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Hesla: una Tesla ad idrogeno

Un fornitore di gas nei Paesi Bassi, il Gruppo Holthausen, afferma di aver modificato una Tesla Model S, con una powertrain a idrogeno a fuel cells.

Il fondatore della società ha annunciato che il progetto è stato denominato Hesla,come suggerisce il nome, una Tesla a idrogeno. Il veicolo di partenza era di seconda mano e la modifica consiste nell’aggiungere alla powertrain elettrica del modello S un sistema a fuel cells a idrogeno con un a peso minimo, raddoppiando l’autonomia.

Uno dei problemi più difficili da superare è stato integrare la gestione elettomeccanica della Tesla di partenza con la powertrain elettro-idrogeno aggiunta. Max Holthausen, uno degli ingegneri dell’azienda, ha definito la gestione elettronica della Tesla “un grande labirinto”. Secondo l’azienda, la Tesla non accetta energia da una fonte esterna a quella prevista di serie. Però è stato moificato il software per permettere al sistema di riconoscere la nuova fonte di alimentazione. E’ stata questa la sfida per rendere funzionale il sistema Hesla che combina la powertain elettrica del modello S di Tesla con quello a fuel cells previsto  dalla Holthausen .

L’Hesla ora ha due principali fonti di energia, una è il sistema di batterie di bordo originali della Tesla e l’altra ottenuta dall’idrogeno immagazzinato nei serbatoi montati nel veicolo e utilizzato per azionare le fuel cells. L’idrogeno viene infatti immesso in una cella a combustibile per assicurare ulteriore carica alle batterie, consentendo così di raggiungere  fino a 1.000 chilometri partendo da una carica completa delle batterie della Tesla e da un rifornimento di idrogeno. Tuttavia, è importante notare che il rifornimento di idrogeno non è ancora diffuso. Ad esempio, negli Stati Uniti, ci sono solo 39 stazioni pubbliche di rifornimento di idrogeno che coprono solo quattro stati e 32 in Germania.

Il sistema a idrogeno fuel cells della Hesla

Per quanto riguarda il costo la trasformazione comporta 58.000 dollari aggiuntivi al costo del veicolo. Questo porterebbe per esempio ad un costo totale dopo la trasformazione, nel caso del modello S P100D, ai 205.000 dollari. I sistemi di trazione idrogeno a celle a combustibile a idrogeno sono ancora costosi ma ciò cambierà nel prossimo decennio.

Il Gruppo Holthausen nella persona soprattutto del giovane Max Holthausen (18 anni, un discendente del gruppo Holthausen) e di Hoogezand l’uomo che ha reso possibile la trasformazione in alta tecnologia della vettura Tesla di partenza, sta lavorando per perfezionare il suo prototipo.

Il giovane Holthausen, che segue personalmente le attività idrogeno della Holthausen Clean Technology, una divisione  dell’azienda di famiglia afferma “Volevo dimostrare che il meglio dei due mondi, elettricità e idrogeno, può andare molto bene insieme.Non mi aspettavo davvero che questa macchina attirasse così tanta attenzione. Sono stato appena chiamato da compagnie svedesi e australiane. Intervenire sulla Tesla non è stato facile.Questa macchina ha un sacco di elettronica e software molto complicato a bordo. Il software non voleva accettare le nostre modifiche. Ci è voluto molto sforzo, ma poi tutto ha funzionato” Cosa ne pensa il capo Tesla Elon Musk di questo? “Non ho nessuna risposta dall’America. Ho sentito da Tesla Europe che a loro la soluzione piace. So che Musk sarà presto nei Paesi Bassi. Mi piacerebbe parlare con lui e mostrargli la mia Hesla. “

Il kit di conversione è stato chiamato “Hesla” e l’esperienza con Tesla è esportabile su qualsiasi altro veicolo elettrico che sia dotato di uno spazio sufficiente e a costi anche minori. L’acquirente può portare la propria auto elettrica ad avere un notevole incremento dell’autonomia. I vantaggi immediati sono: il tempo di rifornimento molto veloce e, ovviamente, l’enorme aumento dell’autonomia che rende più lunghi gli intervalli tra i vari riforniment.

Fonte: Holthausen Groep Olanda

Due nuove stazioni rifornimento idrogeno in Germania

La rete H2 di stazioni di rifornimento idrogeno della Germania sta crescendo ad un ritmo importante. Dopo l’apertura di stazioni a Wiesbaden ed a Francoforte Daimler, Shell e Linde hanno commissionato altre due stazioni di rifornimento idrogeno a Sindelfingen e Pforzheim. Ciò porta il numero di stazioni per rifornire di carburante le automobili ad idrogeno a in Baden-Württemberg a nove, rendendo la regione leader H2 della Germania. I nuovi siti si trovano comodamente sulle autostrade A8 (Pforzheim) ed A81 (Sindelfingen), punti chiave per i percorsi di traffico nella Germania sud-occidentale. La stazione H2 di Sindelfingen si trova in prossimità dello storico impianto di produzione di veicoli Daimler, che ospita il centro di ricerca e sviluppo dell’azienda.

Daimler è il costruttore delle due stazioni di idrogeno; la loro innovativa tecnologia di rifornimento proviene dalla società Linde. Le due società sono partner della joint venture H2 Mobility, che sta lavorando per espandere l’infrastruttura di idrogeno in Germania.

La Germania ha attualmente un totale di 32 stazioni di rifornimento di idrogeno in servizio, sponsorizzate dal governo tedesco tramite il suo programma nazionale di innovazione per l’idrogeno. Complessivamente, il governo tedesco ha contribuito con 1,8 milioni di euro alla costruzione delle due nuove stazioni. Il piano è quello di avere 100 stazioni di rifornimento. 

Le due stazioni di idrogeno più recenti di Baden-Württemberg presentano una tecnologia all’avanguardia e un’esperienza di rifornimento di carburante per i conducenti, simile ai veicoli convenzionali. Il processo di rifornimento richiede tra tre e cinque minuti. Sindelfingen e Pforzheim hanno la capacità di servire 40 auto a idrogeno ogni giorno.

Alcuni produttori come Toyota e Hyundai già offrono tali veicoli, con un’autonomia compresa tra 500 e 700 chilometri. Daimler AG presenterà entro breve la sua ultima generazione di veicoli sulla base della Mercedes-Benz GLC .

Altre stazioni di idrogeno sono attualmente in fase di progettazione o sono in costruzione in Germania. Per esempio, le stazioni di ricarica a Wendlingen, Karlsruhe, Monaco di Baviera, Brema e Kassel saranno inaugurate a breve.

Le dichiarazioni:

Norbert Barthle, segretario di Stato parlamentare presso il ministro federale per il traffico e l’infrastruttura digitale: “L’elettromobilità con le celle a combustibile significa mobilità pulita, rifornimento rapido e lunga autonomia. Per avere queste vetture sulle nostre strade, abbiamo bisogno di una grande rete di rifornimento H2 in Germania – nelle aree metropolitane, lungo le nostre autostrade e ovunque. L’integrazione delle stazioni H2 nelle stazioni di servizio convenzionali è un passo importante “.

Jochen Hermann, responsabile CASE e sviluppo e-Drive, Daimler AG: “Il nostro nuovo veicolo a celle a combustibile basato sul Mercedes-Benz GLC è sul blocco di partenza. Naturalmente, perché diventi una vera alternativa per i clienti, è necessaria una rete completa di stazioni di servizio H2. 

Stijn van Els, Presidente e CEO, Shell Deutschland Oil GmbH: “L’idrogeno è una tecnologia molto promettente. Ci aspettiamo che questo sistema di propulsione alternativa abbia un ruolo sempre più importante in mercati come la Germania, l’Inghilterra, il Benelux e gli Stati Uniti. In Shell, abbiamo questo come target.”

Markus Bachmeier, responsabile delle soluzioni idrogeno, Linde AG: “Grazie a numerose nuove aperture negli ultimi mesi e anni, Baden-Württemberg è oggi la regione di idrogeno numero uno della Germania. Possiamo anche aumentare la capacità di rifornimento delle nostre stazioni secondo le necessità, perciò sentiamo che l’infrastruttura locale è ben attrezzata per l’imminente lancio di nuovi modelli attraenti di veicoli a celle a combustibile. Continueremo inoltre a lavorare con i nostri partner per accelerare la costruzione della rete in tutta la Germania e oltre”.

Fonte: Shell Deutschland Oil GmbH:- Daimler AG

Le 32 attuali stazioni di rifornimento di idrogeno in Germania (un grigio quelle in progetto)

Hyundai Motor Group presenta il suo piano di investimenti sulle tecnologie a idrogeno a fuel cells per l’automotive

Una delle nuovissime Nexo a idrogeno a Bolzano presso la stazione H2 della IIt

Hyundai Motor Group, che comprende i brand automotive Hyundai Motor Company e Kia Motors Corporation, ha annunciato la propria roadmap verso l’idrogeno ‘FCEV Vision 2030’.

Il Gruppo incrementerà in maniera importante la capacità produttiva di sistemi idrogeno a fuel cells (celle a combustibile) fino ad arrivare a 700.000 unità all’anno nel 2030, ed esplorerà nuove opportunità dei sistemi fuel cell sviluppati in proprio per altre realtà del mondo dei trasporti (oltre alle auto, anche droni, navi, treni, muletti etc.).

“Espanderemo il nostro intervento anche oltre all’industria automotive e giocheremo un ruolo chiave nel passaggio del Mondo  verso l’energia pulita, rendendo la tecnologia idrogeno sostenibile anche economicamente” ha dichiarato Euisun Chung, Executive Vice Chairman di Hyundai Motor Group “Protagonista di questa decisa sterzata verso la mobilità a idrogeno sarà la nostra divisione divisione Hyundai Mobis, specializzata nelle nuove tecnologie”

Euisun Chung, Executive Vice Chairman di Hyundai Motor Group e la Nexo a idrogeno

La “HFCEV Vision 2030” della Hyundai Motor Group porterà il gruppo e i suoi fornitori a investire circa 7,6 trilioni di won sudcoreani (circa 5,5 miliardi di euro) per ricerca e sviluppo delle strutture dedicate alle tecnologie idrogeno entro il 2030, il che genererà approssimativamente 51.000 posti di lavoro. La produzione raggiungerà 500.000 unità all’anno di veicoli a idrogeno e si stima che la domanda mondiale di auto a idrogeno  arriverà a 2 milioni di unità all’anno nello stesso periodo.

La divisione Hyundai Mobis Co. che produce i sistemi fuel cell ha già aperto un secondo sito produttivo a Chungju (Corea del Sud) per aumentare la capacità di produzione di sistemi di propulsione elettrochimica fuel cells a 40.000 unità entro il 2022, contro le attuali 3.000.

Il costruttore sudcoreano ha lanciato lo scorso anno la Hyundai NEXO, seconda generazione di veicoli a idrogeno dopo la ix35 fuel cell introdotta sul mercato nel 2013. NEXO è un suv a idrogeno fuel cells e nasce su una nuova piattaforma dedicata alla mobilità a idrogeno, che migliora la generazione precedente sotto numerosi aspetti come peso, spaziosità dell’abitacolo ed efficienza.

Hyundai Motor Group affinerà ulteriormente il sistema di celle a combustibile utilizzato da NEXO per diversificare la gamma di veicoli a idrogeno e rispondere alle richieste di diversi segmenti dell’industria. A questo scopo il Gruppo ha costituito anche una divisione dedicata al supporto tecnico e del business mondiale in ambito fuel cell.

In occasione del World Economic Forum 2019, l’appuntamento annuale di respiro mondiale che si svolge a Davos, Mr.Chung è stato nominato co-presidente dell’Hydrogen Council, la coalizione globale di oltre 50 aziende che operano negli ambiti energetici e del trasporto, sostenitrici dell’idrogeno. Durante il Forum, Mr.Chung assieme a Benoit Potier presidente di Air Liquide, la più grande azienda multinazionale produttrice di idrogeno, ha affermato che la Hydrogen Council, con le sue 50 grandi aziende,  è molto determinata ad accelerare la realizzazione di una società a idrogeno e a zero emissioni.

.Fonte: Hyundai Motor Group

In Friuli un Hydrogen Innovation Center di SNAM

Cosma Panzacchi, Executive Vice President Hydrogen Business Unit, della Snam S.p.A. ha presentato a Trieste l’Hydrogen Innovation Center di Snam, una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo. E’ il primo polo di eccellenza nazionale per le tecnologie dell’idrogeno e si pone l’obiettivo di aggregare partner industriali e centri di ricerca universitari per accelerare lo sviluppo del settore e contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei nell’ottica del piano nazionale Idrogeno e Transizione Energetica previsto dal PNRR con i fondi UE. Il progetto punta alla promozione di politiche a sostegno dello sviluppo dell’idrogeno, allo scouting di tecnologie H2 e al design di business models innovativi e di progetti pilota. L’evento ha visto la partecipazione del Ministro dello sviluppo economico Giorgetti. “Per chi come noi ha scritto in questi giorni il PNRR, visitare un Centro come questo significa vedere il PNRR già nato”  ha affermato il Ministro Giorgetti a commento dei progetti presentati durante la visita in Area Science Park di Trieste che ospita il progetto “Questa è una realtà che funziona, attiva sul fronte del trasferimento tecnologico alle imprese e rappresenta un punto di riferimento e un esempio da emulare. Come MISE e MIUR stiamo lavorando alla strategia di governance per la messa in atto del PNRR e dobbiamo evitare la dispersione delle risorse. Occorre massimizzare questa occasione storica, evitando la polverizzazione e le pressioni localistiche. Qui in Friuli Venezia Giulia ho incontrato una realtà a cui ispirarsi per tradurre in fatti quelli che oggi sono dei desideri”.

Durante la visita del Ministro Giorgetti, Cosma Panzacchi ha inoltre annunciato che Snam è pronta ad avviare in Friuli Venezia Giulia la sede del suo centro nazionale per l’innovazione sull’idrogeno: l’hub che nascerà in Regione collaborerà con atenei, istituti di ricerca e startup del territorio.

“Siamo onorati di aver avuto l’opportunità di raccontare il sistema Area Science Park al Ministro Giorgetti – ha poi affermato il Presidente di Area Science Park, Caterina Petrillo. “ Le sue parole di apprezzamento nei nostri confronti ci rendono particolarmente orgogliosi. Essere stati citati come una realtà da emulare, un modello di riferimento anche per le possibili applicazioni del PNRR è per noi la dimostrazione concreta del lavoro che da anni svolgiamo quotidianamente, lavorando per creare opportunità di sviluppo condiviso tra il mondo della ricerca e dell’impresa”. Il progetto è finalizzato a promuovere la transizione energetica sul territorio regionale, facendo leva su soluzioni innovative come l’idrogeno e il biometano, favorendo la mobilità sostenibile, anche in ottica portuale e aeroportuale, e la riqualificazione energetica degli edifici. In base all’accordo, la Regione e Snam collaboreranno in primo luogo per supportare la crescita della filiera dell’idrogeno, avviando attività di ricerca e innovazione anche tramite lo sviluppo di un polo di competenze nella regione. La collaborazione potrà inoltre focalizzarsi sullo studio di progetti aventi come oggetto la decarbonizzazione di porti e aeroporti, la realizzazione di impianti di produzione di biometano, la promozione della mobilità sostenibile a CNG (gas naturale compresso), LNG (gas naturale liquefatto) e biometano per i trasporti urbani e interurbani oltre all’efficientamento energetico e la riqualificazione profonda di immobili pubblici quali scuole, ospedali, RSA, uffici pubblici e abitazioni private.

Il Presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha dichiarato: “Quella sottoscritta oggi dall’Amministrazione regionale è un’intesa che proietta il Friuli Venezia Giulia in una dimensione fortemente innovativa in termini di sostenibilità ambientale e di sviluppo sostenibile. Si tratta di iniziative mirate riconducibili a un unico obiettivo, quello di investire nella transizione energetica”.

L’Amministratore Delegato di Snam, Marco Alverà, ha commentato: “Con questo accordo mettiamo a disposizione del Friuli Venezia Giulia le nostre competenze nella realizzazione di iniziative per la transizione energetica, favorendo l’utilizzo di nuove rinnovabili come l’idrogeno e il biometano, supportando la mobilità sostenibile e contribuendo alla riqualificazione delle città attraverso l’efficientamento energetico. Questi settori saranno cruciali per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione nazionali ed europei, dando impulso all’economia circolare e creando al contempo occasioni di sviluppo economico e occupazione. In questo percorso è essenziale la collaborazione tra aziende, istituzioni e territori”.

Fonte: Uffici stampa Friuli Venezia Giulia – Snam

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Faber. Un’eccellenza italiana per l’idrogeno

Faber industrie spa, è un’azienda italiana di Cividale del Friuli leader mondiale nella produzione di bombole, serbatoi e sistemi per lo stoccaggio di gas ad alta pressione per l’energia pulita e per il settore dei gas tecnici.

L’azienda, che occupa circa 400 persone sta registrando una crescita esponenziale nel mercato dell’idrogeno che era un suo settore di nicchia fino a tre anni fa, mentre questo settore ha registrato un fatturato sempre maggiore: del 60% ogni anno (da 6 milioni di euro nel 2020 sugli 83,2 di fatturato, nel 2021 punta a superare i 10 milioni, oltre il 12 % del suo fatturato precedente).

«Un ottima perforance sia dal punto di vista economico-finanziario che patrimoniale – afferma l’amministratore delegato, Giovanni Toffolutti – nonostante la situazione difficile dovuta al Covid-19. Nel 2020 l’azienda è rimasta sempre in prima linea. Non ci siamo mai fermati, neppure durante il lockdown”.

Faber ha continuato a investire in ricerca e sviluppo. Quasi 8 milioni di euro nel 2020 sono stati destinati al miglioramento della produzione e della qualità del prodotto, all’efficientamento energetico, al controllo e gestione della produzione. Altri 2,5 milioni sono stati investiti per la riorganizzazione della controllata Tough Components, sempre di Cividale che produce particolari in acciaio anche per movimento terra ed ulteriori importanti risorse per la ristrutturazione della controllata tailandese Chalybs che fornisce cilindri e loro parti.

Inoltre gli investimenti in Industria 4.0 con il progetto Mes che porterà all’interconnessione digitale di tutte le macchine produttive al sistema gestionale consentendo così all’azienda di misurare in tempo reale l’efficienza di ciascun centro di lavoro.

Il Ceo ing. Giovanni Toffolutti e i prodotti Faber – foto Nordest economia

Per quanto riguarda l’idrogeno, Faber è leader nelle tecnologie per il suo stoccaggio in alta pressione – dallo stoccaggio per impieghi stazionari del gas a quelli per il trasporto e la mobilità – acquisendo importanti contratti di fornitura con diverse importanti realtà mondiali grazie anche al recente sviluppo di prodotti e sistemi ad altissimo livello tecnologico e qualitativo per lo stoccaggio dell’idrogeno.

“Nel 2020 – conferma Toffolutti – i ricavi derivanti dai prodotti collegati alle tecnologie dall’idrogeno sono quasi raddoppiati rispetto al 2019 e nel 2021, abbiamo l’obiettivo di superare, con i prodotti dedicati all’idrogeno, il 10% sui ricavi totali”.

L’idrogeno verde potrebbe essere la fonte energetica alternativa protagonista nella lotta al cambiamento climatico, verso un futuro ad emissioni zero per il nostro pianeta.

I paesi di tutto il mondo guardano all’idrogeno verde come una priorità per il fabbisogno energetico, aumentando gli investimenti per cogliere le grandi opportunità che esso rappresenta nei settori del trasporto e della mobilità, delle applicazioni industriali energivore, per il riscaldamento delle case e più in generale come vettore per lo stoccaggio di energia rinnovabile non programmabile.

Il mondo rivolge quindi l’attenzione all’idrogeno e allo slancio senza precedenti che sta vivendo questa tecnologia per le notevoli implicazioni green, in un nuovo orizzonte di sostenibilità ambientale e di decarbonizzazione industriale.

Per Faber Industrie, il coinvolgimento in questo processo evolutivo e globale costituisce un percorso naturale, basato sulla grande esperienza acquisita a tutt’oggi.

Fonte: Faber industrie – Press office

FORM PER RICHIESTA INFORMAZIONI SUI SISTEMI DI ACCUMULO IN PRESSIONE PRODOTTI DALLA FABER INDUSTRIE

 

Anche Red Bull e Oreca con auto da corsa idrogeno a Le Mans 2025

Red Bull Advanced Technologies sta realizzando in collaborazione con Oreca un’auto da corsa a idrogeno. La innovativa supercar parteciperà nel 2025 alla 24 Ore di Le Mans, la gara di durata più nota e celebrata del mondo. Red Bull è famosa come squadra di Formula 1 vincitrice del campionato del mondo ma non ha mai gareggiato alla 24 Ore di Le Mans. Per questo collaborerà con il team motorsport Oreca da tempo vincente nelle gare di durata. La vettura sarà della classe LMP ma la sua propulsione sarà mediante un sistema di trazione basato sulle celle a combustibile a idrogeno (fuel cells). Il progetto fa parte della Mission H24 dell’Automobile club dell’Ovest (ACO) ente organizzatore della gara di LeMans che ha introdotto la tecnologia idrogeno come alternativa pulita alla combustione interna. Le auto alimentate a idrogeno competeranno contro le auto ICE su un periodo di 24 ore. Questo richiederà rifornimento rapidissimi, impossibili alle auto solo elettriche. L’ACO vuole indicare che questa è la strada da seguire per le vetture non solo da corsa. Come potrebbe essere la vettura a idrogeno ? Per farsi un’idea si può guardare una vettura LMP perché è su questo tipo di vettura che si basa la nuova serie LMPH (LeMans Prototype Hydrogen) come previsto dalla ACO per la missione H24. Il suo schema di base è quello riportato qui.

1 Quattro motori elettrici sulle ruote posteriori (due su ciascuna) forniscono la propulsione.

2 Serbatoi di idrogeno: l’idrogeno è immagazzinato in tre serbatoi (700 bar) in carbonio utilizzati per alimentare la fuel cell (pila a combustibile a idrogeno). I primi due serbatoi sono ai lati dell’abitacolo e il terzo dietro al pilota.

3 Sistema Fuel cell: Composto da quattro pacchi (stack) di celle a combustibile (pile a idrogeno). Le molecole di idrogeno reagiscono nelle celle e producono l’elettricità che (opportunamente trasformata) alimenta i motori elettrici della vettura. Un singolo pacco di celle a idrogeno (4) è costituito da 230 singoli elementi compattati che comprende le piastre bipolari e le membrane protoniche (che lasciano passare solo i protoni). Le molecole di idrogeno vengono dissociate nei piatti delle fuel cels da una catalizzatore (platino) in protone (H+) ed elettrone (e-). Gli elettroni (elettricità) vanno ai motori elettrici mediante circuiteria mentre i protoni attraversano tutta la fuel cell e vanno a formare vapore d’acqua al lato opposto reagendo con l’aria.

5 La presa d’aria. L’aria è fondamentale per la reazione elettrochimica che avviene nelle celle. Attraverso questa presa d’aria essa viene filtrata, compressa da un compressore, poi umidificata, prima di entrare nelle fuel cells.

6 Batterie tampone e supercap (opzionali). L’elettricità in eccesso prodotta dalla fuel-cell a idrogeno e dal sistema KERS (in fase di frenata) alimenta sistemi di accumulo a recupero veloce. Il conducente può disporre nelle fasi di in accelerazioni di una potenza di almeno 480 kw (l’equivalente di circa 650 CV) Il progetto prevede ls possiblità di raggiungere 1000 CV. Per il momento il regolamento non prevede vincoli rigidi ma da indiscrezioni potrebbe non essere ammessi i super capacitori (super condensatori) per il recupero rapido da frenata e decelerazione, che qualche team ha inoltrato la richiesta di poterli impiegare.

7 Trasmissione. Uno speciale cambio epicicloidale ad una sola marcia e senza frizione gestisce la potenza nei motori elettrici.

8 Compressore. Comprime e accelera l’aria che entra (fino a 300 g al secondo). La girante del compressore raggiunge 100.000 giri al minuto. La modulazione fino ad un valore massimo (non ancora indicato dai regolamenti) del flusso d’aria che entra nel compressore incide sulla reazione che avviene nella fuel cells e quindi determina la quantità di energia elettrica prodotta e la potenza disponibile per il pilota.

9 Umidificatore. E’ previsto perché l’aria umidificata immessa nella fuel cells migliora l’interazione tra gli atomi di ossigeno e le molecole di idrogeno. L’umidificatore assicura infatti che il livello di umidità dell’aria che entra nel sistema a fuel cells sia adeguato e rimanga costante.

10 Radiatori e sistema di raffreddamento.

11 Scarico: L’unica emissione prodotta dalle vetture LMPH2G è l’acqua come vapore. Il vapore fuoriesce attraverso quattro prese d’aria verso la parte posteriore dell’auto, al centro del diffusore aerodinamico.

La ditta francese Plastic Omnium si è aggiudicata mediante un bando l’esclusiva per lo stoccaggio dell’idrogeno a bordo (alla pressione di 700 bar) di tutti i prototipi partecipanti e fornirà il serbatoio per le vetture del progetto Mission Le Mans Idrogeno.

Ha dichiarato Pierre Fillon, presidente di ACO: “ Grazie ad Oreca, team pilastro storico della 24 Ore di Le Mans e Red Bull Advanced Technologies, azienda di successo mondiale nel motorsport, ACO beneficerà di una vasta esperienza nelle gare endurance per garantire prestazioni eccezionali nella classe Idrogeno alla 24 Ore di Le Mans del 2025. L’ACO guarda al futuro del motorsport per gare a zero emissioni e lo sviluppo di nuove tecnologie a idrogeno per le generazioni future. Avere queste aziende automobilistiche di alto livello con noi potrà attirare interesse da parte di altre Case”.

“Sono lieto che Red Bull Advanced Technologies sia stata scelta dall’ACO insieme ai nostri partner ORECA per sviluppare il concetto di un’auto da corsa endurance alimentata a idrogeno per Le Mans”, dice il CEO di Red Bull Advanced Technologies e team principal di Formula 1, Christian Horner. “Siamo in grado di accettare la sfida posta dall’ACO, per la quale utilizzeremo molto del nostro know-how della nostra vettura da Formula 1. Red Bull Racing F1 ha un insieme di esperienze che possono essere facilmente trasferite su altri veicoli anche così all’avanguardia come un’auto da corsa a idrogeno. Un nuova categoria a idrogeno a Le Mans offre una prospettiva emozionante sul futuro del motorsport sostenibile e promette sia di far progredire l’uso dell’idrogeno nei trasporti, sia di offrire gare stupende”.

Hugues de Chaunac, Presidente del team motorsport Oreca, ha aggiunto: “Siamo orgogliosi che ACO ci abbia scelto per lavorare insieme a Red Bull Advanced Technologies su questo e siamo entusiasti di lavorare con gli altri partner del progetto. La collaborazione è vitale se vogliamo riuscire a introdurre una Classe Idrogeno alla 24 Ore di Le Mans del 2025. Oreca ama le sfide e i cambiamenti pionieristici, possiamo esprimere pienamente il nostro talento in un’impresa così avvincente.

Il progetto prevede che Oreca attinga alle sue capacità di progettazione e produzione ed alla sua conoscenza ed esperienza nelle gare di durata. Red Bull Advanced Technologies, la divisione di soluzioni esterne high-tech di Red Bull Technology, porterà la sua esperienza accumulata in questi anni in F.1 nei campi di aerodinamica, dinamica del veicolo, tecnologia di simulazione e ottimizzazione del recupero energetico. L’obiettivo è realizzare un prodotto a idrogeno che punti sul futuro sostenibile delle corse di durata la cui tecnologia è evidentemente trasferibile sulla mobilità sia prestazionale che normale.

Oreca07 LMP (gentile concessione Oreca)

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FONTI: RED BULL ADVANCED TECHNOLOGIES – ORECA MOTORPORT – ACO (automobile club de l’ouest)

Toyota Mirai idrogeno. Record mondiale 1.003 km con un solo rifornimento.

La nuova Toyota Mirai ha superato i 1.000 km con un pieno di idrogeno. Il record dimostra come la tecnologia delle celle a combustibile a idrogeno sia una soluzione leader per percorrere lunghe distanze a zero emissioni.

Il record è iniziato alle 5:43 dalla stazione a idrogeno HYSETCO di Orly e si è concluso dopo aver percorso 1003 km con un solo rifornimento. I 1003 chilometri a zero emissioni sono stati percorsi su strade pubbliche, a sud di Parigi e nelle aree di Loir-et-Cher e Indre-et-Loire, e la distanza e i consumi sono stati certificati da un’autorità indipendente.

Durante la prova è stato utilizzato idrogeno verde (prodotto da energie rinnovabii) e il consumo medio di idrogeno è stato di 0,55 kg / 100 km pari a 0,18 kwh/km (1 kg di idrogeno contiene 33 kwh di energia elettrica).

La nuova Mirai ha dimostrato la sua efficienza e facilità di guida e il un pieno di 5,6 kg di idrogeno è stato effettuato in 5 minuti presso una stazione di rifornimento a 700 bar. La nuova Mirai è una vettura di seconda generazione della Toyota a idrogeno a celle a combustibile. Offre prestazioni migliori, un design più elegante e nuove dinamiche di guida rispetto al modello di prima generazione.

Inoltre, una migliore efficienza del sistema a celle a combustibile, una maggiore capacità di serbatoio e una migliore aerodinamicità, contribuiscono ad aumentare la percorrenza ad oltre a 650 km in condizioni di guida normali. Per raggiungere questo record di 1003 km percorsi, i piloti hanno adottato uno stile di “guida ecologica” facilmente utilizzabile da tutte le tipologie di guidatori.

“Zero emissioni” non rappresenta il punto d’arrivo per Toyota. È solo uno step nel percorso di elettrificazione di Toyota, per superare le barriere e costruire un futuro migliore oltre alle emissioni, oltre alle restrizioni, e oltre alle barriere. Mirai incarna chiaramente il concetto di “oltre le emissioni” evidenziando i vantaggi della mobilità elettrica a zero emissioni, fornendo al contempo sicurezza, comfort, prestazioni e facilità di ricarica.

Inoltre, l’idrogeno, in quanto risorsa affidabile e abbondante per il trasporto e lo stoccaggio dell’energia, rappresenta un’opportunità per creare una società migliore. L’idrogeno può offrire una mobilità a zero emissioni, non solo al trasporto su strada, ma anche per treni, imbarcazioni e aerei, e per generare energia per industrie, aziende e per uso domestico. A questo proposito, Toyota sostiene molte iniziative per democratizzare e diversificare le applicazioni delle celle a combustibile a idrogeno: generatori elettrici (EODev), imbarcazioni (Hynova), taxi, autobus (Hype e RATP), camion (Hino), la città dell’idrogeno (Woven City) e altro ancora.

Tra i 4 piloti che hanno raggiunto il record vi era Victorien Erussard, fondatore e capitano dell’Energy Observer. di cui Toyota è partner, che è la prima imbarcazione dotata di tecnologia a celle a combustibile realizzata dalla Toyota. E’ una barca autonoma dal punto di vista energetico, a zero emissioni e rappresenta un laboratorio di ricerca e uno strumento di comunicazione mondiale verso la transizione energetica. Energy Observer si è ora evoluta in un’azienda che si occupa di ricerca e innovazione e ha presentato a Parigi il suo nuovissimo villaggio espositivo dedicato alle energie rinnovabili e all’idrogeno. Durante l’evento «Le Paris de l’hydrogène» che si è svolto in Champ-de-Mars dal 20 al 30 maggio 2021, la Torre Eiffel è stata illuminata per la prima volta dall’idrogeno verde, grazie al generatore di idrogeno GEH2® sviluppato da EODev, start-up di cui Toyota è azionista. James Olden, ingegnere di Toyota Motor Europe, Maxime le Hir, Product Manager Mirai, e Marie Gadd, PR manager di Toyota France, erano gli altri 3 piloti.

Frank Marotte, CEO di Toyota France ha dichiarato “L’obiettivo raggiunto con la nuova Mirai è stata una sfida incredibile. Abbiamo dimostrato nuovamente oggi la nostra attitudine rappresentata dal motto ‘Start Your Impossible’, che ci guida e ci spinge ad andare oltre i nostri limiti,. Desidero ringraziare i team di Toyota France e Toyota Europe, e Victorien di Energy Observer, con cui condividiamo la stessa visione e la stessa ambizione. È attraverso solide partnership che saremo in grado di contribuire a una società migliore e più rispettosa dell’ambiente. Per guadagnare spazio per il futuro, ispirati sempre dall’ambizione di Toyota di andare “oltre lo zero”.”

Victorien Erussad, fondatore e capitano di Energy Observer “Sono molto felice di aver raggiunto l’obiettivo di percorrere 1.000km con la nuova Mirai. Toyota è sempre stata in prima linea nell’innovazione dell’idrogeno e la nostra collaborazione si rafforza di anno in anno. Come ex pilota in oceano aperto, devo affrontare delle sfide e ringrazio calorosamente Frank Marotte e i suoi team per avermi portato a bordo in questa avventura a zero emissioni, dimostrando che nulla è impossibile e che la mobilità a idrogeno è qui, oggi!”

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Fonte: Toyota press japan

Idrogeno verde per le abitazioni. Il progetto inglese H100 Fife

Il riscaldamento è responsabile fino a un terzo della produzione di gas serra nel Regno Unito: una sfida che deve essere risolta per raggiungere gli obiettivi di “emissioni zero” (in Inghilterra legalmente vincolanti) fissati dal governo britannico e dal governo scozzese. Il progetto H100 Fife ha come obiettivo quello di sostituire il gas naturale (responsabile delle emissioni serra) per le caldaie domestiche e delle aziende con l’idrogeno.

L’idrogeno non produce carbonio quando reagisce come combustibile per dare calore o quando genera elettricità tramite le fuel cells. Il suo impiego assicura quindi il riscaldamento delle case e delle aziende senza “emissioni serra” fornendo così un contributo sostanziale nella lotta contro l’emergenza climatica.

Sulla costa orientale della Scozia, il progetto H100 Fife della brittannica Sgn fornisce ai residenti della zona l’opportunità di essere all’avanguardia nell’economia energetica libera dal carbonio.

II progetto consiste nello sviluppo della prima rete locale di distribuzione diretta di idrogeno al Mondo. A Levenmouth l’idrogeno rinnovabile sarà portato direttamente nelle case. Dal 2022 sarà possibile riscaldare le abitazioni e cuocere gli alimenti a zero emissioni. Nella prima fase del progetto, la rete riscalderà circa 300 abitazioni locali utilizzando idrogeno prodotto da un impianto di elettrolisi, alimentato da una vicina turbina eolica offshore.

L’energia eolica come fonte di energia pulita su larga scala è una parte fondamentale per lo sviluppo e la crescita dell’idrogeno. Permette infatti di generare grandi quantità di energia elettrica pulita necessaria per l’elettrolisi – il processo che crea l’idrogeno dall’acqua.

Quando l’idrogeno è prodotto da energia elettrica rinnovabile mediante elettrolisi, sia la generazione che gli utilizzi dell’idrogeno, in particolare la produzione di calore mediante speciali combustori di varie taglie, non producono carbonio. Questo progetto, che combina energia pulita con il riscaldamento metterà la Scozia e il Regno Unito sulla strada per raggiungere le zero emissioni entro il 2045 e il 2050.

Tutto inizia a Levenmouth (Scozia): il progetto include una distribuzione innovativa dell’idrogeno attraverso una rete di tubazioni in polietilene, appositamente costruita per trasportare idrogeno al 100%. In generale una tubazione in polietilene, grazie alle proprietà di resistenza e duttilità di questo materiale, viene impiegata nel trasporto di biogas, di fluidi industriali, nel teleriscaldamento, nella geotermia.I tubi in polietilene garantiscono qualità e sicurezza dei fluidi trasportati. Il polietilene è uno dei polimeri più diffusi. Da un punto di vista chimico è un materiale termoplastico che si ottiene mediante la polimerizzazione dell’etilene, un processo che lega le molecole di etilene in una macromolecola o, appunto, polimero. I test previsti in Scozia affronteranno i problemi associati al trasporto dell’idrogeno e gli eventuali effetti sui tubi in polietilene. Testare il comportamento dell’idrogeno in queste condotte assicurerà che non si verifichi alcun deterioramento al suo passaggio nei tubi. Una componente importante di questa rete di distribuzione dell’idrogeno sono anche le valvole di eccesso di flusso (EFV), dispositivi che arrestano il flusso di un gas nel caso che la portata superi un certo limite di sicurezza. Queste valvole vanno installate su ogni tubo di servizio, ma attualmente sono approvate solo per l’uso con il gas naturale e non ancora con l’idrogeno. Una valutazione completa di questi componenti con l’idrogeno sarà pare del progetto in termini di materiali, tecnologie di fabbricazione e funzionamento sperimentale.

Il progetto H100 Fife è parte del programma Gas Goes Green, una importante “road map” dell’industria britannica per la riduzione delle emissioni di carbonio, nata da una collaborazione con l’Energy Networks Association (ENA), National Grid, Cadent, Northern Gas Networks e Wales & West Utilities che ha come focus una serie di progetti innovativi che mirano a sviluppare un sistema di gestione dell’idrogeno sicuro e intelligente per fornire riscaldamento green a case e aziende.

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Fonte: Sgn UK

A Bolzano altri dodici autobus a idrogeno

La Provincia di Bolzano e la società di mobilità pubblica della città (SASA) investono in mobilità a emissioni zero. Tre dei nuovi dodici bus ad idrogeno presentati oggi saranno a breve inseriti nel servizio di linea a Bolzano per il trasporto urbano. Sono alimentati a idrogeno, non producono nessuna emissione inquinante ed hanno 350 chilometri di autonomia. I bus, realizzati dall’azienda Solaris (polacca con sede operativa a Roma) si andranno ad aggiungere a quelli a idrogeno a celle a combustibile (fuel cells) già in servizio a Bolzano dal 2013. La Provincia ha contribuito al finanziamento dei nuovi autobus per lo sviluppo del trasporto pubblico locale verso un futuro privo di emissioni. “La decisione della Provincia di Bolzano di investire consistenti risorse per l’acquisto di nuovi bus a idrogeno è in linea con la visione strategica del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili” ha affermato il Ministro, Enrico Giovannini. “La transizione ecologica è una delle missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sul quale puntiamo per un nuovo rilancio del Paese che ponga al centro il benessere delle persone e la competitività delle imprese, nel rispetto dell’ambiente. In questo ambito – aggiunge il Ministro – è previsto un investimento di oltre 3 miliardi di euro per il rinnovo del parco autobus impiegato nel trasporto pubblico locale con l’acquisto di mezzi elettrici e a idrogeno per le aree urbane. La mobilità sostenibile nelle città, grandi e piccole, è un elemento importante e la Provincia di Bolzano ha già avviato questo percorso virtuoso”. “L’innovazione, la sostenibilità e l’uso intelligente delle risorse locali sono la chiave per il riavvio – afferma il presidente della Provincia, Arno Kompatscher – attraverso la ricerca e progetti come la sperimentazione di autobus ad idrogeno, l’Alto Adige negli ultimi anni è diventato pioniere in questa tecnologia. Ora stiamo per compiere il prossimo grande passo: la tecnologia non è più sperimentale e a Bolzano avremo la prima flotta di 12 autobus ad idrogeno d’Italia,” precisa il presidente.

“Solo un sistema di trasporto pubblico efficiente può essere una valida alternativa al trasporto individuale – sottolinea l’assessore alla mobilità, Daniel Alfreider – e questo dovrebbe anche essere il più sostenibile possibile, ora che le innovazioni tecnologiche lo permettono. L’Alto Adige è stato coinvolto più volte in progetti europei di successo e fa parte di una rete europea attiva che lavora per un futuro più sostenibile e vivibile. Noi puntiamo molto sulla produzione dell’idrogeno verde per una mobilità ad emissioni zero sia per il trasporto pubblico, ma anche per il trasporto merci. Per questo, insieme al Ministero ed all’Unione Europea, vorremmo investire in questa tecnologia, nelle infrastrutture di rifornimento e in veicoli nuovi. L’obiettivo è realizzare un Brenner Green Corridor che collega il Sud con il Nord Europa in modo sostenibile e basato su tre pilastri fondamentali: trasferimento sulla ferrovia, digitalizzazione e veicoli a basse emissioni a idrogeno”. “La messa in servizio dei nuovi autobus a idrogeno è un passo importante nell’attuazione della nostra strategia a lungo termine” – spiega Petra Piffer, direttrice di SASA, Società Autobus Servizi d’Area che gestisce i trasporti pubblici di Bolzano – “Questa strategia prevede di convertire entro il 2030 gran parte della flotta SASA in veicoli sostenibili a batteria ed a idrogeno. Peraltro, queste tecnologie si prestano particolarmente ad essere utilizzate in un contesto urbano, in quanto non solo riducono le emissioni atmosferiche, ma anche quelle acustiche. Per ora i mezzi sono in servizio principalmente in ambito urbano, tuttavia è già in fase di studio l’impiego di mezzi a zero emissioni anche fuori dalle città.”

“Gli autobus con cella a combustibile a Bolzano sono 100% a zero emissioni. Già di per sé non producono emissioni nocive localmente e l’idrogeno utilizzato è “verde”, cioè prodotto da fonti rinnovabili certificati presso il nostro impianto di produzione, evitando completamente l’emissione di CO2 o di altre sostanze inquinanti”, sottolinea Dieter Theiner, presidente dell’Istituto per Innovazioni Tecnologiche (IIT) Bolzano. “Crediamo che le sinergie nello sviluppo di tutti i rami dell’elettromobilità siano indispensabili per una efficiente decarbonizzazione del trasporto pubblico ed è proprio in questo ambito che si colloca l’autobus ad idrogeno – spiega Alberto Fiore, direttore generale di Solaris Italia, – in Europa si nota una spinta propulsiva verso l’autobus ad idrogeno con i progetti Jive II (per l’acquisto di veicoli) e Mehrlin (per la realizzazione di infrastrutture); si pensi che attualmente più di 200 stazioni per il rifornimento di idrogeno sono già operative in Europa ed altre 120 sono in corso di realizzazione. Più di 300 autobus ad idrogeno sono stati acquistati nel territorio UE, e molti di essi sono prodotti dalla Solaris.“

Il veicolo elettrico “Solaris Urbino 12 hydrogen” è un autobus ultramoderno a zero emissioni che combina, per la sua trazione, una cella a combustibile ad alte prestazioni da 70kW di potenza ed una batteria performante al titanato di litio da 29,2 kWh di energia. Il veicolo è equipaggiato con due motori elettrici alle ruote con potenza massima di 125 kW cadauno. La capacità dei 5 serbatoi dell’idrogeno di 312 litri geometrici è di 37,5 chilogrammi per una percorrenza giornaliera superiore a 350 km. Gli unici prodotti di “scarto” generati durante il funzionamento di «Solaris Urbino 12 hydrogen» sono vapore acqueo a 55° circa. I veicoli sono a zero emissioni. L’acquisto della nuova flotta di bus è cofinanziato al 30% attraverso il progetto UE JIVE, dal Fuel Cells and Hydrogen 2 Joint Undertaking e sostenuto dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione europea.

Fonte: Amministrazione Provincia Bolzano

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Stellantis – Il primo veicolo idrogeno a fuel cells del gruppo

Stellantis ha comunicato di recente il proprio futuro a idrogeno fuel cell. Inizialmente si tratterà di veicoli commerciali leggeri; successivamente saranno anche le autovetture. La tecnologia idrogeno sarà implementata innanzitutto nei modelli Citroen Jumpy, Opel Vivaro e Peugeot Expert, veicoli già disponibili in versione elettrica a batterie. Già a fine 2020 Psa aveva comunicato un piano di sviluppo che comprendeva l’idrogeno. La ditta Faurecia realizzerà i serbatoi per l’immagazzinamento dell’idrogeno mentre Symbio (joint venture creata da Faurecia con Michelin) fornirà lo “stack” di fuel cells che è sistemato, nel vano motore, col motore elettrico da 136 CV. Entro il 2025, ogni modello prodotto da ciascuno dei marchi che fanno capo alla Stellantis avrà almeno una propria versione elettrificata. Riguardo alla scelta dei veicoli commerciali leggeri (LCV) come “teste di ponte” per la tecnologia “Hybrid Hydrogen Fuel Cell“ Stellantis, la ragione è che si rivelano particolarmente adatti per il pianale e perché sono impiegati su percorrenze giornaliere di 2-300 km per l’83% dei clienti che devono inoltre poter entrare nei grandi centri urbani. Altri vantaggi: zero emissioni allo scarico; autonomia di marcia elevata (circa 400 km di percorrenza), tempi di rifornimento rapidi (tre minuti di sosta per un “pieno” di idrogeno).

 

I serbatoi, realizzati da Faurecia, sono sistemati nel pianale e rifornibili attraverso un bocchettone collocato in corrispondenza della fiancata posteriore sinistra del veicolo e sono tre per una capacità complessiva è di 4,4 kg, ad una pressione di 700 bar (lo standard europeo). La potenza del sistema fuel cel è di 45 kW (61 CV) mentre la capacità energetica delle batterie agli ioni di litio è di 10,5 kWh (posizionate al di sotto dei sedili). Stellantis ha scelto un sstema di alimentazione elettrico ibrido “mid-power” che abbina i vantaggi della tecnologia di alimentazione a idrogeno mediante uno stack di fuel cells di non grandi dimensioni con le batterie. Quindi l’idrogeno provvede all’energia necessaria per assicurare un’autonomia ad ampio raggio mentre le batterie collaborano quando è richiesta potenza per garantire elevate prestazioni. L’energia disponibile nelle batterie agli ioni di litio è sufficiente ad assicurare un’autonomia di marcia in elettrico nell’ordine di 50 km (secondo gli standard WLTP) e circa un’ora di sosta mentre l’idrogeno assicura altri 150 km di autonomia. La ricarica delle batterie si ha collegando il veicolo (tramite una presa posizionata sul parafango anteriore sinistro) ad un caricabatterie da 11 kW a corrente alternata.

 

Il veicolo è progettato per garantire una capacità di funzionamento anche in condizioni climatiche particolarmente rigide (-20° C) in virtù della potenza termica assicurata delle celle di combustibile (che producono acqua calda come prodotto di scarto). Si avvia il mezzo sempre in modalità elettrica (condizione necessaria per fare raggiungere la temperatura di esercizio ottimale alle fuel cells a idrogeno), e – grazie anche all’adozione del sistema di recupero dell’energia le batterie assicurano la massima potenza richiesta, ma anche di raggiungere la più vicina stazione di rifornimento qualora l’idrogeno si esaurisca. Lo sviluppo della prima gamma di veicoli a idrogeno fuel cell Stellantis è stata a cura della Divisione Special Vehicles di Opel.

I prezzi di vendita saranno resi noti più avanti: non si esclude, e questo è da rimarcare, un possibile ampliamento del nuovo sistema di alimentazione ad altri “brand” della Stellantis (in particolare Fiat Professional) e un successivo allargamento alle autovetture. “L’utilizzo dell’idrogeno è cruciale in materia di transizione energetica – osserva Frank Jordan, responsabile della Direzione Research & Innovation Germany – “tuttavia è necessario investire sulle infrastrutture di rifornimento, come si sta già facendo in Germania”. Occorre uno sviluppo delle produzioni dell’idrogeno “green”, delle infrastrutture di rifornimento e di stoccaggio, ed un aumento dell’economia di scala per ottimizzare i costi industriali.

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