attuali nostre automobili,  entrano direttamente nel circolo sanguigno perchè hanno una  dimensione dello stesso ordine di grandezza degli alveoli polmonari e delle strutture bilogiche microscopiche che consentono la  scambio diretto dell’aria che respiriamo col nostro sangue. Queste particelle solide derivano dalla combustione che avviene nei motori a benzina, gasolio e metano e danneggiano  pericolosamente la salute di chi corre nelle zone cittadine o periferiche dove la concentrazione di questi composti  microscopici è particolarmente elevata a causa del traffico di mezzi privati e pubblici. Il grande vantaggio dei propulsori elettrochimici a idrogeno (fuel cells) non è solo quello di non generare emissioni nocive. Lo stesso funzionamento delle fuel cells, che si basa su un processo elettrochimico che richiede ossigeno è completamente pulito. Le fuel cells infatti possono funzionare solo grazie all’aria ottenendola dall’ambiente circostante. Le fuel cells, durante il loro funzionamento, di fatto filtrano l’aria e la trasformano in aria purificata, che viene  reimmessa nell’ambiente.

“All’inizio ero un po’ perplessa per la proposta del test da parte della Hyundai “racconta Mireia “nessuno di noi è abituato a respirare qualcosa che esce dagli scarichi di un’automobile. Ma ora posso dire che questo test è stato sorprendente. Sono felice di aver dimostrato i vantaggi per la espirazione umana delle emissioni di aria pura che esce dagli scarichi della Hyundai NEXO a idrogeno. È molto importante che il progresso dell’automobile ci porti verso la larga diffusione di auto a idrogeno. Marchi come Hyundai ed altri, impegnati  in questa innovazione globale, possono contribuire   a creare un futuro migliore per noi tutti”.

Al test  era presente anche Mónica Sánchez Delgado, ingegnere  responsabile dell’Unità di ingegneria applicata del Centro Nazionale spagnolo per l’Idrogeno. “Il National Hydrogen Center (CNH2) si occupa della ricerca e sviluppo delle tecnologie idrogeno. Il test della Hyundai ha dimostrato i tanti vantaggi dell’idrogeno che ormai costituisce una soluzione energetica automotive concreta e vantaggiosa: oggi non è più solo un’utopia come poteva sembrare fino a 10 anni fa. Occorre informare correttamente la gente sul tema idrogeno. La parola “idrogeno” può provocare timore a causa della infiammabilità e volatilità. Ma è un elemento che ha rischi analoghi a quelli della benzina, al diesel, al metano e richiede solo una corretta gestione fisica ed elettronica, come tutti gli altri carburanti. Oggi si sta operando per promuovere l’idrogeno con una azione politica e commerciale senza precedenti in tutto il Mondo anche per limitare le conseguenze dell’effetto-serra sul clima. L’idrogeno, in un futuro ormai prossimo,  sarà una necessità inevitabile”.

La Hyundai NEXO a idrogeno fuel cells del 2018, è la seconda generazione di veicoli a idrogeno del brand coreano, dopo la Hyundai iX35 del 2013. Ha un’autonomia di 666 chilometri (ciclo WLTP) e un tempo di rifornimento di cinque minuti. Hyundai NEXO è un veicolo a idrogeno che fa parte della strategia “total green” di Hyundai. L’biettivo della Casa è quello di  diffondere auto a a idrogeno a zero emissioni in tutto il mondo, entro il 2035.

Mondo idrogenoRiproduzione riservata  –  Fonte: Hyundai Motor Group (Media center)

La Toyota ha presentato la nuovissima “Mirai” a idrogeno al “Future Expo” del Tokyo Motor Show 2019

Tokyo ― Toyota ha presentato in anteprima al Tokyo Motor Show 2019 la nuova versione della Mirai a idrogeno a fuel cells FCEV (modello elettrico con celle a combustibile e ad emissioni zero) denominata “Mirai Concept”.  La Mirai a idrogeno è stata totalmente riprogettata e costituisce un grande passo avanti per il potenziale di una società a idrogeno. Il design, totalmente rinnovato, è ora molto elegante e sportivo ed offre una maggiore abitabilità.

“Abbiamo lavorato per realizzare un’auto dal design accattivante e attraente con prestazioni che soddisferanno certamente il cliente”, ha affermato Yoshikazu Tanaka, Ingegnere capo della divisione veicoli a idrogeno della Toyota. “Voglio che i clienti dicano: Ho scelto la Mirai perché volevo proprio questa macchina.’ Continueremo il nostro lavoro di sviluppo e speriamo che con il nuovo Mirai ci manterremo l’azienda leader nel contribuire alla realizzazione di una società energetica a idrogeno “.

Lanciata nel 2014, la Toyota Mirai di prima generazione ha dimostrato il potenziale globale dell’idrogeno per alimentare la mobilità pulita e sostenibile, combinando tempi di rifornimento equivalenti ai veicoli convenzionali e per emissioni solo gocce d’acqua perfettamente pulita. Da allora sono stati vendute a livello mondiale, circa 10.000 Mirai a idrogeno, contribuendo a spianare la strada alla società dell’idrogeno che eliminerà le emissioni, diversificherà le fonti energetiche per ottenere idrogeno dalle rinnovabili e genererà una crescita economica elevata e rivoluzionaria nel settore dell’auto.

Il lancio sul mercato della nuova Mirai a idrogeno è programmato nella seconda parte del 2020, inizialmente in Giappone, Nord America ed Europa dove si sta parallelamente sviluppando la rete di distributori di idrogeno. Questa nuova seconda generazione di Mirai segna un nuovo orizzonte per la tecnologia delle auto elettriche a idrogeno fuel cells (FCEV). I miglioramenti nelle prestazioni del sistema a celle a combustibile e la maggiore capacità di stoccaggio dell’idrogeno portano la nuova Mirai ad un aumento del 30% di tutte le prestazioni su strada. Il veicolo è stato completamente riprogettato per combinare maggiori e prestazioni di guida con un design esterno elegante e raffinato.

L’interno, dotato di un ampio schermo da 12,3 pollici sulla console centrale e sul pannello degli strumenti che abbraccia il guidatore, offre uno spazio semplice e moderno per creare una sensazione di calore e comfort. La configurazione del sistema a celle a combustibile consente cinque posti anziché i quattro della attuale generazione di Mirai a idrogeno.

I miglioramenti apportati al sistema a celle a combustibile aumentano l’autonomia e offrono una risposta lineare e fluida in fase di accelerazione. La guida è più leggera su strade tortuose e la guida in autostrada produce un eccezionale senso di potenza a tutte le velocità.

Il sistema di propulsione a idrogeno e celle a combustibile è stato completamente ridisegnato e offre prestazioni notevolmente migliorate. L’aumento del 30% dell’autonomia rispetto all’attuale generazione è stato ottenuto grazie anche ad una maggiorazione del sistema di stoccaggio dell’idrogeno. I dettagli completi delle prestazioni migliorate della nuova generazione di Mirai idrogeno saranno resi noti in un secondo momento, ma le prime indiscrezione indicano una autonomia di oltre 650 Km per ciclo extraurbano rispetto ai 520 Km della attuale versione della Mirai. L’autonomia sarà ancora maggiore per l’utilizzo prevalente nelle grandi città.

Fonte: Toyota Motor Company

1000 Miglia Green: auto elettriche e a idrogeno da Brescia a Milano sulle strade ed in circuito

Il 27 settembre è partita da Brescia la 1000 Miglia Green, prima gara di regolarità riservata a vetture ad alimentazione alternativa (elettriche, ibride e a idrogeno)

Circa 40 equipaggi per una gara di regolarità di tre giorni sulle più belle strade lombarde, dal centro di Brescia per arrivare domenica 29 all’autodromo di Lainate passando, sabato 28, per il centro di Milano. La Detroit Electric Model 95 del 1924 è la vettura più antica: con avvio immediato senza manovella, aveva già un’autonomia di carica tra da 96 e 145 km. Un salto di quasi 100 anni ed ecco le modernissime Tesla, Porsche Panamera E 4 Hybrid, Mercedes EQC, Smart, Mini, Hyundai, Nissan, Polestar e non solo. In gara anche un modello a fuel cells alimentato a idrogeno , la Toyota “Mirai” (“futuro” in giapponese), un esempio su strada di innovazione e ricerca che viene già venduta in California, Giappone e Germania. “Con 1000 Miglia Green – ha dichiarato Franco Gussalli Beretta, presidente 1000 Miglia Srl – vogliamo fare innovazione e futuro con la stessa forza con cui la 1000 Miglia storica ha rappresentato un volano di crescita per nuove tecnologie e infrastrutture. Quelli in gara sono modelli d’auto straordinari che devono essere il simbolo del futuro prossimo dell’automotive, “1000 Miglia Green – ha dichiarato Alberto Piantoni, amministratore delegato 1000 Miglia – ha avuto fin dal principio riscontri molto positivi da parte di appassionati, aziende e istituzioni. Questo ci ha dato l’energia di trasformare un’idea all’avanguardia in un progetto sempre più concreto. I valori di riferimento della manifestazione sono spirito innovativo, sostenibilità, rispetto dell’ambiente e valorizzazione del patrimonio agroalimentare dei territori attraversati dalla competizione.

La Toyota Mirai a idrogeno in azione nella 1000 Miglia green

A latere della parte “stradale” un interessante convegno con i maggiori esponenti del settore (istituzioni, case automobilistiche, energy provider, ecc.) per confrontarsi sul tema della crescita delle infrastrutture. “Green Talk” si è svolta venerdì 27 nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia a Brescia. Presente Francesco Venturini, amministratore delegato di Enel X, Official Energy Partner della 1000 Miglia Green, il Direttore Business developement di Brembo, del Direttore del dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, del Presidente e CEO di A2A Energy Solution, del Presidente di Automobile Club d’Italia e del Rettore dell’Università di Brescia. Non solo le vetture in gara ma anche quelle dell’organizzazione sono state elettriche o ibride. Tutti i materiali di gara sono prodotti con materiali a basso impatto ambientale: pass personali, bolli adesivi e il roadbook in carta riciclata, i materiali di comunicazione in carta materica, la cartellonistica direzionale in legno, i premi in vetro e plexiglass riciclato, giacche a vento in materiale riciclato, t-shirt e felpe in cotone organico. Il programma. 1000 Miglia Green Partite venerdì 27 settembre, dal villaggio allestito in piazza Paolo VI a Brescia le vetture partecipanti hanno percorso i circa 5 km del circuito cittadino. Contemporaneamente, e per tutta la giornata di sabato 28, a Milano, in Piazza Gae Aulenti sono state esposti in anteprima modelli di vetture elettriche/ibride e idrogeno o inedite per il mercato italiano. Nel Centro di Guida Sicura ACI SARA di Lainate, sono state effettuate le ultime prove cronometrate e si è svolta la premiazione finale.

Le necessità di ricarica per le auto in gara sono state assicurate dal supporto di Enel X (Energy Partner della 1000 Miglia Green, attraverso una stazione da 22 kilowatt realizzata per uso cittadino, in grado di ricaricare 2 veicoli in contemporanea. Le auto a idrogeno hanno effettuato una sola ricarica di idrogeno a Milano, avendo una autonomia di oltre 500 km

La 1000 Miglia Green si prefigge, in chiave moderna e alternativa, di rappresentare e alimentare il confronto sullo stato attuale nonché l’evoluzione della mobilità, delle infrastrutture e del settore automotive. La 1000 Miglia celebra ogni anno la corsa più bella del mondo e porta sulle strade d’Italia un vero e proprio straordinario museo viaggiante. La 1000 Miglia Green ne raccoglie il testimone e volge lo sguardo al futuro.                                                                                    Fonte: 1000 Miglia Green – press