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La sicurezza nella Toyota Mirai a idrogeno fuel cells

L’idrogeno è sicuro?

Questa è la prima domanda che ci si pone quando si apprende che la Toyota Mirai è alimentata a idrogeno e sfrutta la tecnologia delle celle a combustibile.
La risposta è: “Si, è sicuro!” Toyota commercializza i suoi veicoli solo se vengono giudicati assolutamente sicuri.
Negli ultimi dieci anni sono stati testati centinaia di prototipi di Mirai, sottoponendoli a durissime prove su strada, crash test e test per la sicurezza, su qualsiasi tipo di terreno: in quello freddo e rigido della Finlandia settentrionale e in quello caldo torrido della Spagna meridionale. I serbatoi di idrogeno sono stati colpiti con proiettili sparati da armi ad alta velocità.
Il risultato? Mirai ha superato tutti i test con il massimo dei voti. L’alimentazione a idrogeno non ne compromette in alcun modo la sicurezza.

I serbatoi: solidissimi e sensori di idrogeno altamente sensibili
L’idrogeno che alimenta Mirai è conservato ad alta pressione (700 bar) in due serbatoi compatti e leggeri. Toyota li realizza dal 2000 e ha raggiunto alti livelli di solidità e sicurezza.
Il loro primo punto di forza è la struttura in fibra di carbonio. Su di essa è stato realizzato uno strato in fibra di vetro. Qualora il veicolo dovesse essere coinvolto in un incidente, gli eventuali danni a un serbatoio dell’idrogeno sarebbero chiaramente visibili su questo strato. È possibile eseguire dei test per valutare se è stata interessata anche la struttura in fibra di carbonio. La fibra di vetro non contribuisce alla solidità del serbatoio, ma serve ad accertare la sua assoluta integrità. L’intero serbatoio è rivestito in plastica per sigillare ermeticamente l’idrogeno.
Sono stati progettati per resistere fino al 225% della loro pressione operativa: un margine di sicurezza decisamente alto.

I sensori
Nel caso improbabile di una perdita, la Mirai è dotata di sensori ad alta sensibilità che rilevano alche il più piccolo quantitativo di idrogeno. Sono stati installati in posizioni strategiche per rilevare immediatamente la presenza del gas. Nell’improbabile eventualità di una perdita nel sistema di alimentazione, i sensori chiudono immediatamente le valvole di sicurezza e spengono il veicolo.

L’abitacolo
E’completamente separato dalla zona del serbatoio dell’idrogeno per impedire qualsiasi penetrazione dello stesso, che eventualmente si disperderà invece, gradualmente, nell’atmosfera.

Il processo di rifornimento
Rispetta gli standard di sicurezza internazionali E un processo cruciale perché richiede l’intervento umano e, per sua natura, può causare situazioni impreviste e pericolose. Per questo motivo sono state previste diverse precauzioni di sicurezza. L’erogatore di idrogeno è dotato di un blocco meccanico per assicurarne il collegamento ottimale con l’ingresso del serbatoio del veicolo. Il rifornimento non inizia se il blocco meccanico non si inserisce in posizione sicura.
Inoltre, attraverso un impulso di pressione, vengono rilevate eventuali perdite nel sistema tra la stazione di rifornimento e il veicolo. In caso di perdite, il rifornimento si interrompe.

Infine, la velocità del rifornimento è regolata in modo attento per evitare il surriscaldamento durante l’erogazione del gas. I sensori di temperatura installati nei serbatoi di idrogeno del veicolo monitorano che la temperatura non aumenti in modo eccessivo.
Gli standard internazionali SAE J2601, SAE J2799 e ISO 17268 stabiliscono i limiti di sicurezza e i requisiti prestazionali per gli erogatori di idrogeno. Tra i criteri vi sono la temperatura massima del carburante sull’ugello dell’erogatore, la velocità massima del flusso e la velocità massima per l’aumento della pressione.
Non è comunque possibile guidare Mirai con l’ugello del carburante attaccato al veicolo. L’accensione dell’automobile non si inserisce fino a quando l’ugello dell’erogatore non viene rimosso e il tappo del carburante non viene chiuso. Per aumentare la sicurezza, è stato introdotto un ulteriore sistema di controllo nel flessibile che blocca la pompa se il tubo viene tirato con troppa forza durante il rifornimento.

Quando l’idrogeno si incendia, si manifesta con una fiamma localizzata anziché provocare esplosioni improvvise. Infine, i serbatoi di Mirai dispongono di un dispositivo per lo scarico della pressione che rilascia l’idrogeno gradualmente nel caso in cui la temperatura aumenti in modo anomalo, come in presenza di un incendio. Questo sistema impedisce la sovrapressione o le esplosioni, sfatando un altro mito legato all’utilizzo dell’idrogeno.

Riassumendo: l’idrogeno è sicuro, privo di anidride carbonica e può essere ottenuto dalle risorse rinnovabili
e nel funzionamento dell’auto non emette alcun gas dannoso per l’ambiente. Non è un caso che il termine giapponese “mirai” significhi “futuro”.

Fonte: Toyota Motor Company

Contisol, il reattore solare che produce idrogeno H24

Il reattore solare CONTISOL per effettuare reazioni termochimiche ad altissima temperatura può essere una delle soluzioni per un futuro all’idrogeno da energia pulita. Gli scienziati del Centro aerospaziale tedesco a Julich (DLR Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt), in collaborazione con il laboratorio di tecnologia di CPERI / CERTH (Grecia), hanno sperimentato vari tipi di reattori che utilizzano speciali specchi che concentrano l’energia solare su un ricevitore tecnologicamente innovativo. Questi reattori consentono reazioni termochimiche che richiedono temperature fino a 1.500 °C e possono essere utilizzati per produrre idrogeno e quindi energia elettrica in modo più efficiente rispetto al fotovoltaico o eolico. Il sistema è stato realizzato in modo da superare lo svantaggio del sole che tramonta di notte. Justin Lapp, ex DLR, ora professore associato di Ingegneria meccanica presso l’Università del Maine, ha spiegato l’idea principale di CONTISOL. Consiste in due reattori che funzionano insieme. Uno in cui la luce solare effettua le reazioni termochimiche. L’altro che immagazzina energia quando la temperatura scende di notte perché se il reattore si spegnesse occorrerebbe ricominciare le reazioni termochimiche solo la mattina successiva. Invece i due rettori accoppiati assicurano il funzionamento H24.

I reattori solari CONTISOL non hanno bisogno di una turbina meccanica e di un generatore di energia per produrre elettricità da vapore. Consistono solamente di una torre, di un campo solare (di specchi eliostatici), di un ricevitore e della camera per le reazioni termochimiche. A questo si accoppia un sistema di accumulo basato sul calore trasmesso ad uno scambiatore di calore dall’aria (o da altro gas ottenuto dalla termo-reazione come per esempio l’idrogeno per le reazioni termochimiche di scissione dell’acqua).

Il reattore solare CONTISOL può infatti produrre idrogeno come segue: gli specchi del sistema riflettono la luce solare nel ricevitore e scaldano aria in due serie di piccole camere di riscaldamento. L’aria riscaldata ad altissima temperatura viene inviata in parte verso una camera per la reazione termochimica di scissione diretta del vapore d’acqua in idrogeno ed ossigeno (non si tratta di elettrolisi di acqua allo stato liquido ma di reazione termochimica del vapore). CONTISOL raggiunge temperature sopra i 1.100 °C e per produrre idrogeno da solare a concentrazione con zero emissioni. Il sistema non dipendente solo dalla luce diurna grazie all’accumulo di calore ad altissima temperatura (mediante una parte dell’idrogeno ad altissima temperatura prodotto o, per altri tipi di reazioni termochimiche, aria caldissima). L’energia solare concentrata viene quindi usata per rompere i legami dell’acqua producendo idrogeno con altissima efficienza. Il ricevitore, i condotti ed i sistemi di accumulo del calore sono stati ottimizzati sia sotto il profilo del design che di quello dei materiali. Il ricevitore d’aria è costituito da un monolito centrale estruso, in pratica un grande cilindro con molti canali rettangolari più piccoli. Questi canali sono aperti sul davanti per consentire alla luce solare concentrata dagli specchi (opportunamente orientati) di riscaldare l’aria ad altissima temperatura che entra nel cilindro monolitico per la reazione termochimica di scissione che avviene al suo interno. Perché viene utilizzata l’aria come mezzo del primo trasferimento del calore ottenuto dal sole grazie alla concentrazione ? I vantaggi dell’aria sono: non è corrosiva, non deve essere contenuta in un circuito chiuso e se ne ha enorme disponibilità in natura. Si può infatti ottenere aria semplicemente dall’atmosfera e, dopo il riscaldamento ad altissima temperatura, sfruttarla per le reazioni i termochimiche di scissione per poi farla passare attraverso uno scambiatore di calore per l’accumulo notturno di calore ed infine espellerla fresca. Se si usano altri fluidi diversi dall’aria per il trasferimento di calore, occorre che il sistema sia sigillato ovunque perché se si disperde occorre ricomprarlo. Poi, a differenza degli altri fluidi usualmente impiegati per il trasferimento del calore (che possono cambiare la loro struttura molecolare alle altissime temperature), l’aria rimane sempre stabile, anche in quelle condizioni estreme. Infatti la scissione termochimica dell’acqua in idrogeno ed ossigeno non viene effettuata alla temperatura in cui l’acqua è liquida, ma dopo che è entrata nel reattore allo stato di vapore ad alta temperatura. Quindi nel reattore non ci sono i problemi meccanici dovuti alle espansioni dell’acqua dalla fase liquida a quella vapore. Questo rende molto più semplice progettare il ricevitore del sistema CONTISOL. Il prototipo di reattore CONTISOL utilizza come materiale costruttivo il carburo di silicio per realizzazione del ricevitore multicanale che è il fulcro del sistema. Però il carburo di silicio è un po’ difficile da lavorare meccanicamente e si stanno studiando altri materiali. Il prototipo di reattore CONTISOL è stato testato a Colonia, in Germania e funziona con successo a 850 °C su scala di laboratorio (5KW). Le taglie commerciali dei futuri impianti andranno da una potenza di 1-5 MW fino a oltre 100 MW.

 Mondo Idrogeno © Riproduzione riservata

Una joint venture fra Royal Dutch Shell e Toyota per una rete di distributori di idrogeno in USA

Shell e Toyota avviano la realizzazione in California di sette nuovi impianti a idrogeno sulla base di un finanziamento su bando della “California Energy Commission” di 15 milioni di euro (16 milioni in dollari) nell’ambito del programma “Renewable Fuel and Vehicle Technology”. Il bando prevede fondi per complessivi 33 milioni di dollari per lo sviluppo della rete di stazioni di rifornimento per veicoli a idrogeno fuel cell. Shell è già presente in California con due stazioni di idrogeno, entrambe situate a Los Angeles. Toyota è anche in collaborazione con Air Liquide per altri 12 punti di rifornimento a New York, nel New Jersey, Massachusetts, Connecticut, e Rhode Island

Craig Scott, senior manager di Toyota Motor North America, advanced technology vehicle ha chiarito: ”Realizzare una rete di rifornimento accessibile, affidabile e conveniente è la chiave per favorire l’adozione su larga scala di veicoli a celle a combustibile. La partnership con Shell porterà alle infrastrutture di idrogeno in California il contributo delle conoscenze e delle risorse di una grande compagnia petrolifera che ormai guarda anche all’idrogeno per la mobilità.

L’intesa fra Toyota e Shell ci porterà più vicini alla realizzazione di una società dell’idrogeno”. “L’idrogeno diventerà una fonte di energia fondamentale per il trasporto, ne siamo sicuri”, ha dichiarato dal canto suo Kiyotaka Ise, presidente della divisione ricerca avanzata e sviluppo di Toyota.

“Shell vuole essere all’avanguardia della tecnologia dell’idrogeno”, ha affermato Oliver Bishop, general manager della divisione idrogeno della Shell. In Europa la Shell è presente nel consorzio “H2 Mobility Germany” con altri partner industriali ed il sostegno del governo tedesco per lo sviluppo della rete nazionale di rifornimento per l’idrogeno che attualmente è in Germania di 32 stazioni.

Anche tre ingegneri italiani nel team olandese Forze Hydrogen Electric Racing che realizza auto da corsa a idrogeno a fuel cells

All’Università olandese di Delft, dipartimento di Tecnologia stanno facendo sul serio con l’idrogeno. Da oltre 12 anni si susseguono gruppi di studenti che fanno parte di altrettanti team di lavoro per realizzare veicoli veramente innovativi. I primi anni sono stati dedicati alla realizzazione di un Kart a idrogeno, ma lo sviluppo tecnologico è stato estremamente veloce. Si è passati presto dal Kart ad una vettura scoperta tipo barchetta e tra il 2016 e il 2017 il team di quell’anno ha attirato l’attenzione mondiale perché è riuscito a realizzare una vettura a idrogeno coperta del tipo LMP3 (le auto estreme che gareggiano nelle competizioni a ruote coperte tipo Le Mans). La Forze VII ha già raggiunto un record: una vettura di questo tipo a idrogeno non era mai stata realizzata prima nella storia delle corse. Forze è la denominazione scelta dagli studenti per identificare il progetto di auto racing a idrogeno. Al nome va aggiunto il numero progressivo che identifica biunivocamente ogni singolo progetto che non è mai uguale a quello precedente ma ne è sempre una evoluzione. La Forze VII è stata super fotografata in pubblico ed era di colore blu.

La Forze VII a idrogeno è basata su una monoscocca LMP3 del costruttore Adess, raggiunge i 100 chilometri l’ora in meno di quattro secondi e può toccare una velocità di oltre 200 km orari. La potenza di picco della macchina è pari a 190 kW (circa 260 CV). Jan Lammers, ex pilota di Formula 1, ha fiducia nel team. “Gli studenti hanno realizzato progetti sempre migliori, il che è meraviglioso da vedere”. Lammers segue i progetti di Forze dal 2012 con le prove di guida e consulenze agli studenti. “È fondamentale per noi comprendere ciò che un pilota sperimenta e nota durante una prova”, dice il giovane studente Joost Berendsen, che è il capo della parte ingegneria del team. ‘Solo in questo modo possiamo ottimizzare le prestazioni del veicolo.’ Il deputto in pista della Forze VIII è previsto sul TT Circuit di Assen.

 Fra il 2018 e il 2019 è nata l’ultima di questa serie di vetture da corsa a idrogeno a fuel cells sempre più evolute, denominata Forze VIII che competerà effettivamente in alcune gare ufficiali assieme ad auto a combustione interna. Competere nel 2019 in gare ufficiali per un’auto a idrogeno sarà una prima mondiale. Ed è’ una sfida enorme per degli studenti. Che però vogliono mostrare il potenziale della tecnologia dell’idrogeno e naturalmente la loro capacità progettuale che va condivisa con i team che hanno lavorato nei dieci anni precedenti al progetto Forze. La vettura non è più blu, ma rosa perché ill team ha un nuovo sponsor principale per cui la livrea è stata modificata per ragioni di marketing proprio come succede nel mondo delle corse .

Forze è diventata una fondazione che comprende circa 50 studenti. La maggior parte di questi studenti studia alla Delft University of Technology. Il team è multidisciplinare e tutte le facoltà sono rappresentate nella squadra che è gestita dagli stessi studenti che si occupano direttamente, oltre a tutte le parti tecniche, anche degli aspetti gestionali, marketing e acquistii.

La Università di Delft, ha destinato nel campus un intero edificio denominato Dreamhall in cui ha sede la Forze con un proprio ufficio e laboratorio, ma sono presenti altri progetti dell’ateneo. L’università supporta tutti i team con il know-how, le attrezzature e alloggi. Il tutto si svolge in un clima di grande entusiasmo sia da parte degli studenti che da parte di tutto il personale di questa università che, grazie a questi 12 anni di supporto a progetti sempre più avanzati, è diventata una delle più famose del Mondo.

Il team di studenti più recente, denominato XI, è composto da 18 membri. Ogni membro del team ha responsabilità diverse: sei membri seguono la gestione  (sono gli studenti raffigurati nelle prime due file dell’immagine qui sotto). Gli altri dodici sono gli ingegneri a tempo pieno (ultime quattro file di immagini) e sono suddivisi in sette dipartimenti tecnici: dinamica del veicolo, aerodinamica, cella a combustibile, propulsore, elettronica, software di controllo e simulazioni. L’ingegnere capo e il direttore tecnico formano il collegamento tra la direzione e gli uffici tecnici.

Nel team di Forze Hydrogen Electric Racing sono presenti anche tre studenti di ingegneria italiani (ovviamente ormai diventati ingegneri): ing. Lorenza Mottinelli che ricopre il ruolo di Project Manager di Forze Hydrogen Electric Racing (che vive all’Aia), ing. Daniele Tarantini (che vive a Deft , sud Olanda) con l’ing. Andrea De Matteis (che vive all’Aia), entrambi responsabili della divisione Fuel Cell. Andrea e Daniele arrivano da Roma, dove hanno studiato insieme per la laurea triennale a Tor Vergata, con un comune background in Ingegneria Meccanica, Energy & Process Technology; Lorenza invece viene da Ponte di Legno, provincia di Brescia, ed ha conseguito direttamente a Delft la laurea triennale in Ingegneria Aerospaziale.

Il team di Forze VIII

Ogni settembre, all’inizio dell’anno accademico, il team di studenti di Forze viene rinnovata. Il nuovo team viene selezionato dal team precedente per competenza, attitudine al lavoro di squadra e motivazione. Per assicurare una transizione ottimale di conoscenze e responsabilità, i successori lavorano a fianco dei loro predecessori per almeno un mese. Per supportare il team che lavora a tempo pieno vengono coinvolti anche circa 30 studenti part-time.

Fonte: Forze Hydrogen Electric Racing

La più recente Forze VIII a idrogeno fuel cells in una gara ufficiale nel 2019

Honda sbarca in Europa e sceglie anche la Danimarca per i test sull’auto a idrogeno

Le Honda Clarity FC a idrogeno sbarcano in Europa

La Honda Clarity Fuel Cell, l’auto a idrogeno della casa nipponica, rientra nel programma Honda di destinare entro il 2030 almeno il 60% della propria flotta alla tecnologia elettrica.

I primi sei veicoli a idrogeno sono stati consegnati a clienti residenti a Londra e a Copenaghen come previsto dal progetto dimostrativo europeo HyFIVE (Hydrogen for Innovative Vehicles – Idrogeno per veicoli innovativi) che ha l’obiettivo di evidenziare le potenzialità dei veicoli a idrogeno a celle a combustibile e di aumentare la consapevolezza e l’adozione di questa tecnologia

La nuova Clarity Fuel Cell integra i più recenti progressi della tecnologia Honda in questo campo. Un recente test condotto dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA: Environment Protection Agency) ha misurato un’autonomia effettiva della Clarity di 589 km.

Thomas Brachmann, Chief Project Engineer della divisione ricerca e sviluppo di Honda, nonché leader del programma Clarity Fuel Cell in Europa, ha affermato: “Honda è sempre stata all’avanguardia nella tecnologia delle celle a combustibile alimentate a idrogeno, con oltre 30 anni di ricerca e sviluppo alle spalle ed  il progetto HyFIVE è il prossimo passo verso la visione Honda della piena commercializzazione di questa tecnologia”.

Il progetto HyFIVE mira a promuovere l’adozione della tecnologia e dell’infrastruttura a idrogeno a supporto delle vetture a celle a combustibile in Europa. Prevede che 185 modelli di auto a idrogeno a celle a combustibile prodotti da cinque case automobilistiche siano consegnate a clienti privati e ad aziende in Austria, Danimarca, Germania, Italia, Regno Unito e Svezia.

Più in generale Clarity Fuel Cell evidenzia l’impegno della Honda verso l’elettrico,come recentemente annunciato dal suo presidente Takahiro Hachigo “Entro il 2030 il 20% delle vendite mondiali riguarderanno un propulsore elettrico”.

Honda clarity Danimarca

In Danimarca sono state selezionate cinque famiglie per i test su strada delle Clarity Fuel Cell a idrogeno. Il paese scandinavo è stato scelto perché è l’unico in Europa ad avere già disponibili 11 stazioni di rifornimento a 700 bar di pressione nelle città di Koge, Vejle, Slagelse, Holstebro, Herning, Aalborg, Kolding, South Harbor, Esbjerg, Aarhus, Herlev, più altre cinque su strade di elevata percorrenza. In Italia per ora c’è solo una stazione sperimentale a 700 bar vicino a Bolzano.

Thomas Larsen, portavoce di Honda, ha detto che il motivo più importante è che la Danimarca è all’avanguardia in tema di energia rinnovabile, trasporti alternativi e difesa dell’ambiente.

La Danimarca è famosa per la sua costante lotta all’inquinamento e per le biciclette. Il piano per il traffico adottato dal comune di Copenhagen prevede che nel 2025 il 75% degli spostamenti dei cittadini avverrà a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Dal 2050 in poi, come si è detto, si punta a far circolare solo vetture elettriche e a idrogeno.

La Honda Clarity idrogeno fuel cells

La Honda Clarity Fuel Cell, non è ancora commercializzata in Europa e in Giappone costa circa 64mila euro. Il “pieno” di idrogeno alla stazione di servizio dura appena tre minuti. Per i test in Danimarca si usa idrogeno stoccato in grandi serbatoi nelle stazioni di rifornimento e la sua produzione avviene mediante elettrolisi che utilizza energia elettrica da energie rinnovabili ed acqua della rete idrica.

Fonte: Honda Motor Company

Il nuovo progetto integrato idrogeno a Rovereto

Dopo la sperimentazione innovativa dei due autobus a idrogeno a fuel cells in val di Fiemme, Trentino Trasporti, Autostrada A22, Fondazione Bruno Kessler e Habitech hanno avviato un nuovo progetto europeo da 28 milioni per passare alla fase operativa,
L’obiettivo è quello di realizzare un impianto di produzione e distribuzione di idrogeno a Rovereto che servirà una flotta di autobus a idrogeno del servizio pubblico urbano ed alle auto a idrogeno previste in circolazione sull’Autobrennero dal 2025.

Trentino Trasporti formalmente presenterà il progetto, la Fondazione Bruno Kessler terrà i rapporti con la N.Erghy research, organizzazione che sviluppa i progetti basati sulle fuel cell e l’idrogeno per conto della U.E. mentre A22 e Habitech (il centro trentino di trasferimento tecnologico) si occuperanno delle infrastutture necessarie al progetto.

Il progetto prevede 28 milioni a carico dell’Europa e altrettanti a carico del team pubblico-privato trentino. Le previsioni europee prevedono che dal 2025 si assisterà ad uno sviluppo esteso dell’utilizzo dell’idrogeno per i veicoli.

Il progetto consiste nel realizzare un grande impianto di produzione e distribuzione d idrogeno a Rovereto, con il concorso di A22 che è già partner della stazione idrogeno di Bolzano, a partire dai due prototipi minibus a idrogeno a fuel cells forniti in occasione dei mondiali di Fiemme dalla ditta italiana Dolomitech. Per realizzare il progetto, che in questo caso prevede partner europei come richiede la UE, si punta verso una serie di nuovi autobus a idrogeno realizzati con altri partner europei. Gli autobus a idrogeno saranno gestiti dalla Trentino Trasporti.

L’assessore provinciale Gilmozzi ha affermato che i due minibus utilizzati durante i mondiali in val di Fiemme sono stati molto utili per l’immagine internazionale del Trentino e per la sperimentazione che ha avuto pieno successo. I due minibus a idrogeno sono ora mantenuti in efficienza dalla Provincia in attesa della realizzazione di una stazione di rifornimento di idrogeno che restituirà loro una nuova operatività, assieme agli altri autobus previsti dal progetto europeo.

Mondo idrogeno Riproduzione riservata

Idrogeno dal moto ondoso: una nuova fonte pulita

Un team internazionale di scienziati, fra cui anche esperti italiani, ha realizzato un impianto per produrre anche idrogeno mediante elettrolisi dell’acqua con un processo che sfrutta l’acqua del mare per generare l’energia elettrica. I risultati del processo, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.

Come funziona? Il sistema trasforma direttamente l’energia meccanca delle onde del mare in elettricità grazie ad un generatore speciale (GIANT: Generatore Integrato Autonomo Non Tradizionale) che è in grado di produrre fino a 35 mila Kwh ogni anno ed è già in fase di sperimentazione a Venezia nel canale della Giudecca, nel quartiere San Basilio. Il sistema è modulare e si può anche incrementare la potenza installata in un secondo momento.

 L’impatto ambientale è minimo, non servono fondamenta o tralicci, non vi è rumore, non si usano materiali inquinanti, si vede solo un semplice galleggiante.

Il Giant ha una parte fissa chiamata statore e una parte mobile chiamata rotore, montata su galleggianti che producono elettricità in bassa frequenza. Questa elettricità in bassa frequenza va ad un alimentatore che la trasforma in corrente continua e da questo a un inverter che la porta a 220 Volt (o 380 trifase) della linea Enel per la vendita o l’utilizzo in loco. Da questa energia elettrica è possibile ottenere idrogeno senza emissione di anidride carbonica.

La struttura centrale contiene all’interno un generatore di 7 kilowatt di potenza nominale e viene posizionata a livello del medio livello del mare (cioè tenendo conto delle maree). I galleggianti, nella fase discendente dell’onda, trasferiscono la loro energia ad un dispositivo interno alla struttura centrale, tramite i bracci. Con un singolo modulo, data un’onda media di 1 metro di ampiezza ed un periodo di 9 onde al minuto (0,15 hz di frequenza), si può ricavare una energia media giornaliera effettiva (per 24 ore e per 365 giorni all’anno) di circa 4 Kwh, sui 7 Kw nominali di potenza installata, per una produzione di circa 35.000 Kwh all’anno di energia. Nei tratti di mare, in cui l’onda media è maggiore, si può ovviamente ottenere una potenza superiore. I moduli, opportunamente distanziati l’uno dall’altro possono essere moltiplicati per formare centrali, in funzione delle esigenze.

L’idrogeno ottenuto dall’energia elettrica prodotta dall’onda marina è totalmente pulito e può alimentare i “vaporetti” elettrici a idrogeno a fuel cells di cui è stato prodotto di recente a Venezia un primo esemplare attualmente in sperimentazione

Fonte: Venezia today

Audi e Hyundai, accordo per l’auto a idrogeno

Le due Case automobilistiche hanno siglato una collaborazione con lo scambio di brevetti e di tecnologie riguardanti il sistema d trazione a idrogeno a celle a combustibile (fuel cells).

Hyundai fornirà all’Audi il suo know-how sviluppato a partire dai primi modelli del 2013 fino alle più recenti Ix35 e Nexo a idrogeno e fuel cell. Audi metterà a disposizione di Hyundai le conoscenze tecnologiche frutto delle ricerche in tema idrogeno.

 “Le fuel cells costituiscono il sistema di propulsione più efficiente del mondo e la relativa tecnologia sarà fondamentale per la prossima mobilità elettrica a zero emissioni “, afferma Peter Mertens, responsabile della ricerca avanzata e membro del consiglio di amministrazione di Audi “la collaborazione con Hyundai offre la possibilità di accelerare l‘impiego di questa tecnologia ad un costo ragionevole”.

Audi ha lavorato sulla tecnologia a idrogeno per quasi 20 anni, iniziando con la A2H2 del 2004, seguita dalla Q5 HFC nel 2008 e dalla A7 Sportback H-tron quattro del 2014 è ha partecipato al salone di Los Angeles con un prototipo elettrico, con estensione di autonomia a idrogeno a fuel cells (celle a combustibile).

“Crediamo che la collaborazione con Audi avrà successo e permetterà di diffondere i veicoli a fuel cells a idrogeno nel Mondo” – sostiene Euisun Chung, vicepresidente Hyundai – I veicoli a idrogeno fuel cells sono il modo più rapido per procedere verso un mondo di trasporti a emissioni zero”.

Audi sta sviluppando la tecnologia a celle a combustibile a idrogeno all’interno del centro di ricerca Fuel Cell Competence di Neckarsulm, vicino a Stoccarda. Il primo modello a idrogeno fuel cells di Audi dovrebbe arrivare sul mercato all’inizio del 2020. Sarà un SUV sportivo elettrico con elevata autonomia di marcia.

L’idrogeno è la scelta tecnologicamente migliore per l’autonomia extraurbana delle grosse berline che pesano oltre 2 ton perché il loro peso sarebbe ancora maggiore avendo a bordo con le batterie agli ioni di litio. Invece il sistema di trazione a fuel cells è leggerissimo e poco ingombrante. Ma, senza una adeguata rete per il rifornimento, il mercato delle auto a idrogeno non potrà diffondersi nel mercato su larga scala.

Fonte: Hyundai Motor Group e Audi AG

(Ndr) La tecnologia full cells a idrogeno della Hyundai era stata anche nel mirino del compianto Marchionne che, non molto prima di morire, aveva avviato una importante trattativa con la Casa sud coreana per portare in FCA la tecnologia a idrogeno fuel cells.

Una nuova joint venture Hyundai in Svizzera per promuovere l’idrogeno in Europa

Hyundai punta decisamente sull’idrogeno. Dopo il recente lancio della Nexo a idrogeno e fuel cells, ha creato  una Joint Venture con H2 Energy (associazione svizzera) per sviluppare la mobilità a idrogeno in Europa.

L’accordo denominato “Hyundai Hydrogen Mobility” si basa sulla fornitura di 1.600 veicoli a idrogeno (in prevalenza camion) che saranno noleggiati dalla H2 Energy. Questa associazione gestisce la maggioranza delle stazioni di rifornimento in Svizzera.

 

In Cheol Lee, vice presidente esecutivo della divisione veicoli commerciali di Hyundai Motor, ha dichiarato che il progetto non si limita alla sola Svizzera, ma sarò esteso anche in altri Paesi europei.

La Joint Venture si propone di sviluppare il mercato dei mezzi pesanti a idrogeno a fuel cells. Hyundai, dopo essere stata la prima azienda automobilistica ad entrare in Europa con la IX35 a idrogeno e fuel cells. Veicolo basato sul suo know-how proprietario della  architettura di powertrain a idrogeno che aveva destato grande interesse nel compianto Marchionne, tanto da portare FCA ad un pre-accordo con Hyundai per sfruttare insieme tale tecnologia da implementare in alcuni modelli.

Mondo idrogeno da: Hyundai Motor Group

Consegnato all’autostrada del Brennero il primo suv a idrogeno Hyundai Nexo.

Il 25 marzo 2019 è’ stato consegnato ad Autostrada del Brennero Spa da parte di Andrea Crespi, Direttore Generale di Hyundai Italia, il primo esemplare ‘italiano’ della Hyundai NEXO a idrogeno fuel cells.
Nel 2017 erano già stati consegnati due esemplari di Hyundai ix35 a idrogeno Fuel Cell – il primo modello a idrogeno della casa coreana. La nuova Nexo H2 è il risultato più aggiornato  di vent’anni di ricerca e sviluppo di Hyundai nel settore delle auto a idrogeno.

Nexo a idrogeno ha una autonomia dichiarata di 666 chilometri ed il pieno si può fare in cinque minuti (per ora in Italia solo alla stazione di rifornimento di Bolzano). Prossimamente sono in programma altri due stazioni di riformnimento: a MIlano e a Roma. A bordo è presente anche una batteria che accumula l’elettricità generata dal sistema di recupero delle frenate e delle decelerazioni (Kers) e la restituisce in accelerazione.

Alla stazione di Bolzano l’idrogeno viene venduto a 13,77 € al kg (con un kg di idrogeno si percorrono circa 100 km per cui si spende circa 1 € per 10 km), circa come per un’auto a combustione interna. Però la Nexo è elettrica e completamente a emissioni zero.

Hyundai ha in programma di produrre entro il 2025 18 nuovi modelli con diversi sistemi di trazione molto innovativi: elettrici a idrogeno fuel cell, full electric e ibridi plug-in.

Fonte: Hyundai Motor Group Italia