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La casa indipendente che produce anche idrogeno dalle rinnovabili

Niente luce. Niente acqua. Niente rifiuti. Niente gas. Vivere senza bollette. Autonomia totale anche con la produzione domestica di idrogeno da rinnovabili.
Fino a ieri sembrava un’utopia, oggi comincia a diventare una realtà. Si chiama “Off Grid” e letteralmente vuol dire “staccato dalla rete”, cioè completamente autosufficiente dai fornitori privati o pubblici che erogano energia a pagamento. Costruendo una casa a bolletta zero, ecologicamente indipendente, si può arrivare a risparmiare circa 4 mila euro l’anno di bollette.

Le tecnologie per l’Off-Grid si basano sull’utilizzo di diverse forme di produzione energetica: l’elettricità viene ottenuta da fonti rinnovabili (solare, vento, geotermia, biomasse). I picchi di eccedenza elettrica prodotta dalle rinnovabili sono trasformati in idrogeno che fa quindi da accumulatore di energia, alimentatore del riscaldamento e della cucina e combustibile per veicoli a fuel cells. Anche sull’acqua si risparmia: viene recuperata con un sistema di fitodepurazione costituito da una cisterna o da serbatoi. Grazie a questo sistema è possibile recuperare, in una casa di medie dimensioni, oltre 40 mila litri d’acqua potabile all’anno, depurare le acque di scarto e riutilizzarle per scaricare i WC chiudendo così il circuito. Infine si può intervenire anche sul ciclo dei rifiuti: la parte organica può essere utilizzata direttamente per la realizzazione di orti domestici, con un risparmio stimato in circa 80 euro al mese nell’acquisto di ortaggi.

La casa “OFF GRID”

Un primo esperimento, patrocinato dal ministero dell’Ambiente, è partito nella piccola isola di Capraia, nell’arcipelago toscano: il progetto si chiama Off-grid Academy ed è un sistema di case e villaggi indipendenti senza bollette e senza costi per l’ambiente grazie al sole, al vento, alla pioggia e all’uso sapiente di tecnologie avanzate come lo stoccaggio energetico.

Ad Arezzo hanno inventato una scatola, grande come un baule, che può rendere totalmente Off Grid qualunque abitazione.

Si chiama Off Grid Box™ ed è un brevetto internazionale realizzato dalla Fabbrica del Sole. Off Grid Box™ consente ad edifici e comunità di vivere con confort senza alcuna connessione alle reti di acqua ed energia con un costo di 5000 euro. L’Off Grid Box, può essere anche adattato ad ogni esigenza: dagli ospedali, alle case isolate, dalle situazioni di emergenza, alle attività agricole.

Quello che fino ad oggi è stato definito un consumatore, si può trasformare finalmente in un produttore capace di orientare le proprie scelte in modo consapevole: sapere quanta energia si ha la possibilità di produrre (e quindi di utilizzare) è fondamentale anche per rilanciare i concetti di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni inquinanti in un periodo in cui parlare di salvaguardia dell’ambiente è inevitabile.

Fonte: La casa del sole – Arezzo

Hepic, il battello a idrogeno a fuel cells di Venezia

 

Il battello a idrogeno a fuel cells veneziano è stato voluto da Alilaguna e Vizianello e supportato dall’Hydrogen Park di Porto Marghera. Tokyo lo sta studiando per le olimpiadi del 2020. Chiyo Ikeda, del governo metropolitano di Tokyo, ha ipotizzato una collaborazione per inserire nel villaggio olimpico 2020 il nuovo battello a zero emissioni.

L’imbarcazione è alimentata da idrogeno ottenuto da energie rinnovabili: il nome è Hepic ed è la terza generazione di imbarcazioni sperimentali dopo quelle con motore bimodale elettrico e diesel. Il prototipo costruito nei cantieri Vizianello è costato 1,5 milioni per la produzione, di cui un milione a carico della Regione.

Si tratta di innovazione fondamentale per le esigenze di Venezia- ha affermato l’amministratore delegato di Alilaguna, Fabio Sacco, -che è stata resa possibile anche grazia alla fiducia dei privati-. Toyota hanno siglato un accordo con il Comune di Venezia, perché il colosso nipponico vuole promuovere un piano di mobilità ad idrogeno (combinato acqua e terra) con Venezia come terreno sperimentale.

Fonte: Hydrogen park Venezia

La ricerca irlandese sulle isole Aran per diffondere l’impiego dell’idrogeno

Le isole Aran saranno utilizzate come banco di prova per la ricerca sull’uso dell’idrogeno prodotto da un mix di energe rinnovabili come combustibile per alimentare una flotta di furgoni. Il progetto Seafuel da 3,5 milioni di euro mira a dimostrare il valore dell’utilizzo di energie rinnovabili, senza emissioni di carbonio, per alimentare le reti di trasporto nelle regioni remote dell’Atlantico.

Il progetto è guidato dalla università di Galway e si rivolge alle regioni in cui il 30% del consumo di carburante proviene dai trasporti locali ed il cui approvvigionamento dipende dalle forniture via nave. Per questi casi la produzione locale di idrogeno da rinnovabili può risolvere del tutto il problema. Il progetto verrà anche implementato anche nelle isole Canarie e Madeira in Portogallo.

Il dott. Pau Farràs Costa, che sta conducendo la ricerca,  ha affermato che l’idrogeno potrà essere utilizzato in tutta la regione atlantica per alimentare i trasporti e sostenere un passaggio verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Isole Aran (Irlanda)

Il progetto Seafuel propone un modo sostenibile per potenziare il trasporto locale in regioni isolate utilizzando risorse rinnovabili come sole, vento ed anche da acqua di mare, considerando l’intermittenza intrinseca della energia solare ed eolica.
Una serie di workshop e sondaggi sul sito si svolgeranno sulle isole Aran. Sull’isola di Tenerife l’idrogeno sarà utilizzato per alimentare una flotta di furgoni governativi.

Il dott. Farràs Costa ha anche dichiarato anche che non sarebbe stato pratico distribuire i veicoli sulle isole Aran perché non avrebbero offerto alcun vantaggio rispetto ai veicoli elettrici. Questo per le dimensioni delle isole.

Il progetto è cofinanziato dal programma Interreg Atlantic Area 2014-2020.

Fonte: Progetto Seafuel – Univ. di Galway (Irlanda)

Toyota “Sora”, il primo autobus a idrogeno

Toyota annuncia che sono iniziate le vendite di “Sora1”, il primo autobus a idrogeno a celle a combustibile (Fuel cells) con la certificazione di omologazione in Giappone. Toyota prevede di introdurre oltre 100 autobus a celle a combustibile, principalmente nell’area metropolitana di Tokyo, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.

Sora è un acronimo per Sky-Ocean-River-Air, (il ciclo dell’acqua della terra).

Toyota mira a creare un mezzo di trasporto che lavori a supporto della società, così il Toyota Fuel Cell System (TFCS) di Sora è stato adottato per la sua compatibilità ambientale e la sua capacità di essere utilizzato come generatore elettrico in caso di emergenza. Il design “Human Centric” di Sora, riflette il desiderio di Toyota di garantire una migliore mobilità per tutti, dove ognuno sia in grado di superare i propri limiti.

Il bus Sora è equipaggiato con un sistema di alimentazione ad elevata capacità, Il sistema è basato su due stack fuel cells  (pacchi di celle a combustibile) da 114 Kw ciascuno che alimentano due motori elettrici da 154 Cv di potenza massima ciascuno in grado di assicurare una coppia max di 335 Nm. L’idrogeno a bordo è contenuto in 10 serbatoi da 60 litri (capacità geometrica del serbatoio per un totale di 600 litri) alla pressione di 700 bar

La powertrain a idrogeno è utilizzabile come generatore elettrico di emergenza in caso di calamità naturali ed è in grado di sviluppare 235 kWh di energia elettrica e con 9 kW di potenza massima.

Il design e la funzionalità del bus a idrogeno offrono a tutti maggiore libertà di movimento.
I sedili di Sora vengono riposti automaticamente quando non vengono utilizzati, migliorando il comfort per i passeggeri con passeggini, sedie a rotelle e per gli altri passeggeri.

Un sistema di otto telecamere ad alta definizione, montate all’interno e all’esterno del veicolo, rileva i pedoni e i ciclisti che si trovano attorno al bus, fornendo supporto al campo di visivo e avvertendo il conducente attraverso avvisi sonori e immagini, migliorando così la sicurezza.

Un apposito sistema elimina il rischio di accelerazioni improvvise che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza dei passeggeri in piedi.

Design
Il design segue l’effetto stereoscopico che differisce in modo significativo dalla forma a scatola degli autobus convenzionali. Per le luci anteriori e posteriori è stata utilizzata la tecnologia LED, l’insieme di queste caratteristiche di progettazione rendono immediatamente riconoscibile il bus a idrogeno.

Capacità (seduti, in piedi e conducente) 79 posti (22+56+1)
Fuel cells Toyota FC Stack (ad elettrolita polimerico solido)
Potenza max 114 kW x 2 unità
Motore elettrico  Tipo Sincrono ACv Potenza max 113 kW × 2
10 Serbatoi idrogeno ad alta pressione (700 bar)  per 600 litri

Fonte: Toyota Motor Company

L’aereo a idrogeno a fuel cells italiano

Radip 200-Fc è un aereo a idrogeno a fuel cells ad emissioni zero. Dice il leader del progetto europeo prof. ing. Giulio Romeo, docente del Dipartimento di Ingegneria Aeronautica e Spaziale del Politecnico di Torino. “Dopo una seria di piccoli guasti che ne hanno ritardato il volo, siamo finalmente riusciti ad ottenere una certa affidabilita’ nel funzionamento dell’innovativo sistema a fuel cells a idrogeno”. La tecnologia di Rapid 200-Fc: un motore elettrico da 40 kW che muove l’elica, alimentato da uno stack di fuel cells (celle a combustibile ad idrogeno gassoso) da 20kW.
Per garantire l’assoluta sicurezza delle operazioni di volo, l’aeroplano dispone anche di una seconda fonte di energia costituita da un pacco batterie ai polimeri di Litio da 20 kW in grado di garantire anche una potenza aggiuntiva durante il decollo e la salita iniziale. Lo stack di fuel cells produce energia elettrica in corrente continua (DC) e l’inverter la trasforma in corrente alternata (AC) si hanno 100-110 Ampere a 200-240 V. Inquinamento zero con produzione di poche gocce di vapore d’acqua  Il velivolo, il sistema elettrico e quello energetico sono stati sviluppati, su progetto dell’ingegnere aeronautico italiano Giulio Romeo, e messi a punto da un team di 10 enti ed aziende coinvolte nel progetto che si chiama “Enfica Fc” (ENvironmentally Friendly Inter City Aircraft powered by Fuel Cells) della Comunita’ Europea.
Il team internazionale e’ costituito da.
– Politecnico di Torino per il Progetto del velivolo modificato e prove e sperimentazione di volo
-Skyleader della Repubblica Ceca per la realizzazione del velivolo
-Intelligent Energy del regno Unito per la progettazione e realizzazione delle Fuel Cells a idrogeno
-Apl del Regno Unito che ha curato i serbatoi e l’alimentazione d’idrogeno ad alta pressione
-Mavel Elettronica (italiana) per la progettazione e realizzazione di inverter e per il controllo elettronico della potenza
-Università italiana di Pisa per le prove in laboratorio del sistema elettrico.
Il progetto Enfica-Fc è stato selezionato dal Comitato di programmazione aeronautica e spaziale della Comunità Europea tra centinaia di altri programmi presentati. Il costo del progetto è stato di 4.5 milioni di euro, di cui 2.9 finanziati dalla Commissione Europea.
“L’elettronica di potenza -spiega Romeo- è stata appositamente sviluppata dalla Mavel per garantire l’erogazione di 40 kW di potenza necessaria al decollo e siamo riusciti nel difficile compito di contenere pesi e ingombri per l’installazione di tutti i componenti sull’aeroplano”.”
Il prototipo è stato realizzato modificando un aeroplano leggero biposto sostituendo il motore termico con un  motore elettrico alimentato ck (pacco) di fuel cells a idrogeno. Su questo velivolo i test di volo, perfettamente riusciti, sono serviti per individuare vantaggi tecnici e per migliorare il rendimento della nuova generazione di powetrain elettrica”.
Si sono anche sviluppati, grazie al progetto, nuove collaborazioni con Israel Aircraft Industry, Universite’ Libre de Bruxelles ed Evektor, per studi di tipo più’ teorico che mirano a utilizzare in futuro le fuel cells a idrogeno per velivoli con impiego a raggio regionale come intercity da 20-30 passeggeri”.
Mondo idrogeno Riproduzione riservata

Il distributore di idrogeno di Bolzano

È l’impianto pilota dell’A22 per la produzione del carburante del futuro. Potrà rifornire 800 auto al giorno

Si nota sulla destra, arrivando in auto al casello dell’A22 di Bolzano Sud, grazie ad un’enorme H blu che svetta da un’altezza di 22 metri e di notte è illuminata. H come il simbolo dell’idrogeno. È il nuovo impianto per la produzione e la distribuzione del carburante del futuro.

È il primo del genere in Alto Adige, uno dei pochissimi a livello italiano. E’ prevista la realizzazione di una rete di distributori sulla direttrice autostradale Monaco-Modena, che diventerà così un’arteria tutta percorribile con mezzi a idrogeno a fuel cells, a zero emissioni. È il primo passo per servire una rete autostradale di 650 chilometri. Gli altri siti ipotizzati per le stazioni sono il passo del Brennero, Nogaredo, gli innesti con l’A4 a Verona e l’A1 a Modena e a nord fino a Innsbruck. A Monaco i distributori attivi sono già due.

Il distributore è diventato una realtà grazie all’Iit, Istituto per Innovazioni Tecnologiche di Bolzano Scarl che è un ente senza scopo di lucro con partecipazione sia pubblica che privata, Iit funge da interfaccia tra amministrazione, enti di ricerca ed economia locale con l’obiettivo di promuovere e realizzare progetti innovativi a beneficio della popolazione locale. Dal 2006 si occupa principalmente dello sviluppo della tecnologia dell’idrogeno in Alto Adige e lungo l’asse del Brennero. La realizzazione della stazione H2 a Bolzano (per ora l’unica presente in Italia in condizione di erogare idrogeno a 700 bar, che sono necessari per rifornire le auto a idrogeno di ultima generazione), è stata possibile grazie al tenace impegno pluriennale del suo presidente: dott. Walter Hunber).

L’investimento è stato di 9,58 milioni di euro ed è stato reso possibile dalla collaborazione fra A22, Provincia di Bolzano, e numerosi enti europei impegnati nell’implementazione della tecnologia dell’idrogeno a livello comunitario. I primi utenti sono stati i nuovi autobus della società di trasporti di Bolzano Sasa.  A regime la stazione di Bolzano Sud potrà fornire carburante – quotidianamente – a una ventina di autobus a celle a combustibile (percorso medio giornaliero di 180 km) e a 800 auto (percorso medio giornaliero 40 km).

Le prime auto a idrogeno presenti a Bolzano sono state undici Hyundai Ix 35 a fuel cells. Attualmente  la flotta si è arricchita dii altri modelli come la recente Hyundai Nexo a idrogeno.

Le Hyundai a idrogeno in parata nella stazione idrogeno di Bolzano (cortesia Iit)

L’impianto è in grado di produrre 1,5 milioni di metri cubi di idrogeno all’anno, sostituendo così circa 525.000 litri di benzina o 440.000 di diesel. In questo modo si potrebbero teoricamente eliminare 1,2 milioni di chili di emissioni di anidride carbonica all’anno. Il gas viene prodotto tramite il processo di elettrolisi, separando l’idrogeno della molecola dell’acqua dall’ossigeno con cui è legato. Successivamente viene purificato, compresso e stoccato in serbatoi in pressione. L’impianto è realizzato nei pressi di uno degli svincoli dell’A22. Posizione scelta perché si tratta di uno degli snodi di traffico più importanti della provincia.

Il distributore è stato concepito come impianto dimostrativo – «tecnologia da toccare» – aperto al pubblico attraverso visite guidate. L’impianto dispone anche di aule per la formazione e di una sala conferenze.

È stato finanziato per 4,5 milioni da A22 e oltre 5 milioni dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale. Secondo Bruxelles nel 2030 in Europa circoleranno 16 milioni di autovetture a idrogeno. Il paese che più sta investendo sull’idrogeno? La Germania: 32 distributori.

Mondo idrogeno Riproduzione riservata

Snam fonda HyAccelerator, l’unico acceleratore gestito da azienda per startup dell’idrogeno

11 ottobre 2021 – Snam ha lanciato HyAccelerator, il primo programma di accelerazione su scala globale per startup focalizzato sull’idrogeno e gestito da un’azienda. L’obiettivo è valorizzare le realtà più innovative del settore, dando vita a progetti ad alto potenziale Il programma ha preso il via con l’apertura della prima call per startup, dedicata a player attivi lungo l’intera catena del valore dell’idrogeno, dal trasporto allo stoccaggio fino agli usi finali.

“L’obiettivo di HyAccelerator – ha dichiarato Cosma Panzacchi, Executive Vice President Hydrogen di Snam – “è dare impulso allo sviluppo dell’ecosistema idrogeno puntando sulle tecnologie più promettenti e facilitandone l’ingresso sul mercato. Attraverso questa iniziativa, Snam entrerà in contatto con le startup più innovative del settore a livello globale, rafforzando il proprio ruolo di abilitatore della filiera dell’idrogeno e della transizione energetica”.

Le startup selezionate fra le call accederanno a un percorso di accelerazione che durerà dai 4 ai 6 mesi, con supporto su ricerca e sviluppo, oltre a sessioni di mentorship, networking e testing delle soluzioni. Queste attività potranno anche fare leva sulla rete dell’Hydrogen Innovation Center inaugurato da Snam in collaborazione con università e centri di ricerca.

Al termine del percorso, le startup realizzeranno insieme a Snam studi di fattibilità per futuri progetti pilota nell’idrogeno. In questo modo, Snam mira a esplorare e sostenere le tecnologie a maggior potenziale per accelerare lo sviluppo dell’idrogeno e contribuire agli sforzi di decarbonizzazione del sistema economico, in linea con gli obiettivi climatici nazionali e internazionali.

HyAccelerator rientra nella strategia di innovazione di Snam e il processo di candidatura e selezione delle startup sarà effettuato in coerenza con la piattaforma di Open Innovation dell’azienda, Snaminnova.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.hyaccelerator.com

Fonte: Media Office Snam

FORM PER AZIENDE, RICERCATORI E PROFESSIOISTI INTERESSATI ALLA CALL DELLA SNAM PER LE START UP A TEMA IDROGENO – I NOMINATIVI SARANNO INDIRIZZATI AI REFERENTI SNAM DEL PROGETTO HYaccelerator