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I droni a idrogeno (video all’interno dell’articolo: i droni in costruzione ed in volo)

In qualsiasi modo si utilizzino i droni elettrici, sia nel tempo libero che per lavoro, è ben noto che il limite di questi oggetti volanti è rappresentato dalla durata nella batteria. Il range di autonomia di un drone è compresa fra i circa 10 minuti dei modelli-giocattolo a circa mezz’ora per quelli professionali più avanzati. Aumentare la dimensione della batteria ha un evidente limite. Infatti un drone con una batteria più capiente peserà ovviamente di più e quindi sarà anche necessaria più energia elettrica per volare. L’energia immagazzinata nelle batterie basate sulla tecnologia più recente (es.polimeri di litio) è direttamente proporzionale al suo peso. Per ottenere una autonomia molto maggiore, a parità di peso, la soluzione è solo l’idrogeno con le fuel cells (pile a combustibile).

Di recente alcune aziende, nel mondo, hanno realizzato i primi droni a idrogeno che possono avere un notevole sviluppo nel settore degli impieghi professionali dei droni.

L’europea Intelligent Energy è una società di ingegneria inglese focalizzata sullo sviluppo e la commercializzazione delle celle a combustibile di tipo PEM (fuel cells a membrana polimerica) per le applicazioni più differenti: dai veicoli stradali agli impieghi stazionari. Le celle a combustibile della Intelligent Energy permettono di estendere i tempi di volo dei droni superando le limitazioni delle batterie. Sono state raggiunte percorrenze di volo oltre tre volte superiori a quelle fornite dalle batterie. I droni a idrogeno permettono anche di trasportare carichi più pesanti rispetto ai droni solo a batteria.

Le celle a combustibile (fuel cells) a idrogeno della Intelligent Energy alimentano motori elettrici a corrente continua e costituiscono la base di una powertrain semplice, economica, robusta e leggera perché l’idrogeno è contenuto in una piccola bombola in materiale composito a bassissimo peso specifico ma molto robusto (il materiale di cui sono costituite le formula 1). Questi droni hanno un rapporto fra l’energia disponibile a bordo e il loro peso molto più favorevole rispetto a quelli a batteria e inoltre possono essere riforniti in pochi minuti mentre i droni a batteria richiedono qualche ora. La gamma della Intelligent Energy comprende fuel cells con potenza da 600 Watt a 2,4 kW con il rendimento più alto rispetto alla concorrenza. Si tratta inoltre di fuel cells modulari, il che significa che è possibile collegare in parallelo due fuel cells da 2,4 kW per ottenere una potenza di 4,8 Kw senza alcun hardware aggiuntivo.

Fonte: Press Intelligent Energy

 

Hycopter è invece un altro drone alimentato a idrogeno sviluppato dalla Horizon Energy Systems di Singapore. Pesa circa 5 kg ed ha un’autonomia di circa 4 ore.Può portare fino a 1 kg di carico (in questo caso la durata del volo scende a 2 ore e mezza).

L’idrogeno, (quantità 120 grammi a 350 bar di pressione), è posizionato direttamente nel telaio del drone che ha quattro eliche. La ditta ha scelto di contenere l’idrogeno all’interno di due tubi cilindrici che collegano fra loro le barre dove sono posizionate le eliche. L’idrogeno viene convertito in energia elettrica mediante la cella a combustibile che, a sua volta, si trova posizionata tra i tubi contenenti idrogeno.

 

Hycopter da il meglio di sé nelle attività che implicano voli di distanza maggiore e tempi superiori, come ad esempio le fasi di mappatura del territorio.

Nella foto (da sinistra) Yim Wai Tsyu, 25 anni, operatore di droni, Taras Wankewycz, CEO di Horizon Energy Systems, e Li Aidan, ricercatore senior. Stanno sviluppando un drone che può volare senza sosta dalla Scozia alla Norvegia per 300 km senza fermarsi e senza fare rifornimento. Il volo sul Mare del Nord utilizzerà una fuel cell sviluppata a Singapore molto leggera che può funzionare alimentata da idrogeno per 12 ore. Il progetto nasce da una collaborazione tra Horizon e lo sviluppatore di droni scozzese RaptorUAS. Insieme stanno lavorando con la Northern Colorado Search and Rescue, con sede negli Stati Uniti, per testare questi droni a lunga durata. L’idrogeno e la lunga durata dei voli rendono il drone uno strumento di supporto ideale anche nelle difficili operazioni di ricerca e salvataggio su vaste aree di mare o di terra. Le celle a combustibile prodotte dalla Horizon hanno potenza compresa fra 1 kW a 5 kW e possono essere utilizzate in droni che pesano fino a circa 5 kg. Horizon ha lavorato con molte aziende aerospaziali del mondo, compresa la Nasa. Il signor Wankewycz ha detto: “C’è molto interesse per i droni perché è un mercato che sta emergendo ora. Grandi aziende come il gigante dell’e-commerce Amazon stanno per impiegare droni per la consegna, il che alimenterà ulteriormente il loro mercato”.

La strategia di Horizon è quella di fornire sistemi di droni che si integrano fra loro mediante il software di controllo di ogni singolo drone. I droni saranno perciò in grado di comunicare con i sistemi di sensori a terra per raccogliere dati che possono essere analizzati per fornire informazioni in tempo reale. I droni possono essere programmati per volare ad intervalli specifici per raccogliere dati che vengono poi inviati in wireless all’ufficio. Possono anche essere dotati di telecamere per l’uso nella sicurezza nazionale, per il pattugliamento di aree remote o per il controllo visivo della folla. Si possono utilizzare i droni a idrogeno anche per motivi di sicurezza, come il pattugliamento di un complesso industriale o di un impianto nucleare. Oppure possono essere utilizzati per l’ispezione di oleodotti e confini in aree remote.

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Idrogeno da rinnovabili. Snam entra nella britannica ITM Power, uno dei maggiori produttori del mondo di elettrolizzatori

L’accordo, annunciato nei gg scorsi, si basa su un investimento di 33 milioni della Snam nel capitale azionario della ITM Power Plc società inglese quotata alla London Stock Exchange AIM (Alternative Investment Market). ITM Power ha una capitalizzazione di borsa di circa 1,4 miliardi di sterline ed è fra i maggiori produttori al mondo di elettrolizzatori. Ha annunciato lo sviluppo di diversi progetti nel periodo 2021-2025 per la produzione di idrogeno da rinnovabili da fonti rinnovabili tramite elettrolisi dell’acqua.

Con l’investimento di 33 milioni di euro la Snam sottoscrive una parte dell’aumento di capitale di 165 milioni di euro deliberato di recente da ITM Power per finanziare una ulteriore espansione a livello mondiale della propria produzione di elettrolizzatori necessari per ottenere idrogeno dall’acqua.

Snam è da tempo interessata a sviluppare una propria strategia che ha come obiettivo lo sviluppo di una catena di valori legata al tema idrogeno. In particolare Snam acquisirà anche competenze e forniture da ITM Power per lo sviluppo di idrogeno da rinnovabili con elettrolizzatori a tecnologia “a membrana” (PEM – Proton Exchange Membrane) fino a 100 MW di potenza. L’accordo fa seguito al recentissimo lancio della Hydrogen Strategy da parte della Commissione europea, che prevede al 2030 lo sviluppo di 40 GigaWatt (40.000 MWatt) di potenza installata in elettrolizzatori per idrogeno verde nell’U.E..

Francia, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito, Portogallo e Spagna, hanno già annunciato l’avvio di piani per lo sviluppo dell’idrogeno per un totale di investimenti che potrebbero raggiungere i 180 miliardi di euro al 2030. L’obiettivo dichiarato è quello di “virare” decisamente l’economia della U.E. verso l’idrogeno prodotto da rinnovabili. Sia per applicazioni veicolari che stazionarie. La ITM Power realizza anche stazioni di rifornimento di idrogeno e diversi osservatori ritengono che la Snam si appresti, fra i suoi vari progetti “idrogeno”, anche a supportare la creazione e lo sviluppo di una rete di distribuzione per veicoli a idrogeno sia in Italia che a livello internazionale.

“L’accordo con ITM Power, uno dei principali produttori globali di elettrolizzatori – commenta l’amministratore delegato di Snam, dott.Marco Alverà – è il primo investimento estero di Snam nel settore dell’idrogeno e si affianca a quelli che stiamo realizzando per sviluppare la nostra infrastruttura per impiegare anche questo nuovo vettore energetico pulito. Vogliamo sviluppare nuovi progetti e contribuire a sostenere la filiera idrogeno a livello internazionale e soprattutto in Italia, che ha l’opportunità di diventare un hub dell’idrogeno da rinnovabili tra Europa e Nord Africa.” ITM Power ha più di dieci anni di esperienza nello sviluppo di grandi elettrolizzatori per la produzione di idrogeno attraverso il processo di elettrolisi dell’acqua. La società inglese, nonostante il settore dell’idrogeno verde sia nella fase iniziale di sviluppo, è già presente sul mercato globale con diverse partnership con primari operatori energetici internazionali. ITM Power, inoltre, sta sviluppando nel Regno Unito una nuova gigafactory che raggiungerà entro il 2024 una capacità produttiva annua fino a 1 GW complessivo.

Snam è una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo nonché una delle maggiori aziende quotate italiane per capitalizzazione. Tramite le proprie consociate internazionali, opera anche in Francia, Regno Unito, Austria, Emirati Arabi Uniti Cina, Grecia e Albania. Prima in Europa per la sua rete di distribuzione di gas naturale e capacità di stoccaggio, la società è anche tra i principali operatori nella rigassificazione del metano liquido. Nell’ambito di un piano da 6,5 miliardi di euro previsto al 2023, Snam investirà 1,4 miliardi nel progetto SnamTec finalizzato all’innovazione e allo sviluppo dei nuovi business della transizione energetica, dalla mobilità sostenibile al biometano, all’efficienza energetica e a promuovere lo sviluppo dell’idrogeno per favorire la decarbonizzazione del settore energetico e dell’industria. ITM Power Plc fornisce soluzioni energetiche integrate basate sull’idrogeno per il bilanciamento della rete, lo stoccaggio di energia e la produzione di idrogeno rinnovabile per trasporti e calore rinnovabile. Nel settembre 2015, ITM Power ha firmato un accordo con Shell riguardante stazioni di rifornimento a idrogeno (esteso a maggio 2019 includendo anche autobus, camion, treni e navi). ITM Power sta completando la più grande fabbrica di elettrolizzatori del mondo a Sheffield con una capacità di produzione fino a 1 GW (1.000 MW) all’anno. I clienti e i partner di ITM Power includono Sumitomo, Engie, Linde, Toyota, Honda, Hyundai tra gli altri.

Fonti: Press Snam -ITM Power

Il carrello elevatore a idrogeno realizzato a Bologna

La Toyota Material Handling forklift ha realizzato nella sua sede di Bologna un carrello elevatore per la movimentazione delle merci ad emissione zero e ad elevata autonomia grazie alla tecnologia a idrogeno e celle a combustibile (fuel cells). La presentazione del primo prototipo è avvenuta a Keynergy-Ecomondo nell’area dedicata all’idrogeno prodotto da energie rinnovabili promossa dal nostro magazine Mondo Idrogeno 360° e coordinata dal suo fondatore ing. Enzo Rossi.
Toyota Material Handling è leader nelle soluzioni innovative in campo energetico della propria gamma di prodotti. La tecnologia delle celle a combustibile sfrutta l’alimentazione a idrogeno per offrire ridotte emissioni nocive e maggiore produttività.
Assieme ad altri partner internazionali, Toyota Material Handling è tra i sostenitori del progetto europeo HAWL (Hydrogen And Warehouse Logistics) che ha l’obiettivo di contribuire ad aumentare in tutta Europa la consapevolezza dei benefici della tecnologia fuel cell applicata ai carrelli elevatori. Nei carrelli elevatori a fuel cell l’idrogeno viene erogato da un serbatoio a pressione molto leggero ed affluisce insieme all’aria (ossigeno) alle celle a combustibile. Queste ultime, combinando idrogeno ed ossigeno, producono energia elettrica grazie ad una reazione controllata. Tale energia viene quindi erogata al motore elettrico di trazione per la traslazione del carrello elevatore ed al motore elettrico della pompa per le operazioni di sollevamento e brandeggio.


Nel settore dei carrelli elevatori la tecnologia delle celle a combustibile ad idrogeno presenta diversi vantaggi rispetto ai tradizionali combustibili e sistemi di trazione.
L’uso dell’idrogeno permette la riduzione delle emissioni di CO2. Il rifornimento richiede pochi minuti. Questo significa che gli utenti possono contare su elevate funzionalità e produttività ad emissioni zero, operando in qualsiasi fabbrica senza generare alcun rumore.
Gli attuali carrelli elevatori elettrici sono alimentati da grandi batterie piombo-acido che hanno un’autonomia di 5-6 ore e un tempo di ricarica di 8-12 ore. Per i clienti con cicli lavorativi intensi, su 2-3 turni giornalieri, il ricorso a batterie supplementari risulta quindi inevitabile. Questo implica una complicazione delle attività operative (integrazione di processi di sostituzione batterie). L’utilizzo dell’idrogeno con le celle a combustibile (fuel cells) elimina le emissioni di CO2 e, al tempo stesso, incrementa la produttività rispetto ai tradizionali carrelli elevatori elettrici.
in particolare per le applicazioni che necessitano di utilizzare il carrello elevatore su più turni consente la ricarica in appena 3 minuti. Inoltre, questi carrelli possono essere utilizzati addirittura come generatori di corrente in caso di necessità o emergenze.
E’ di pochi mesi fa la notizia che per Toyota la conversione dei carrelli elettrici tradizionali, dotati di batterie al piombo acido, in carrelli elevatori a idrogeno fuel cell è già cominciata in tutto il mondo: nello stabilimento di Motomachi in Giappone- dove viene anche prodotta l’auto a idrogeno Toyota Mirai – già da quest’anno vengono utilizzati 2 carrelli a idrogeno a celle a combustibile.
E in Europa? Anche nel Vecchio Continente la nuova tecnologia a idrogeno è oggetto di numerosi test ed applicazioni mirate in diverse nazioni. In particolare, nel polo logistico francese di Neuville aux Bois, Toyota e FM Logistic, hanno lanciato un progetto pilota che prevede l’adozione di una flotta di 10 carrelli dotati di tecnologia fuel cell. Su una superficie di 85.000 m2, in questo centro distributivo vengono impiegati circa 90 carrelli elevatori su più turni operativi. Il progetto, una volta terminata con successo la fase di test, prevede la conversione di tutti i carrelli di quel polo logistico in carrelli a idrogeno fuel cell. Ciò ne farebbe il primo sito in Europa ad utilizzare esclusivamente carrelli ad idrogeno.


Ma non è tutto. Toyota ha consegnato alla azienda finlandese Woikoski il primo carrello fuel cell d’Europa impiegato in un ambiente di produzione. Questa linea di carrelli a idrogeno è progettata e prodotta nello stabilimento Italiano di Bologna. Il managing director di Woikoski, Kalevi Korjala, ha dichiarato: “Il carrello elevatore a idrogeno a celle a combustibile fornito da Toyota Material Handling Europe di Bologna rappresenta un passo considerevole per lo sviluppo della tecnologia idrogeno fuel cell”.

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La rivoluzione europea a idrogeno. Il piano U.E. da 180 miliardi

L’obiettivo del piano europeo presentato quest’anno è quello di sviluppare in Europa sia la produzione che la domanda di idrogeno “green” per i veicoli, i trasporti delle merci su strada, la navigazione e gli aerei. Ma anche nelle industrie (siderurgia, chimica etc…) le cui trasformazioni richiedono elevati consumi elettrici e nelle applicazioni energetiche stazionarie (riscaldamento civile e abitativo). E’ stata varata una “Alleanza per l’idrogeno pulito” fra industrie pubbliche e private per perseguire l’obiettivo di produrre l’idrogeno “verde” da elettrolisi sfruttando l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, riducendo al minimo l’idrogeno prodotto dalle fonti fossili (metano) che provoca emissioni di CO2. La U.E. intende sostenere la diffusione delle energie rinnovabili e degli elettrolizzatori per produrre idrogeno green. Per quanto riguarda le infrastrutture per il trasporto e l’accumulo dell’idrogeno la U.E. si propone di adattare gli impianti esistenti come i gasdotti e gli impianti per il gas naturale liquefatto (Gnl) all’idrogeno.

La commissione U.E. prevede tre tappe per la creazione di un mercato dell’idrogeno pulito, con traguardo al 2050. La prima tappa (dal 2020 al 2024) prevede incentivi per una produzione di idrogeno per elettrolisi con l’installazione in tutta Europa di elettrolizzatori per 6 milioni di kW entro il 2024, per produrre almeno un milione di tonnellate di idrogeno da energie rinnovabili. Il secondo step (2024-2030) l’installazione di elettrolizzatori per 40 Gigawatt per produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile. Dal 2030 al 2050 è prevista la diffusione dell’idrogeno su larga scala in tutti i settori. L’idrogeno sarà prioritario negli investimenti U.E. come il Recovery fund, i fondi per l’innovazione e i programmi di ricerca U.E. Horizon. L’Unione europea, attraverso l’impiego diffuso dell’idrogeno, ha come obiettivo una trasformazione epocale dell’intero sistema energetico dalle fonti fossili, che attualmente sono responsabili del 75% dei gas serra.

 

La European Clean Hydrogen Alliance è un nuovo organo europeo costituito da manager, autorità nazionali e Banca europea per gli investimenti, che si propone di incentivare la diffusione dell’idrogeno prodotto da energie rinnovabili. L’idrogeno prodotto da rinnovabili (che non sono costanti) può essere immagazzinato per gestire i picchi di domanda e di produzione elettrica per applicazioni industriali, per i treni e per i camion a idrogeno. “Per sostenere questa rivoluzione all’idrogeno, la European Clean Hydrogen Alliance svilupperà i vari progetti utilizzando investimenti europei che potrebbero raggiungere un importo globale dai 180 fino a 470 miliardi di euro entro il 2050” – ha dichiarato il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton. L’Italia è ampiamente dotata di fonti rinnovabili e sfruttando la sua posizione nel Mediterraneo potrebbe trasportare via nave idrogeno prodotto in Nord Africa da rinnovabili ad un costo ridotto. Tra le aziende italiane coinvolte nel progetto U.E. e che si sono dichiarate subito molto motivate al suo sviluppo ci sono la Snam, l’Enel ed Eni.

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La Papamobile a idrogeno

Città del Vaticano (7/10/2020) –

Una Papamobile a idrogeno, basata sulla Toyota Mirai con il sistema di trazione idrogeno a fuel cells, è stata donata al Papa dalla Conferenza Episcopale del Giappone. La cerimonia di consegna si è svolta il 7 Ottobre davanti alla Casa Santa Marta, la residenza scelta nella Città del Vaticano dal Santo Padre, al momento del suo insediamento.

Si tratta di una delle due Papamobili basate sulla Toyota Mirai (“mirai” in giapponese significa “futuro”), costruite dalla Toyota in occasione del viaggio del Papa lo scorso anno in Giappone. Le due Papamobili a idrogeno erano state donate nell’occasione alla Conferenza Episcopale Giapponese. Alla cerimonia erano presenti il prelato Domenico Makoto Wada, in rappresentanza della Conferenza Episcopale giapponese, l’ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede: Seiji Okada,  una delegazione di sei esponenti giapponesi della Toyota Motor Japan, guidata da Miguel Fonseca, senior vice president di Toyota Motor Europe e l’Amministratore delegato della Toyota Motor Italia, dott. Mauro Caruccio.

La Papamobile a idrogeno, ovviamente di colore bianco, ha una lunghezza di 5,1 metri e raggiunge un’altezza di 2,7 metri per il caratteristico tetto di protezione per gli spostamenti del Papa nei viaggi pastorali e fra la folla, all’interno della piazza del Vaticano. La vettura è elettrica con celle a combustibile (fuel cells), completamente silenziosa e non inquinante. Il pieno di idrogeno le garantisce un’autonomia di circa 550 km e come emissioni solo qualche goccia d’acqua tiepida. L’adozione del Papa della Papamobile a idrogeno vuole essere un chiaro invito ai Costruttori di auto al rispetto dell’ambiente, tema centrale della sua enciclica “Laudato si’ “. Ma anche un richiamo generale ad orientare le tecnologie di questo secolo verso la salvaguardia della Terra e di tutti gli esseri viventi. Il titolo dell’enciclica è derivato dal “Cantico delle creature” di San Francesco, che già nel 13 secolo si occupava di rispetto dell’ambiente e del Creato. L’enciclica è un inno all’ecologia e alla salvaguardia della natura. Ma anche un invito a cambiare il nostro stile di vita per custodire la casa comune dell’Umanità.

La fornitura dell’idrogeno per la Papamobile sarà assicurata da una piccola stazione di rifornimento idrogeno che è presente da qualche anno a Roma. Ma si prevede anche una produzione di idrogeno totalmente green (da solare con elettrolisi) nello stesso Vaticano.

Lo Stato del Vaticano è dotato da qualche anno di un sistema fotovoltaico costituito da 2.400 moduli solari che occupano armoniosamente una superficie di 5.000 mq, (circa quella di un campo da calcio). Il sistema produce 442 mila kWh di energia elettrica totalmente pulita, di cui una parte è facilmente trasformabile, mediante elettrolisi, nell’idrogeno necessario per alimentare le fuel cells della Papamobile.

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Fonti: Ansa news e Toyota Motor Group (press)

HYRAZE LEAGUE: La nuova serie racing a idrogeno fuel cells

Stoccarda, agosto 2020 – Quando la HYRAZE League sarà lanciata nel 2023, sarà la prima serie di corse automobilistiche al mondo a utilizzare l’idrogeno prodotto in modo ecologico come fonte di energia. Segna la nascita di una forma di sport motoristico praticamente a emissioni zero, sicuro e sostenibile, che offre un intrattenimento all’avanguardia. Le gare si svolgeranno con auto a idrogeno da 800 CV. L’energia per la trasmissione a zero emissioni è fornita dall’idrogeno verde, che viene convertito in elettricità nelle celle a combustibile dell’auto, che azionano quattro motori elettrici. ADAC e.V., DEKRA SE, DMSB e.V., HWA AG, Schaeffler AG e WESA hanno unito le loro forze per presentare il futuro dello sport motoristico sostenibile.
Anche il sistema frenante delle vetture a quattro ruote motrici sarà unico di questo tipo nelle corse automobilistiche internazionali. La polvere dei freni viene catturata nell’auto e successivamente smaltita in modo neutro per l’ambiente. Anche gli pneumatici speciali sviluppati a partire da materie prime rinnovabili riducono l’usura e la quantità di inquinamento da polveri sottili.
Le parti del telaio sono realizzate in un composito di fibre naturali e possono essere progettate liberamente dai team. Una chiara regolamentazione dell’aerodinamica garantisce che non si verifichi alcuna costosa competizione aerodinamica, nonostante la libertà di progettazione dei telai. La HYRAZE League vule essere una forma di sport motoristico sostenibile, rispettosa dell’ambiente e guidata dalla tecnologia, che garantisce praticamente pari opportunità a dilettanti e professionisti.
Diversi partner forti stanno raccogliendo la sfida di sviluppare insieme questo progetto rivoluzionario, al fine di riallineare le corse automobilistiche con lo spirito del tempo.
La serie di gare prevede di rinunciare alla deportanza: questo renderà più facile il sorpasso e garantirà l’azione in pista. La mancanza di deportanza significa distanze di frenata più lunghe, il che va a vantaggio del recupero energetico ottimizzato attraverso la rigenerazione. L’energia raccolta durante la frenata viene accumulata in batterie compatte e ad alte prestazioni. Ciò significa massima efficienza e allo stesso tempo risparmio di risorse.
DEKRA e DMSB hanno sviluppato parametri di sicurezza specifici per questo tipo di gare. L’attenzione si è concentrata principalmente sulla protezione dei componenti a idrogeno, dei piloti e degli spettatori. Gli elementi flessibili dissipano l’energia in caso di incidente, mentre una struttura in carbonio estremamente rigida protegge efficacemente il serbatoio dell’idrogeno in fibra di carbonio da qualsiasi collisione.


Schaeffler, fornitore leader mondiale del settore automobilistico, è coinvolto nel progetto in qualità di partner innovativo e tecnologico per i motori elettrici e lo sterzo. Il sistema steer-by-wire implementato nell’auto gestisce lo sterzo attraverso impulsi elettronici. Questo permette di eliminare completamente il collegamento meccanico del piantone dello sterzo – una grande innovazione per l’automotive. La HYRAZE League vuole applicare le più recenti tecnologie anche per dare un importante impulso al trasferimento tecnologico, rendendo così la piattaforma di sviluppo ideale per la mobilità del futuro.
Hermann Tomczyk, presidente dell’ADAC Sports che organizza ogni anno più di 2500 eventi motoristici:
“Siamo stati immediatamente colpiti dal concetto visionario della HYRAZE League. La combinazione di corse automobilistiche reali con le nuove tecnologie. La HYRAZE League è un vero e proprio passo pionieristico nel mondo degli sport motoristici e permetterà a un ampio gruppo target di sperimentare tecnologie affascinanti e orientate al futuro-.
Fondata nel 1925 a Berlino come “Deutschen Kraftfahrzeug-Überwachungs-Verein e.V.”, DEKRA è diventata una delle organizzazioni di esperti leader a livello mondiale. Quasi 44.000 collaboratori sono impiegati in circa 60 paesi dei cinque continenti. Con esperti qualificati e indipendenti, DEKRA lavora per rendere il mondo più sicuro – sulle strade, sul lavoro e a casa.
Clemens Klinke, membro del consiglio di amministrazione di DEKRA:
“Il nostro coinvolgimento nella HYRAZE League è un’estensione dell’impegno nel settore degli sport motoristici, radicato in DEKRA da decenni. Il motorsport rimane una piattaforma ideale per il progresso tecnologico. Il progetto ci offre l’opportunità unica di promuovere lo sviluppo di competenze nel campo della tecnologia della sicurezza – un settore che sta diventando sempre più complesso. L’attenzione alla sostenibilità e al trasferimento di tecnologia verso la produzione in serie rende la HYRAZE League un’aggiunta ideale ai nostri impegni esistenti”.
La competizione sportiva ha bisogno di regole e di arbitri che garantiscano il rispetto di tali regole. Nel motorsport tedesco, questo ruolo viene assunto dal Deutscher Motor Sport Bund (DMSB): esso concede licenze per piloti e circuiti, addestra i funzionari, definisce i regolamenti, e quindi stabilisce i parametri per un motorsport sicuro ed emozionante. Dr. Gerd Ennser, membro del Comitato esecutivo del DMSB per lo sport automobilistico: “La HYRAZE League vede il lancio di un progetto pionieristico in due sensi per lo sviluppo dello sport automobilistico tedesco e internazionale: la tecnologia all’avanguardia dell’idrogeno sarà utilizzata in pista in auto estremamente sicure. Noi del Deutscher Motor Sport Bund abbiamo sostenuto il progetto fin dall’inizio, perché siamo fiduciosi che gli elementi di questa nuova serie di corse cresceranno notevolmente nei prossimi anni”. Il Gruppo Schaeffler è un fornitore leader mondiale nel settore automobilistico e industriale. Con circa 84.200 dipendenti, Schaeffler è una delle più grandi aziende al mondo, con circa 170 sedi in oltre 50 paesi. Dr. Jochen Schröder, Responsabile E-Mobility di Schaeffler “Il coinvolgimento in questa nuova serie è la soluzione perfetta per Schaeffler. Da molto tempo ci concentriamo con successo su sistemi di azionamento elettrici innovativi. Le corse automobilistiche elettrificate con tecnologia a idrogeno sono ambiziose ma assolutamente realistiche e potrebbero inaugurare una nuova era del motorsport
“Facciamo del mondo una gara migliore” – è sotto questo motto che i partner hanno messo insieme le loro competenze, per lanciare il concetto della serie da corsa e del prototipo dell’auto da corsa a idrogeno nel 2023. Insieme, stanno passando al prossimo passo.

Fonte: HYRAZE LEAGUE – Press office

Venezia a idrogeno

Venezia, l’area portuale di Marghera e la laguna veneta saranno in Italia le prime location protagoniste per la transizione verso l’idrogeno. L’Hydrogen Park di Marghera è un progetto ormai di prossima realizzazione. Risale ai primi anni 2000 ma era stato fermato per la crisi del 2009. L’ambizioso obiettivo è ora quello di costituire il riferimento energetico e tecnologico per lo sviluppo dell’impiego del vettore idrogeno nella mobilità sia su acqua all’interno della laguna, sia quella veicolare nell’entroterra veneziano. Produrre idrogeno e distribuirlo anche mediante almeno un punto di rifornimento per la mobilità autostradale sull’asse Padova-Trieste da realizzare con Eni. Assieme alla esistente stazione di Bolzano ed a quelle in programma a Verona, Modena, Milano e verso Firenze, il polo di Venezia darebbe un notevole contributo allo sviluppo di una mobilità a idrogeno nazionale, che richiede una stazione ogni circa 500 km per assicurare il rifornimento alle auto a idrogeno. Per la mobilità in laguna è già stato realizzato il primo battello a idrogeno e fuel cells dalla società Alilaguna per il servizio di trasporto pubblico.

L’Eni e il Comune di Venezia sono stati coinvolti dalla Toyota per realizzare la stazione di rifornimento di idrogeno che riforniranno 10 Toyota Mirai a idrogeno oltre ad alcuni autobus pubblici che faranno servizio nell’interland veneziano. Il sindaco Brugnaro si è recato per questo progetto in Giappone dove ha potuto vistare la Toyota e le linee di produzione delle Mirai a idrogeno prima di siglare l’intesa.

Comune e Città Metropolitana di Venezia, Eni e Toyota hanno già firmato l’accordo finalizzato alla realizzazione di una stazione di rifornimento a idrogeno. L’accordo prevede che Eni renda operativa la stazione in uno dei propri distributori nel territorio comunale veneziano. Toyota metterà a disposizione una flotta di 10 “Mirai”a idrogeno fuel cells.
L’accordo si inserisce nel quadro della collaborazione già avviata da Toyota, Eni, Comune e Città metropolitana di Venezia per la realizzazione di un progetto sperimentale finalizzato alla promozione della mobilità sostenibile e a basse emissioni nel territorio veneziano.

«Si tratta di un segno importante e tangibile dell’impegno che l’amministrazione comunale sta prendendo su questo fronte e per il quale vogliamo congratularci, rinnovando l’impegno e la disponibilità a lavorare insieme con la città di Venezia a progetti concreti per una diffusione dell’idrogeno» ha precisato Andrea Carlucci , ad di Toyota Italia. «L’unione e la comunanza di intenti tra Toyota e la città di Venezia ha l’obiettivo di favorire la realizzazione di un sistema di mobilità urbana sostenibile per il comune, basato sull’impiego della tecnologia ibrida e a idrogeno, delle quali Toyota Motor Italia è leader mondiale L’augurio è di vedere presto circolare a Venezia, così come nel resto d’Italia, le prime vetture a idrogeno e non solo, dal momento che le fuel cell possono essere installate senza problemi anche su autobus, imbarcazioni ed altri mezzi di trasporto».

Ma la laguna offre anche energia diretta con le sue maree. E’ in corso una sperimentazione in laguna per trasformare l’enorme energia potenziale dell’acqua della laguna (che si trasforma in energia cinetica nel corso delle maree) per ottenere energia elettrica che può trasformare l’acqua in idrogeno mediante elettrolisi. Sarebbe la stessa acqua della laguna filtrata e demineralizzata. Il sistema industriale di Marghera infine, è particolarmente adatto a fornire ad utenze veicolari e stazionarie idrogeno pulito da plastiche e rifiuti mediante processi chimici puliti e come prodotto collaterale di trasformazioni petrolchimiche dall’etilene. Lo sviluppo del polo veneziano dell’idrogeno avviene grazie ad una elevata disponibilità dello stesso che in Itala si ha solo a Marghera.

Ma attorno a questa risorsa di origine industriale, Venezia sta pensando anche a soluzioni green (oltre alle maree), grazie alla enorme disponibilità di sole durante la stagione primaverile (fino all’autunno inoltrato per i cambiamenti climatici in atto). Questa disponibilità di sole e la presenza di numerose isole disabitate in laguna stanno suggerendo di fare ricorso a sistemi solari a concentrazione (che occupano grandi superfici come avviene in Spagna) con l’accumulo dell’idrogeno, prodotto da elettrolisi quindi sia mediante energia elettrica dal sole oltre che dalle maree. Ponendo un focus speciale su sistemi di accumulo innovativi dell’idrogeno all’interno di materiali speciali come gli idruri metallici.

FONTE: ANSA

Il “programma idrogeno” italiano nel Recovery Fund in arrivo dalla U.E.

Più rinnovabili e idrogeno nelle proposte per il Recovery Plan inviate a Palazzo Chigi del ministero dello Sviluppo economico. Il governo italiano ha riunito le aziende italiane del settore, chiedendo loro come dovrebbero essere spesi nel settore energetico i soldi in arrivo del Recovery Fund. Le audizioni si sono svolte nei giorni scorsi alla Camera.

Eni, Enel e Snam vogliono utilizzare le risorse del Recovery Fund per virare decisamente l’Italia verso l’idrogeno e le energie rinnovabili. Vediamo in che modo..

ENEL

Enel punta sulle rinnovabili. In particolare c’è più eolico e più fotovoltaico. L’azienda, che nel 2019 ha prodotto il 52% di elettricità da forti rinnovabili, propone che l’eolico debba raddoppiare. “Dobbiamo installare nuovi 10000 megawatt di pale eoliche in Italia”, ha spiegato in audizione alla Camera Carlo Tamburi, direttore Italia di Enel e amministratore delegato e presidente di Enel.

“E molto di più dev’essere fatto per il fotovoltaico” ha aggiunto Tamburi, che ha sottolineato al Governo la necessità che le autorizzazioni per i nuovi impianti arrivino in tempi rapidi. Enel chiuderà tutti i suoi impianti a carbone in Italia entro il 2025, spingendo ed investendo sul fronte delle energie rinnovabili “I soldi del Eecovery Fund rappresentano fondi di natura nuova” spiega Tamburi, sottolineando il fatto che si tratta di ulteriore denaro che Enel spenderebbe oltre a quanto già programmato nel piano industriale dell’azienda. Tra i progetti ne spiccano in particolare due: 1) il potenziamento dell’impianto fotovoltaico di Catania, che passerebbe da 200 a 2000 megawatt, e 2) l’utilizzo delle fonti rinnovabili Enel per produrre idrogeno pulito sia per alimentare in parte ex Ilva di Taranto, sia per nuovi progetti di mobilità a idrogeno su strada e su mare. “Pensiamo che tutta la mobilità delle navi, da crociera e commerciali, possa essere totalmente elettrificata. Questo è un tema che potrebbe, con Spagna e Grecia, fare un grande polo del Mediterraneo della navigazione sostenibile”- ha detto Tamburi.

ENI

Per ENI la sfida tecnologica è quella di trovare scoprire nuove tecnologie per portare il verso uno scenario energetico più sostenibile. “Dobbiamo eliminare l’80% della CO2 prodotta” ha sostenuto Lapo Pistelli, direttore degli affari pubblici di Eni. Tre gli obiettivi. “Il primo è il progetto di cattura, uso e stoccaggio della Co2 per la decarbonizzazione del sistema energetico mondiale, europeo e anche nostro. Il secondo è produrre energia elettrica senza emissioni di CO2 grazie all’idrogeno “blu”. L’Eni ha avviato un progetto di produzione di idrogeno dal sole, vento e maree su una piattaforma off-shore al largo di Ravenna riconvertita (prima serviva per il petrolio). Europa scommette molto sull’idrogeno, e l’Eni può produrre l’idrogeno per nuove finalità (stazionarie e trasporti). Questa produzione può essere messa a disposizione dei clienti finali anche grazie a scambi virtuali con certificazioni. “Nel secondo progetto” – aggiunge Pistelli – “che vogliamo dedicare alle isole minori del nostro Paese, è previsto lo sfruttamento del moto ondoso per produrre e fornire energia elettrica non soltanto quando il mare è agitato, grazie anche all’accumulo dell’energia elettrica sottoforma di idrogeno. Potrebbe aiutare a liberare le isole minori dalla dipendenza da energia elettrica prodotto finora da gasolio. Sono progetti già pronti non futuri. Queste tecnologie sono mature e sicure”. Il terzo tema caro ad Eni è quello della decarbonizzazione dei trasporti, che passa attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di carburanti più green come l’idrogeno da rinnovabili e i biocarburanti non fossili. A Venezia Eni ha già programmato la realizzazione di una stazione di rifornimento di idrogeno di concerto con il Comune della Città lagunare per fra circolare le prime 10 auto a idrogeno che saranno fornite dalla Toyota (le Toyota Mirai a fuel cells)

SNAM

Snam, che negli ultimi anni si è fatta promotrice dell’idrogeno rinnovabile. Snam è a lavoro per supportare la crescita della filiera italiana dell’idrogeno, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie per favorirne l’impiego in molteplici settori, a partire dall’industria fino ai trasporti sia su terra che su acqua. La Snam gestisce la rete nazionale del metano e si appresta a preparare la necessaria infrastruttura per la distribuzione e per il rifornimento stradale dell’idrogeno da rinnovabili.

Il nuovo strumento presentato mercoledì dalla Commissione europea che propone di destinare almeno 100 miliardi su 750 del nuovo bilancio dell’Unione europea 2021-2027 verso la transizione ecologica. Il 25%, circa 275 miliardi in sette anni. dovrà essere spesso nei programmi europei per mobilitare gli investimenti sostenibili. Il nostro Mise intanto, nelle proposte per il Recovery Plan, propone di investire un miliardo di euro e la creazione di una piattaforma coordinata di ricerca e sperimentazione prototipale sulle tecnologie di produzione e stoccaggio dell’idrogeno. La piattaforma sarà sviluppata da in collaborazione con le Università, enti di ricerca e imprese come Enel, Eni, Snam e diverse altre che in Italia che stanno già sviluppando progetti ed attività sperimentali a idrogeno da rinnovabili.

Fonte: Pubblicazione delle Audizioni alla Camera

 

i Hydrogen NEXT: L’auto a idrogeno a fuel cells della BMW

BMW e Toyota stanno collaborando allo sviluppo dei veicoli di prossima generazione basati su celle a combustibile a idrogeno. Si tratta del progetto BMW “iHydrogen NEXT”, che prende come base di sviluppo l’attuale SUV BMW X5 alimentandolo con tecnologie a celle di combustibile. Lo sviluppo, assieme a Toyota Motor Corporation, prevede il debutto nel 2022 su una serie di veicoli di test.

La powertrain (sistema di trazione) a idrogeno fuel cells della BMW Next

“La tecnologia a celle di combustibile potrebbe diventare agevolmente il quarto pilastro del nostro catalogo di motorizzazioni sul lungo periodo. I modelli di fascia più alta nella nostra popolare famiglia X sarebbero candidati particolarmente ideali” ha commentato Klaus Fröhlich, membro del Consiglio di Amministrazione di BMW AG, Ricerca e Sviluppo. Nel futuro più prossimo i clienti BMW potranno scegliere tra quattro tipi di alimentazioni e motori e ciascuno rappresenta un pilastro della strategia BMW: combustione interna, ibrido plug-in, elettrico puro ed elettrico a idrogeno e celle di combustibile (fuel cells). La sfida è mantenere per tutte e quattro le categorie le dinamiche di guida per cui i veicoli BMW sono conosciuti.

Le celle a combustibile del progetto BMW iHydrogen NEXT sono capaci di sviluppare fino a 170 cavalli (125kW) sfruttando le reazioni chimiche tra idrogeno e ossigeno. Il veicolo sarà inoltre dotato dell’unità BMW eDrive di quinta generazione, che farà il proprio debutto nella prossima BMW iX3 EV, con un ulteriore pacco batteria collocato al di sopra di un motore elettrico. Con una potenza complessiva di 374 cavalli, iHydrogen NEXT promette prestazioni consistenti a bassissimo impatto ambientale. Ma non si tratta solo di prestazioni ma anche di autonomia: il progetto prevede una coppia di serbatoi alla pressione di 700 bar che possono stoccare fino a sei Kg di idrogeno. “Il rifornimento richiede dai tre ai quattro minuti e la quantità di idrogeno a bordo assicura una lunga percorrenza” ha sottolineato Jürgen Guldner, vicepresidente Hydrogen Fuel Cell Technology e Vehicle Projects per BMW Group. Il numero estremamente limitato di stazioni di rifornimento ad idrogeno è per ora un problema, ma la BMW sembra comunque più attenta all’aspetto delle risorse da fonti rinnovabili per la produzione dell’idrogeno: “Nella nostra visione l’idrogeno come fonte energetica deve essere prodotto in quantità sufficienti e a prezzi competitivi usando solo energia green. BMW è inoltre coinvolta nel progetto di ricerca BRYSON in collaborazione con un consorzio di atenei e aziende per realizzare contenitori di stoccaggio di idrogeno ad alta pressione e accettabili in termini di ingombri a bordo, con un design universale per tutte le architetture di veicolo. Jürgen Guldner, VP Hydrogen in seno a BMW, è convinto che le auto elettriche alimentate a idrogeno saranno fondamentali nei prossimi decenni e ci “aiuteranno a convertire l’attuale parco auto tradizionale con vetture a zero emissioni di CO2”. Il manager non vede una vera competizione fra auto elettriche a batterie e elettriche-idrogeno a celle a combustibile. Saranno entrambe offerte ai clienti: non ci sarà bisogno che una prevalga sull’altra. Guldner però si è anche focalizzato su un altro aspetto, fondamentale diremmo: il prezzo delle auto a idrogeno. Nei piani di BMW le FCEV arriveranno a costare quanto le rivali a benzina o diesel, e questo accadrà fra il 2025 e il 2030. Oggi per lanciare con successo di vendite un modello a idrogeno, mancano le infrastrutture di ricarica, questo però – sempre secondo Guldner – non durerà ancora per molto perché nel mondo stanno proliferando le stazioni di rifornimento di idrogeno. I vantaggi offerti dall’idrogeno sono essenzialmente due: velocità di rifornimento uguale a quella della benzina e grande autonomia con un pieno, fattori chiave che potrebbero rendere più rapido il passaggio degli automobilisti all’elettrico grazie all’idrogeno e alle fuel cells.

Fonte: BMW Press

Il trattore a idrogeno cinese con controllo a distanza

ET504-H, Il trattore cinese ad idrogeno a controllo remoto autonomo grazie alla connessione 5G

Il primo trattore elettrico con celle a combustibile a idrogeno cinese è stato lanciato dall’Istituto Nazionale per l’Innovazione e la Creazione di Macchinari Agricoli a Luoyang, nella provincia centrale dello Henan per promuovere lo sviluppo di un’agricoltura intelligente. ET504-H utilizza la tecnologia di comunicazione mobile 5G, ha una modalità di guida autonoma e può essere controllato a distanza. È stato sviluppato in collaborazione con l’Istituto di Ricerca per le Attrezzature Avanzate di Tianjin, base di ricerca e sviluppo per l’industria manifatturiera avanzata di Luoyang dell’Università Tsinghua.

Il trattore ha una propulsione a idrogeno basata sulle fuel cells che producono energia elettrica per il motore elettrico centrale sincrono e per alcuni motori elettrici indipendenti che gestiscono il sollevamento e lo sterzo. La cella a combustibile a idrogeno opera quando il veicolo ha un carico ridotto, mentre una batteria al litio fornisce un’energia elettrica aggiuntiva nei sovraccarichi di lavoro. Con la tecnologia 5G, ET504-H è anche in grado di monitorare in tempo reale lo stato di funzionamento del veicolo e l’ambiente di lavoro circostante, contribuendo così a migliorare in maniera efficace l’affidabilità dell’attività agricola. Un trattore che, grazie alla trazione elettrica, oltre a contribuire al contenimento delle emissioni inquinanti in loco, sfrutta la tecnologia 5G per gestire, con il comando da remoto e la raccolta dei dati provenienti dalla strumentazione di bordo, il quadro completo dello svolgimento delle attività agricole.

Secondo Zhao Chunjiang, membro dell’Accademia Cinese di Ingegneria e direttore dell’Istituto Nazionale per l’Innovazione e la Creazione di Macchinari Agricoli, è di grande importanza che una nuova generazione di macchinari agricoli verdi e intelligenti contribuisca a promuovere lo sviluppo di un’agricoltura intelligente. Un aggiornamento tecnologico avanzato dei mezzi agricoli sicuramente offrirà una netta diminuzione delle sostanze inquinanti disperse durante la coltivazione e renderà efficienti molte attività agricole per le quali la mano d’opera oggi viene sempre a meno.

Fonte: ANSA-XINHUA