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Il progetto per una prima rete italiana di 10 stazioni idrogeno dell’ing. Enzo Rossi, esperto nazionale H2

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Il progetto è stato concepito già nel 2009 dall’ ing. Enzo Rossi, autore del libro “Andare a idrogeno” e nostro direttore. Il progetto è una conseguenza diretta del problema della mancanza in Italia di una rete di stazioni di rifornimento che è il punto focale per la diffusione delle auto a idrogeno nella nostra nazione. In quegli anni la domanda che ci si poneva era “prima l’uovo o la gallina ?” (prima le auto a idrogeno o prima la rete a idrogeno?). Il progetto, integrato e molto preciso, punta decisamente alla crescita simultanea di una prima rete di 10 stazioni idrogeno e di una prima massa critica di 200 veicoli a idrogeno circolanti. E’ stato reso pubblico nel “Convegno nazionale idrogeno da energie rinnovabili” organizzato dallo stesso ingegnere e tenutosi il 05/11/2010 a Key Energy (Ecomondo-Rimini) prima della grande crisi mondiale che ha rallentato tutti i progetti idrogeno nel mondo. E’ poi stato rilanciato nell’edizione del 2015 del Convegno dopo le prime notizie riguardanti le affermazioni dei presidenti delle Case auto più avanzate di “puntare decisamente sull’autotrazione a idrogeno per il 2030”. In particolare le scelte operative in questo senso di Toyota (il modello Mirai H2 fuel cells è del 2015), di Hyundai (la IX35 H2 è del 2014), di Honda (la Clarity fuel cells è del 2015) e di Mercedes Fcells (2016); di vendere a livello mondiale i propri modelli a idrogeno fuel cells. Per ora le auto a idrogeno di queste marche sono in vendita in Germania, Giappone e California (dove ci sono le prime stazioni H2). L’obiettivo dichiarato di queste Case auto è di puntare, entro il 2050, addirittura a sostituire l’intera loro gamma di veicoli esclusivamente con auto a idrogeno (dichiarazioni pubbliche dei rispettivi presidenti del 2018 e 2019).

L’auto a idrogeno è di fatto un’auto elettrica. Però nell’auto puramente elettrica le batterie limitano l’autonomia a 150-200 km (per percorrenze extracittadina a velocità media comparabile con le normali auto a benzina) e la loro ricarica richiede almeno 4 ore (con colonnine che erogano l’elettricità alla tensione 380 Volt) e oltre 8 ore, se la ricarica avviene a 220 Volt.
Nell’auto elettrica a idrogeno invece le batterie sono ridotte al minimo per il recupero delle decelerazioni e l’energia di trazione è data da pile speciali ad alto rendimento dette “fuel cells” o “celle a combustibile” alimentate da idrogeno. L’autonomia delle più recenti auto a idrogeno è di oltre 550 km (per percorsi extraurbani e molto maggiore in città) con ricarica in 2 minuti mediante distributori classici
Test sperimentali condotti in USA hanno dimostrato che, per i veicoli, una fuoriuscita di idrogeno (che sale velocemente in verticale) è molto meno pericolosa di una perdita di benzina (che invece brucia spargendosi a terra, sotto il veicolo)

CARATTERISTICHE DEL PROGETTO DELL’ING.ROSSI

1) REQUISITI DEI LUOGHI PER LE STAZIONI IDROGENO

Le auto idrogeno a fuel cells (celle a combustibile) hanno un’autonomia di circa 500-600 km quindi le stazioni debbono: da un lato essere sempre raggiungibili per il rifornimento, dall’altro vanno posizionate sulle direttrici e sugli snodi stradali italiani principali, infine vicino a città su cui poter incidere per altre applicazioni stazionarie locali e per veicoli diversi a idrogeno (es. mezzi agricoli, mezzi di servizio privati e/o pubblici come: carrelli elevatori, motoscope, lavasciuga, tagliaerba, mezzi di trasporto: bus, biciclette, scooter etc.)

Quindi devono essere posizionate:

  1. Nel raggio di 10-20 km dalle uscite autostradali (mai dentro l’autostrada) per servire altre iniziative a idrogeno (veicolari e/o stazionarie) nelle città vicine
  2. Prossime alle sorgenti di energie green per la produzione a zero emissioni dell’idrogeno. Quindi località dove esistano o siano facilmente realizzabili sistemi di produzione di energia elettrica da fonti che debbono essere rigorosamente rinnovabili ed a zero emissioni (per esempio centrali idroelettriche ad alto o a basso salto, coclee di Archimede nei fiumi, grandi turbine eoliche, mare per elettricità da onde e maree, centrali biogas per la catena rinnovabile “bioidrogeno da biometano da biogas” etc.)
  3. Vicine a città con università o centri di ricerca per interagire con essi agli scopi di diffondere le tecnologie idrogeno a livello professionale, di disporre di personale qualificato per il controllo della stazione e per poter sviluppare con facilità progetti ed impieghi locali, anche stazionari, basati sull’idrogeno (impianti per edilizia civile, accumulo di idrogeno a idruri metallici, fornitura di energia a basso costo etc.). Da sottolineare le evidenti ricadute sulla occupazione di giovani ad elevata specializzazione tecnica.

2) POSIZIONAMENTO DELLE STAZIONI DELLA PRIMA RETE A IDROGENO

I seguenti posizionamenti soddisfano tutti i requisiti indicati e sono scelti secondo la logica geografica di una rete che permetta alle prime auto a idrogeno di raggiungere con facilità tutti i luoghi dell’Italia in relazione all’autonomia extraurbana di 550 km di un’auto a idrogeno

VENETO (quattro stazioni H2)
1)Verona (snodo A22 -A4) 2) Fra Padova e Venezia 3) Treviso 4) Snodo Udine-Trieste

EMILIA ROMAGNA (tre stazioni H2)
5)Modena-Campogalliano-Carpi (snodo A22-A1) 6) Bologna/Ferrara (snodo A1-A14), 7) Rimini

TOSCANA + ROMA (tre stazioni  H2)
8)Firenze 9) zona Orvieto 10) Roma

TOTALE 10 STAZIONI (per cominciare)

In ALTO ADIGE all’uscita di Bolzano sud è attiva dal 2014 la stazione di produzione e rifornimento idrogeno da idroelettrico (tipica fonte rinnovabile alpina). La stazione è perfettamente in linea con tutti i requisiti indicati sopra ed assicura l’idrogeno ad una prima flotta di 21 (per ora) auto a idrogeno a fuel cells che possono essere prese a noleggio da aziende e da privati e per 5 (per ora) autobus a idrogeno a fuel cells del servizio pubblico di trasporti di Bolzano. La pressione di accumulo dell’idrogeno nella stazione raggiunge i 1000 bar per poter rifornire anche le auto a idrogeno più recenti (serbatoio 700 bar).

ADEGUAMENTO DI ALCUNE STAZIONI GIA’ ESISTENTI IN ITALIA (PROGETTI REALIZZATI

Le tre stazioni H2 già esistenti in LOMBARDIA (a Milano e a Mantova) ed una in TOSCANA a Collesalvetti (Livorno) vanno dotate di compressore per l’erogazione a 700 bar perché la loro attuale pressione di erogazione è di 350 bar. Sono state realizzate prima della grande crisi mondiale del 2008 grazie ad alcuni progetti UE, ma erano previste solo per gli autobus sui quali, per l’ampio spazio disponibile a bordo, è possibile l’accumulo di idrogeno in serbatoi più grandi rispetto alle auto (in questi mezzi la pressione di accumulo dell’idrogeno può essere di 350 bar)

3) IL POSIZIONAMENTO DELLE STAZIONI DOVE SI PUO’ PRODURRE L’IDROGENO DALLE ENERGIE RINNOVABILI

La produzione dell’idrogeno deve essere rigorosamente da rinnovabili se si vuole evitare l’emissione di CO2. Quindi per le singole stazioni il progetto dell’ing. Rossi indica il loro posizionamento in funzione delle energie rinnovabili morfologicamente disponibili, in relazione alle risorse naturali presenti intorno al luogo indicato per ogni stazione.

Le energie rinnovabili disponibili nei luoghi indicati al punto 2) per le stazioni

VERONA: Grande eolico di Affi + elettrolisi  – Bioidrogeno da biometano green da centrali biogas agricolo numerose in zona – Idroelettrico a basso salto da fiume Adige (viti di Archimede + elettrolisi)
PADOVA-VENEZIA: Fotovoltaico ad elevata concentrazione sulle Prealpi non soggette a nebbia + elettrolisi – Idroelettrico a basso salto da Fiume Brenta (viti di Archimede + elettrolisi) – Moto ondoso e maree da Adriatico e da laguna Veneta
TREVISO E  BIVIO UDINE/TRIESTE: Fotovoltaico ad elevata concentrazione sulle Prealpi (non soggette a nebbia) + elettrolisi – Idroelettrico a basso salto da FiumI (viti di Archimede + elettrolisi) – Bioidrogeno da biometano green
MODENA: Idroelettrico a basso salto da fiumi Secchia e Panaro (viti di Archimede + elettrolisi) – Idroelettrico a medio salto (da centrali appenniniche in provincia di Modena) – Bioidrogeno da biometano green
BOLOGNA: Fotovoltaico ad elevata concentrazione sui colli bolognesi (non soggetti a nebbia) e dai due grandi parchi fotovoltaici presenti nella periferia nord di Bologna+ elettrolisi – Bioidrogeno da biometano green – Idroelettrico a basso salto da fiume Reno (viti di Archimede ed elettrolisi)
RIMINI: Moto ondoso del mare + elettrolisi – Fotovoltaico a concentrazione sui colli di Rimini + elettrolisi
FIRENZE: Idroelettrico a basso salto da fiume Arno (viti di Archimede + elettrolisi) – Fotovoltaico ad elevata concentrazione sui colli fiorentini – Bioidrogeno da biometano green
ORVIETO: Elettrolisi da energia elettrica geotermica “Hot dry rock” a 300°C da Larderello (turbina a vapore rinnovabile + elettrolisi) – Bioidrogeno da biometano green
ROMA: Bioidrogeno da biometano green – Idroelettrico a basso salto da fiume Tevere (viti di Archimede + elettrolisi) – Fotovoltaico a concentrazione sui colli romani + elettrolisi

Potrebbe essere un inizio semplice al costo di circa 2 milioni a stazione con fondi UE. L’Italia, assieme alla Spagna è la “nazione delle rinnovabili” (considerando anche i grandi parchi eolici del sud). E’ anche la nazione europea con il maggior numero di auto per abitante e caratterizzata da una continua assidua percorrenza di veicoli nella direttrice “nord-sud” unica nel Continente, data la particolare forma geografica allungata della nostra Nazione.

L’Italia potrebbe diventare facilmente l’Arabia Saudita dell’idrogeno prodotto in loco. Questa scelta (può essere solo politica) ci potrebbe progressivamente liberare dalla dipendenza esterna dal metano e dal petrolio, oltre a contribuire decisamente all’abbassamento delle emissioni veicolari nell’atmosfera e a preparare un mondo migliore per le future generazioni.

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