Il trattore a idrogeno per la logistica industriale
Il progetto H2TowTractor rappresenta un passo significativo nell’evoluzione dei mezzi industriali per la logistica industriale a zero emissioni e la movimentazione merci. Si tratta di una piattaforma di traino elettrica pesante che funziona con l’idrogeno.
L’obiettivo non è solo quello di elettrificare i mezzi da traino, ma di superarne i limiti operativi attraverso un sistema energetico flessibile e scalabile, capace di adattarsi a contesti ad alta intensità operativa come porti, aeroporti e grandi hub logistici.
La particolarità del sistema H2TowTractor è la sua doppia configurazione energetica. Il veicolo può funzionare con un pacco batterie al litio oppure essere equipaggiato con un modulo a idrogeno completamente integrato.
Questo modulo non richiede modifiche strutturali invasive: è infatti progettato come una soluzione “plug & play”, che si inserisce nello stesso vano batteria utilizzando gli stessi punti di fissaggio e connessioni elettriche. Questa scelta progettuale riduce drasticamente i tempi di conversione e permette alle flotte di passare da una tecnologia all’altra senza interrompere le operazioni.
L’introduzione dell’idrogeno consente inoltre un vantaggio cruciale: la continuità operativa. A differenza delle batterie tradizionali, il sistema a celle a combustibile permette cicli di lavoro multi-turno senza lunghi tempi di fermo, rendendo il mezzo particolarmente adatto a contesti logistici ad alta intensità.
Per supportare l’utilizzo diffuso dell’idrogeno, il progetto include una Light Refilling Station, una stazione di rifornimento compatta e trasportabile pensata per flotte di piccole e medie dimensioni.
Il sistema è concepito come un’unità “all-in-one” che integra tutte le fasi della filiera dell’idrogeno:
– elettrolisi dell’acqua tramite tecnologia AEM (Anion Exchange Membrane)
– purificazione fino a livello “fuel cell grade”
– compressione fino a 300 bar
– stoccaggio a bordo sistema
– erogazione diretta ai veicoli
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La capacità produttiva della stazione raggiunge circa 24 kg di idrogeno al giorno, sufficiente per sostenere operazioni multi-turno in ambienti industriali. Il design compatto consente installazioni rapide con interventi infrastrutturali minimi, rendendo la tecnologia accessibile anche in siti non preparati a grandi impianti energetici.
Un aspetto chiave del sistema è la sua manutenzione semplificata, pensata per ridurre i costi operativi e facilitare la diffusione della tecnologia in contesti logistici reali.
La fase di test del progetto si inserisce in un contesto europeo di decarbonizzazione delle attività industriali, con particolare attenzione alle infrastrutture portuali.
La sperimentazione a Bilbao
Il porto di Bilbao ha svolto un ruolo centrale nella sperimentazione, contribuendo a testare l’impiego dell’idrogeno in operazioni complesse dove la elettrificazione diretta risulta difficile. Le aree portuali, infatti, presentano consumi energetici elevati e necessitano di soluzioni capaci di garantire autonomia, rapidità di rifornimento e continuità operativa.
All’interno del terminal di Bunge Ibérica, il Tow Tractor è utilizzato per la movimentazione di attrezzature di servizio alle navi cargo, operando direttamente sulle banchine e nelle aree di piazzale.
Il combustibile è idrogeno verde prodotto da Petronor, mentre le operazioni di distribuzione e rifornimento sono gestite da IBIL, società attiva nella mobilità a idrogeno e controllata da Repsol e dall’Agenzia Energetica Basca.
La dimostrazione in Italia: logistica alimentare e fotovoltaico
Parallelamente ai test spagnoli, il progetto comprende una dimostrazione in Italia presso il CAAB (Centro Agroalimentare di Bologna), uno dei principali mercati all’ingrosso ortofrutticoli europei.
In questo contesto il Tow Tractor è utilizzato per la movimentazione di rimorchi e merci tra banchine di carico, celle frigorifere e magazzini. L’obiettivo è verificare le prestazioni del sistema in un ambiente logistico dinamico e altamente operativo, dove la continuità dei flussi è fondamentale.
La stazione di rifornimento è installata direttamente all’interno del sito ed è alimentata dall’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici già presenti, trasformando l’idrogeno in un vettore energetico realmente rinnovabile e locale.
Questa configurazione permette di analizzare dati reali su:
– riduzione delle emissioni
– disponibilità operativa dei mezzi
– efficienza della produzione on-site
– integrazione tra energie rinnovabili e mobilità industriale
Specifiche tecniche del sistema
Il veicolo H2TowTractor è progettato per applicazioni heavy-duty e presenta caratteristiche pensate per la logistica intensiva:
– capacità di traino fino a 50 tonnellate
– velocità massima 15 km/h
– autonomia superiore a 40 km per rifornimento
– consumo medio: 0,65 kg di idrogeno/ora
– tempo di rifornimento: circa 5 minuti
– stoccaggio idrogeno: 2 kg
– bombola da 41 litri a 300 bar
– dimensioni: 3800 × 1600 × 2500 mm
– peso: 4500 kg
Questi parametri evidenziano un mezzo progettato non solo per la sostenibilità, ma per sostituire soluzioni diesel in contesti operativi reali.
Il progetto è coordinato da AESS – Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena, che svolge il ruolo di regia tecnica e strategica.
La produzione del veicolo è affidata ad ATA Tow Tractor, mentre lo sviluppo della piattaforma a idrogeno è curato da ARCO Technologies, realtà specializzata in fuel cells e sistemi energetici avanzati.
Questa collaborazione tra enti pubblici, industria e centri tecnologici permette di costruire un ecosistema completo che non si limita alla sperimentazione, ma punta alla scalabilità industriale.Il progetto H2TowTractor si inserisce in una fase cruciale della transizione energetica: quella in cui le tecnologie devono dimostrare non solo sostenibilità ambientale, ma anche affidabilità operativa ed economicità.
L’approccio combinato tra elettrico e idrogeno rappresenta una soluzione pragmatica per settori difficili da decarbonizzare, dove la semplice elettrificazione non basta.
Attraverso la produzione locale di idrogeno, sistemi modulari e applicazioni reali in porti e hub logistici, il progetto mostra un possibile modello di evoluzione della logistica industriale del futuro: flessibile, distribuita e a emissioni quasi nulle.
Fonte: Press ATA Tow Tractor











Ma ciò che la rende davvero unica non è la sua architettura o il comfort a bordo, bensì il suo cuore tecnologico. Il vero salto innovativo risiede nell’utilizzo dell’idrogeno liquefatto come fonte energetica primaria e un grande propulsore a fuel cells (pile a idorgeno). A differenza dei combustibili tradizionali, l’idrogeno, quando utilizzato in celle a combustibile, produce energia elettrica senza emissioni dirette di CO₂, rilasciando solo vapore acqueo.Il sistema adottato a bordo combina celle a combustibile di tipo PEM (a membrana polimerica) con una gestione avanzata dell’energia. Questo consente di raggiungere una potenza di circa sei megawatt, sufficiente non solo per la propulsione ma anche per alimentare tutti i servizi di bordo. In pratica, la nave può navigare, sostare in porto e garantire tutte le operazioni quotidiane senza generare emissioni inquinanti.Se l’idrogeno rappresenta una soluzione ideale dal punto di vista ambientale, la sua gestione è tutt’altro che semplice. Il gas deve essere portato e mantenuto a temperature estremamente basse (-253 *C) liquefatto, e ciò richiede sistemi di stoccaggio altamente sofisticati. La vera innovazione introdotta in questo progetto è un sistema containerizzato per il carico e lo stoccaggio dell’idrogeno direttamente a bordo. Questa soluzione consente una maggiore flessibilità logistica e supera uno dei principali limiti della diffusione dell’idrogeno: la complessità della catena di approvvigionamento. Inoltre, si tratta di uno dei primi esempi al mondo di stoccaggio massivo di idrogeno liquido su una nave da crociera, un passaggio fondamentale per rendere questa tecnologia scalabile e replicabile. Uno degli aspetti più rivoluzionari è la possibilità di accedere ad aree marine protette o particolarmente sensibili. I fiordi norvegesi, ad esempio, sono soggetti a normative ambientali sempre più stringenti, che limitano drasticamente le emissioni delle navi. Grazie alla propulsione a emissioni zero, queste nuove unità potranno attraversare tali ecosistemi senza alterarne l’equilibrio. Non è solo una questione tecnica, ma anche culturale: il turismo marittimo si sta adattando a una nuova etica della sostenibilità. Dietro questa rivoluzione non c’è solo innovazione energetica, ma anche una profonda trasformazione industriale. I cantieri navali coinvolti stanno evolvendo verso modelli produttivi sempre più digitalizzati. Automazione, robot collaborativi, realtà aumentata e intelligenza artificiale stanno diventando strumenti quotidiani nella costruzione delle navi. Queste tecnologie permettono di migliorare la precisione, ridurre i tempi di produzione e aumentare la sicurezza dei lavoratori. La Viking Libra rappresenta solo il primo passo di una strategia molto più ampia orientata all’introduzione dell’idrogeno nel settore crocieristico. La nave gemella prevista per il 2027 conferma infatti che non si tratta di un progetto isolato, ma dell’avvio di una vera e propria nuova generazione di unità progettate attorno a sistemi energetici alternativi. A queste si aggiunge un ulteriore programma industriale che guarda al lungo termine, con la pianificazione di nuove navi entro il 2031 e la possibilità di espandere ulteriormente la flotta, segnale evidente di una fiducia crescente nella maturità di queste tecnologie. In questo scenario, il cantiere di Ancona assume un ruolo centrale non solo dal punto di vista produttivo, ma anche simbolico. Qui prende forma una trasformazione che coinvolge l’intero comparto navale, segnando il passaggio da modelli tradizionali a soluzioni integrate basate su sostenibilità, efficienza energetica e innovazione tecnologica. La cerimonia di varo della nave a idrogeno si è svolta alla presenza del Direttore dello Stabilimento di Ancona, 





In alternativa, l’imbarcazione può essere ricaricata alla fonda tramite una normale presa di corrente, garantendo la massima flessibilità operativa in mare. Questo approccio ibrido semplificato consente di combinare i vantaggi dell’elettrico – silenzio, coppia immediata, assenza di vibrazioni – con la rapidità di rifornimento a idrogeno. L’idrogeno è stoccato in quattro serbatoi integrati strutturalmente, completamente nascosti alla vista, per un totale di 32 kg di gas compresso a 350 bar.
Una quantità significativa per un’imbarcazione di queste dimensioni, che consente una velocità di crociera attorno ai 20 nodi e un’autonomia dichiarata fino a 60 miglia nautiche. Numeri che, come sempre, vanno letti in funzione del profilo di utilizzo: velocità, modalità di propulsione e tempi di sosta incidono in modo determinante. Il TYKUN H1 non nasce per lunghe traversate, ma per una navigazione giornaliera consapevole e pianificata, in linea con il concetto stesso di dayboat evoluto ma total green. Uno degli aspetti più rilevanti del sistema è il tempo di rifornimento, in meno di tre minuti. Un dato che risolve uno dei principali limiti della propulsione elettrica pura e che rende l’H1 compatibile con un utilizzo intensivo, anche professionale. La collaborazione con NatPower H, impegnata nello sviluppo di una rete dedicata di stazioni di rifornimento, rappresenta un tassello fondamentale del progetto, sebbene l’infrastruttura di refueling idrogeno sia ancora in fase iniziale. Integrare un sistema a idrogeno su una barca di 12 metri è prima di tutto una sfida progettuale. Il cantiere MED, insieme al designer Tommaso Spadolini, ha lavorato su una struttura in alluminio capace di assorbire la complessità tecnica senza penalizzare volumi, ergonomia e pulizia delle linee. La coperta è stata rialzata di circa 10 centimetri per garantire la corretta ventilazione naturale e forzata dei vani tecnici. Le prese d’aria, fondamentali per la sicurezza, sono integrate nei montanti del T-top, rendendo invisibile ciò che normalmente condizionerebbe il design. È un lavoro di architettura navale raffinata, che attinge all’esperienza del cantiere nella realizzazione di chase boat e unità speciali per grandi yacht. Sul fronte della sicurezza, il TYKUN H1 adotta esclusivamente componenti certificati da enti di classificazione riconosciuti: serbatoi, batterie e celle a combustibile seguono standard già validati in ambito marittimo e sportivo. Il sistema di gestione dell’idrogeno è ridondante, costantemente ventilato e progettato per operare in sicurezza in ogni condizione. L’ispirazione arriva direttamente dalle soluzioni sviluppate per le imbarcazioni della Coppa America, dove l’idrogeno e l’elettrico sono ormai una realtà consolidata.La scelta dell’alluminio non è casuale: oltre a ridurre il peso e migliorare l’efficienza, consente un alto livello di personalizzazione e modularità. Il TYKUN H1 può essere configurato come tender di lusso, chase boat o dayboat autonomo, adattandosi a diversi scenari operativi. Il primo prototipo è atteso per la fine del 2026. I tempi di costruzione stimati variano dagli otto ai dieci mesi, mentre un’eventuale produzione in piccola serie potrebbe ridurre le consegne a sei-otto mesi per unità. Il TYKUN H1 non è solo una barca: è un banco di prova concreto per l’idrogeno applicato alla nautica da diporto. Una dimostrazione che la transizione energetica in mare non è più un esercizio teorico, ma una rotta già tracciata.























